Il 2006 o giù di lì.
http://www.provincia.brescia.it/portal/page/portal/provincia/novitaPortale/comunicati?_itemid=2190
Ecco, per quella occasione, dato che il tema era Agatha Christie, presi in prestito due dei suoi personaggi meno conosciuti e creai questo racconto di 25 pagine, creato come se appunto fosse un romanzo della Regina del Giallo, con i personaggi all'inizio, l'antefatto e tutto.
In più qualche inciurcio stile Beautiful XD
Intanto che aspettate il nuovo capitolo, vi delizio con questo:
Chiavi e Misteri
Personaggi:
Thomas (Tommy) e Prudence
(Tuppence) Beresford:
Una simpatica coppia di coniugi investigatori
inglesi.
Miss Helene Mahy:
Giornalista libera, residente a Toronto, da ormai
20 anni, negli ultimi mesi, si stava occupando di un articolo “scottante”.
Clarissa (Cle) Lake:
Psicologa d’origine irlandese, amica fidata di
Miss Mahy e Mrs Beresford.
Ashley Lake:
Figlia adottiva di Clarissa Lake.
Lady e Miss Carson:
Madre e figlia.
Miss Mary Johnes:
Erpetologa francese, vicina di appartamento di
Helene.
Mr. Jerome Dart:
Imprenditore
Mr. Jonathan (Jhonny) Dart:
Figlio di Jerome Dart.
Commissario Westall:
Un gigante buono, grande e grosso, dagli occhi di
bambino.
C’è strana
posta, oggi, per i coniugi Beresford.
Oltre alla
solita posta, nella cassetta delle lettere, c’è una busta di carta
azzurro-verde, con un non so che d’infantile. Sembra che faccia parte di uno di
quei set che si regala ai bambini, di carta colorata, magari con qualche decoro
o disegno, come alcune di quelle buste in cui si mettono le cartoline d’auguri…
La lettera
viene da molto lontano. Ha attraversato l’Atlantico, per arrivare lì da loro.
Viene da Toronto, in Canada, ed è indirizzata alla signora Beresford.
Albert, il
domestico di famiglia, ha raccolto da poco la posta e ora la sta portando alla
coppia. Andiamo a vedere cosa succederà…
I Parte
Prudence stava fissando sconsolata
la propria colazione, quando arrivò il marito sventolando l’insolita busta; i
suoi occhi, subito, s’accendono di curiosità e quando la prende in mano, percepisce
un profumo di vaniglia e rosa che ravviva un flebile ricordo nella sua mente…
“Chi era che faceva uso di questo
profumo? Non mi ricordo, ma l’ho sentito ancora…” pensa Tuppence, quando Tommy
le chiede:
-Di chi è?-
-Lasciami leggere- gli risponde lei
e la volta per vedere chi sia il mittente, ma il marito l’anticipa e legge ad
alta voce:
-Clarissa Lake…Mai sentita
nominare. Sai chi sia?-
A quel nome, un ricordo di una
ragazza di venti anni dai capelli color grano e occhi blu mare sfavilla nella
mente di Tuppence, “Ma certo! E’ Cle, la mia amica d’infanzia…” pensa e subito
risponde a Thomas:
-Certo che so chi è… E’ una mia
vecchia amica. Voglio dire, la conosco da quando è nata. Ha cinque anni in meno
di me, l’ultima volta che ci siamo viste è stato quando stava partendo per
andare a studiare in un’università americana, e l’ultima volta che ho avuto sue
notizie, era per annunciarmi che si era laureata e inviarmi una graziosa
bomboniera di confetti rossi. Ma tutto è successo quando non eravamo ancora sposati…-.
-Posso sapere che ti scrive?-
domanda Tommy, porgendole il tagliacarte.
-Cinque secondi, devo ancora aprire
la busta….- ribatté tranquilla lei, ma con una luce di gioia e curiosità negli
occhi. Dopo neanche un minuto, aveva già nelle mani un foglio di carta
riciclata azzurro cielo e una fotografia.
Sulla foto a colori ci sono tre
donne.
Una molto giovane, con l’aspetto
quasi d’una bambola: pelle ambrata, occhi grigio tempesta, capelli lunghi,
lisci, corvini chiusi in una treccia lunga fino alla vita, bocca rossa e
carnosa da far invidia alle dive del cinema e un sorriso gentile; la seconda,
dai capelli leggermente ondulati biondi
tendenti al bianco e gli occhi blu mare e la terza, una donna robusta, i
capelli rossi, con una chioma che sembrava farle la testa in fiamme e gli occhi
verdi. Malgrado l’espressione bonaria, aveva molte caratteristiche che fanno
ricordare alla descrizione delle streghe.
Dietro la foto c’erano i nomi delle
tre (Ashley Lake, Clarissa Lake e Helene Mahy), seguiti dalla data.
Doveva essere una foto della
scorsa estate.
Tuppence aveva riconosciuto subito
nella seconda donna la vecchia Cle e mentre Tommy guardava la fotografia,
iniziò a leggere la lettera:
Cara Prudence,
So che sono passati molti anni,
dall’ultima mia lettera..
Ma ho bisogno del tuo aiuto….
Dell’intuito che hai sempre avuto, fin da bambina, nel risolvere i misteri.
So una cosa molto importante, ma
non posso parlartene via lettera…
Temo d’essere controllata….
Temo per l’incolumità mia e quella
di Ashley, mia figlia.
Alcune settimane fa, la mia
amica Helene Mahy ( la donna rossa con me nella fotografia) è stata
assassinata. Non posso parlare alla polizia di quel che so.
Segreto professionale….
Non conosco il colpevole, ma ho i
miei dubbi e ipotesi…..
Ti prego, ti andrebbe di venire
qua, in vacanza ed essere mia ospite?
Ho bisogno del tuo aiuto….
Ho saputo che ti sei sposata e
quindi, per non destare sospetti, se è interessato a venire tuo marito,
l’invito vale anche per lui.
Aiutami, ti prego, temo che la
profezia della zingara, si stia avverando.
Che sia davvero io la Cle del mistero?
Un abbraccio
Clarissa Lake
“Oddio…” pensò
Tuppence “ mi ero completamente dimenticata della profezia della zingara”.
Dopo una pausa, durante la quale ha letto la corta ma
spaventata lettera dell’amica della moglie, Tommy fa una domanda:
-Cosa intende, la tua amica? Di che profezia parla?-
-E’ una vecchia storia. Una volta,
a una fiera, c’era una zingara che prediceva il futuro e a Clarissa disse che
da adulta sarebbe stata la chiave di un mistero. Allora ci avevamo riso su e il
soprannome di Clarissa, divenne Cle. Avevamo scoperto che in francese chiave si
dice Clé e da allora, tra lei e me c’era questa specie di codice.-
-La tua amica deve essere davvero disperata se dopo tanti
anni viene a chiedere il tuo aiuto…-
-Più che disperata direi che ha bisogno di un approdo sicuro.
Le avevo promesso, prima che partisse per l’America che, in qualunque momento,
se non andavo all’altro mondo prima di lei, l’avrei aiutata. Credo che sia ora
di mantenere la promessa data-
-Hai intenzione di partire?-
-Ci posso andare?-
-Perché no? Però, questa volta, ci
vengo anch’io...-
-Oh tesoro! Io vado subito a telegrafare a Cle che accettiamo
il suo invito- risponde Tuppence all’ultima affermazione di Tommy ed esce dalla
stanza, con gli occhi ridenti, felicissima di poter correre in aiuto dell’amica
e di scappare dalla noia per tuffarsi in una nuova avventura, insieme al
marito, come ai vecchi tempi.
Passarono
ancora alcune settimane, prima che i coniugi Beresford, dopo aver ricevuto la
famosa lettera della dottoressa Lake, partissero per quella che poteva sembrare
un’innocente vacanza in Canada. Stavano per atterrare, quando una voce
femminile risuonò per tutto l’aereo per avvisare i passeggeri di portare l’orologio
di 5 ore indietro.
Tuppence sospirava. Negli ultimi
giorni non aveva fatto altro che preoccuparsi del viaggio e ora che stava per
arrivare a destinazione, si sentiva strana, come se avesse paura di quello che
le aspettava in futuro, un sentimento che non aveva mai provato prima, o almeno
le sembrava di non averlo mai provato.
Erano partiti da Londra alle dieci
di sera, aveva dormito per circa due ore ed ora era impaziente di toccare
terra. La vecchia Cle aveva promesso di venirli a prendere all’aeroporto con la
figlia…
Tuppence, dopo tanti anni, voleva
sapere tutto quanto era successo: da quando era venuta a studiare in America a
questa storia dell’amica assassinata.
Finalmente, l’avrebbe rivista la
vecchia Cle! Tuppence riguardava la fotografia che le era arrivata insieme alla
lettera…
“ Cle non è poi tanto cambiata in
questi ultimi trent’ anni. Ha mantenuto la stessa allegria negli occhi, di
allora, mentre la figlia non le assomiglia neanche un po’…
Ma Cle si sarà sposata? La
ragazza porta il suo cognome...Cle nella lettera non ha accennato a qualcun
altro che possa essere una figura paterna per la ragazza nè ad un parente che
possa essere in pericolo oltre a loro.” Così pensa Tuppence mentre scende dall’aereo,
accompagnata da Tommy “Meglio non pensarci, glielo chiederò a tempo debito,
speriamo che non si sia dimenticata di venirci a prendere”.
A un tratto all’interno
dell’aeroporto intravede una donna dai capelli chiari accompagnata dalla stessa
ragazza dai capelli corvini della fotografia vestita di bianco “come una sposa
o come un’infermiera” è il giudizio di Tuppence a prima vista.
Prudence lascia Tommy con tutte le
valigie e corre come una ragazzina, malgrado i suoi 55 anni, verso l’amica per
abbracciarla.
La prima reazione di Cle è un po’
sorpresa non riconoscendo subito l’amica, ma poi si riprende e le corrisponde
l’abbraccio, felice di rivederla...
Quando anche Tommy raggiunge le tre
donne, iniziano le presentazioni.
Cle è la prima a parlare:-
Tuppence, ti presento mia figlia Ashley. Ashley, lei è Tuppence, l’amica di cui
ti ho tanto parlato…-
- E’ un piacere conoscerla signora
Beresford-
- Piacere tutto mio, Ashley. Vi
presento mio marito Tommy-
- Incantato Miss e Ms Lake.
Tuppence mi ha parlato molto di lei, Cle, in questi ultimi giorni da quando è
arrivata la vostra lettera…-
- E’ un piacere conoscervi Mr.
Beresford-
- Piacere tutto mio- rispose Tommy
-Forse è
meglio se andiamo alla macchina, così possiamo parlare con maggiore
tranquillità-
-Concordo,
stiamo bloccando il passaggio.
-Allora andiamo….-
Tutti
seguono Ashley nel parcheggio, dove, ad attenderli, c’è una Rolls Royce nera,
lucida come uno specchio.
Mentre
Tommy, con l’aiuto di Ashley, carica nel bagagliaio valige e bagagli, Cle e
Tuppence si accomodano nei sedili
posteriori, dove vengono raggiunte da Tommy, mentre Ashley si mette al posto di
guida e, uscita dal parcheggio, porta il veicolo sulle strade di Toronto.
Nel
periodo di tempo in cui percorrono la distanza tra l’aeroporto e il
grattacielo, dove risiede la famiglia Lake, Clarissa e Tuppence parlano del
tempo passato insieme da ragazzine, rievocando i ricordi e isolandosi dal mondo
esterno, lasciando Ashley e Tommy in silenzio ad ascoltare i loro pettegolezzi
e risate, che ricordano molto più delle adolescenti che delle donne mature.
Arrivate
nell’abitazione, appena la porta viene aperta, davanti ai loro occhi, un
elegante e alla moda “appartamento” splende di lusso e di tutti i comfort.
Accanto
all’attico c’è uno studio, con sala d’attesa, collegato all’appartamento da una
porta, dove la dottoressa Lake, riceve i suoi pazienti.
Ashley fa
strada ai due ospiti, mostrando loro la camera dove dormiranno durante la
permanenza: una stanza dalle pareti rosa pallido, sul soffitto è stata
utilizzata la tecnica a Trompe-l’oeil e pare essere sotto un cielo
sereno ed il pavimento coperto da una morbida moquette verde chiaro.
La ragazza
lascia i due coniugi, nelle camera, mentre disfano i bagagli.
Il locale
è ammobiliato con due letti gemelli, un armadio a muro, un tavolino per la
colazione, due poltrone ricoperte di velluto blu, reclinabili ed uno scaffale
carico di libri e sopramobili di vetro soffiato, tutto il mobilio è in legno di
betulla.
Il
contrasto dei colori, fa uno splendido effetto a Tuppence che rimane per molto
tempo a rimirare la stanza…..
“Rimarrei ore e ore a guardare
questa stanza. Cle ha fatto un ottimo lavoro nell’arredarla…” pensa Mrs.
Beresford, mentre ripone nell’armadio il contenuto dei propri bagagli ed
indossa qualcosa di più comodo per poi uscire dalla stanza e raggiungere
l’amica nel salotto.
Cle è accomodata su uno dei tre
divani crema del salotto, la stanza più grande di tutta la sua “favolosa”
dimora, dove Tuppence la raggiunge, seguita a ruota da Thomas.
Ashley non si fa vedere, per
tutto il tempo, fino alle 18 e trenta, quando appare davanti ai loro occhi,
vestita di tutto punto e agghindata per uscire.
-Ashley, dove vai?- domanda Cle
-Da Jhonny, ho un appuntamento
con lui, dovresti saperlo…Non so quando torno…-
-Certo, scusami tesoro, me ne ero
completamente dimenticata. Comunque, quando stai per tornare fammi uno
squillo…-
-Mamma!! Non sono più una
bambina. E poi, come sai, io e Jhonny ci stiamo per sposare. Credi che non sia
al sicuro?-
-N-no, non volevo dire questo ma
temo per te, pensa a quello che è successo a Helene…Potrebbe succedere anche a
te…-
-Ne dubito…Comunque, arrivederci,
signori Beresford…Ci rivedremo quasi sicuramente domani…-
-Ci vediamo Ashley!- saluta
allegramente Prudence, mentre la ragazza esce dalla porta, chiudendosela alle
spalle.
Dopo che la porta si è chiusa Cle
inizia a sospirare.
In quegli attimi di pausa
Tuppence crede che sia ora di chiedere all’amica chi sia Ashley, dato che si
vede da lontano che la ragazza non è sua figlia naturale…
-Cle? Chi è Ashley? Non mi
risulta che tu ti sia mai sposata o che lei abbia un padre.-
Clarissa la guarda triste e
inizia a raccontare dell’adozione, di Ashley, quando aveva poche settimane di
vita.
Dopo il racconto Tommy domanda:
-Ma Ashley lo sa? Di essere stata
adottata?-
-Sì e so che sta andando in cerca
della sua madre naturale, ma non la troverà e nemmeno suo padre. Sono entrambi
morti.-
-Quindi tu sai chi erano i suoi
veri genitori?- chiede curiosa Tuppence
-Certo, che lo so, ma non le ho
mai detto tutta la verità, specialmente dopo la morte di Helene…- risponde Cle,
iniziando a singhiozzare proferendo il nome dell’amica.
-Che c’entra questa tua amica con
l’adozione di Ashley?- domanda Thomas
-…E’ sua madre. Helene era la sua
madre naturale. Ma ora la mia bambina non ha più nessuno, a parte me e il suo
futuro marito. Non ha altra famiglia…-
-E’ terribile…Poverina…- dice con
la voce tremolante Tuppence -…Ma perché Helene non ha voluto tenere la
bambina?-
-Era in un momento economico
instabile e non se la sentiva di crescere un figlio.-
-Come hai fatto a sapere che era
sua figlia?-
-Io volevo un bambino, ma non
avevo alcuna intenzione di sposami o di iniziare una relazione. Helene era
incinta. Quindi ci siamo messe d’accordo; insieme a una mia amica, che allora
era alla direzione della clinica privata dove è nata Ashley, abbiamo elaborato
un piano. Quando la bimba sarebbe nata, questa mia amica l’avrebbe portata a me
in modo che non venisse adottata da nessun’altro. Quando la bambina è nata
avevo già compilato i moduli per la richiesta d’adozione di un bambino, quindi
ho aspettato qualche settimana e poi sono andata a prenderla. Helene, per tutti
questi anni, ha recitato la parte della zia, fino a quando ho deciso di svelare
a Ashley la sua adozione.- conclude Cle.
Tommy s’intromette nel dialogo
che per il momento era stato solo tra le due donne chiedendo:
-Chi era il padre di Ashley?-
-Il suo nome era Martin Carson ed
è stato per cinque anni il fidanzato di Helene-
-Che fine ha fatto?-
-Dopo che lui e Helene avevano
rotto il fidanzamento, prese l’orribile decisione di lasciare questo mondo,
impiccandosi.-
-Che cosa era accaduto?-
-La loro storia d’amore durava da
ormai cinque anni e secondo le parole di Helene, per lei quella fiamma che
bruciava per lui, un tempo, si era definitivamente spenta.
Allora, poco tempo dopo aver
scoperto di essere incinta, Helene, con una scusa che ora non ricordo, ruppe il
fidanzamento senza neanche dire a Martin che aspettava un bambino. Lui era
sempre stato innamorato di Helene. Aveva rinunciato perfino ai contatti con la
madre e la sorella pur di potersi fidanzare con lei e in seguito sposarla.
Ritrovandosi da solo, si dette
all’alcool e circa vent’anni fa prese quella macabra decisione. Lo ritrovarono
un freddo mattino di Novembre, impiccato nel solaio del condominio dove risiedeva,
con una fune agganciata a un’impalcatura usata per la ristrutturazione. Accanto
a lui c’erano tre lettere, una per la madre, una per la sorella e una per la
sua amata Helene.
Nelle lettere spiegava la sua
decisione di lasciare questo mondo, ma July e Linda Carson non credettero però
a quelle parole scritte da Martin e si ripromisero di vendicarlo, credendo
Helene l’unica colpevole…-.
-Che successe in seguito?- chiede
Thomas
-Queste due donne rimasero in
cura da me per un paio anni. La loro ira contro Helene si placò, ma Madame
Carson ha continuato a crederla una snaturata.
Perché non aveva nemmeno pianto
un po’ al funerale di Martin. Ma questo è il meno.
Miss e Mrs Carson non sanno di
Ashley.-
-A mio parere, Il fatto che non
lo sappiano, è il meno. Secondo te, un odio così profondo verso la persona che
è ritenuta colpevole della morte del proprio figlio, può risorgere?- domanda
ancora Thomas
-Dunque…Credo di sì, ma dubito
che sia stata Mrs Carson, soffre di cuore e come corporatura è molto
fragile…non avrebbe potuto uccidere Helene.-
-Non ho mai detto questo.
Comunque, ci puoi spiegare, come è morta esattamente?-
-Impiccata, come Martin Carson, o
comunque soffocata-
-Con cosa, una fune?- chiede
incuriosita Tuppence
-Oh no! Con una sciarpa di seta,
ritrovata sotto il letto.-
-Come avete trovato il cadavere?
Chi è stato a trovarla?-
-E’ stata Mary, la sua vicina,
dopo pranzo. Helene le aveva promesso che le avrebbe tenuto Bibì, il suo
“animaletto” domestico, per l’intero pomeriggio.-
-Hai fatto una strana espressione,
nel parlare di Bibì, come mai?-
-Mary Johnes è un’erpetologa,
lavora al serpentario cittadino e come animale domestico ha un boa constrictor.
Se ti ricordi, Tuppence, da quell’incontro ravvicinato con una Natrice dal
collare di due metri vicino allo stagno delle anatre, ho sempre avuto paura dei
serpenti, specialmente quelli di grosse dimensioni. E’ per questo che ho fatto
quell’espressione, a parlare di Bibì, che a parte avvolgersi intorno al tuo
braccio, non fa nulla di male.- aggiunge Cle con una risata nervosa.
-Mi ricordo, quella scena. Stavi
avvicinandoti ad un anatra con un pezzo di pane, quando hai visto qualcosa
muoversi tra l’erba, mi stavi per gridare: “Ehi! Qui c’è una ranocchia”, che
hai fatto un salto e sei corsa da tua madre spaventata. Quando papà è andato a
vedere con un bastone, abbiamo trovato un lungo serpente verde oliva che
nuotava nel laghetto, sarà stato lungo circa due metri.- ribatte Tuppence.
-Non sai che colpo che mi sono
presa quella volta… Comunque tornando al primo argomento, Mary è andata da
Helene a portarle Bibì. La porta sembrava chiusa, ma appena ha appoggiato la
mano sulla maniglia, l’ingresso si è spalancato, la serratura era stata
forzata, quindi la prima reazione di Mary è stata di riportare Bibì a casa, perché
sarebbe stata d’intralcio ed è tornata sul luogo del misfatto.
Dapprima ha chiamato Helene ma
non le ha risposto nessuno. Vedendo tutta la casa in soqquadro, ha cercato la
proprietaria e, spalancando la porta della camera, ha visto l’orribile scena: Helene
distesa sul letto con gli occhi chiusi e la bocca spalancata, il resto della
camera sfasciato completamente. Non ci voleva una laurea per capire che la mia
cara amica era passata all’altro mondo. Mary, subito, s’è precipitata da me.
Dopo essersi calmata ed avermi raccontato quanto aveva visto, abbiamo chiamato
il distretto di polizia più vicino al nostro edificio, in meno di mezz’ora è
arrivata una volante con a bordo il commissario Westall, colui che si sta
occupando del caso.
Sulla scena del delitto, nella
camera da letto di Helene, come dicevo prima, sotto il suo capezzale è stata
ritrovata una sciarpa di seta rosa, che appartiene a Mary.
Lei non sa come sia arrivata lì,
ma è sicura di non averla prestata a Helene; anzi, quella sciarpa le era sparita
dall’armadio alcuni mesi fa. Infatti, mi ricordo che era venuta a chiedere a
Ashley se l’aveva vista.-
-Come mai chiedere ad Ashley?
Intuisco che Miss Johnes sia molto più anziana di tua figlia. Perché una
ragazza della sua età frequenta gente di nove-dieci anni, più vecchia di lei?-
-Vedi, Tuppence, Ashley, ha uno
spiccato amore per la natura e si offre di curare le piante di alcuni amici e
conoscenti, tra cui Mary ed Helene. Difatti ha una copia delle loro chiavi di
casa per poter entrare liberamente nelle abitazioni. E’ per questo che Mary è
venuta a chiederle se aveva visto quella sciarpa.-
-Come fai a sapere che Helene è
stata impiccata con quella sciarpa?-
-La scientifica ha trovato al
collo di Helene delle fibre di seta appartenenti a quella sciarpa. Inoltre,
sulla stoffa sono stati rinvenuti capelli della vittima.
Mary era molto amica di Helene,
ma mai quanto me, e non avrebbe avuto alcun motivo di ucciderla. Mary ha un
alibi di ferro, per il giorno prima del rinvenimento del cadavere. Anche se la
sciarpa è sua, la polizia ha deciso di tenerla sotto osservazione, nel caso
l’assassino si facesse vivo.
Dato che lei è la vicina
d’appartamento, potrebbe aver sentito qualcosa, la notte antecedente il
ritrovamento; qualcosa che non si è ricordata durante il primo interrogatorio
della polizia; sapete, era così sconvolta…
L’assassino potrebbe avere così
il pretesto per mettere fine alla sua vita.-
-E’ possibile. In qualche modo
l’assassino torna sempre sul luogo del delitto.- commenta Thomas pensieroso. Dopo
una pausa di silenzio chiede:
-Credi sia possibile incontrare
Miss Johnes? In modo di non avere la polizia che ci fiata sul collo? Per sapere
qualcosa di più senza andare dalla polizia?-
-Che ne dite di una cena per
stasera?- propone Tuppence rimasta in
silenzio tutto il tempo dopo l’aneddoto sul serpente che aveva spaventato
Clarissa da bambina.
-Una cena?- domandano in coro Cle
e Tommy.
-Si, una cena, per questa sera.
Cuciniamo piatti multinazionali, io m’impegnerò a fare qualche piatto
tipicamente inglese, e altri di diversa provenienza.-
-Io ci sto. Mary è francese,
potrebbe portare la sua deliziosa “Mousse au Chocolat “.
Inoltre potrei chiamare il
ristorante cinese a cui di solito andiamo io e Ashley, che fa anche servizio di
asporto e farci portare quattro porzioni d’involtini primavera, poi contattare
quello spagnolo e quello marinaro, che viene rifornito ogni giorno di pesci
pescati all’alba.- aggiunge Cle entusiasta.
-Per me va bene tutto- risponde
Thomas.
Detto questo le due donne
lasciano Tommy in salotto a sfogliare riviste, mentre loro vanno in cucina,
dove Tuppence si mette ai fornelli, malgrado sia l’ospite e Cle va a fare un
veloce giro di telefonate. Prima di chiamare i ristoranti proposti, la
dottoressa Lake contatta Miss Johnes e con una breve chiacchierata si accorda
con Mary per la cena di questa sera.
Più tardi si ritrovano tutti e
quattro davanti a una tavolata multietnica; durante la cena scorrono fiumi di
parole, racconti e espedienti divertenti.
Dopo cena, Tommy, Tuppence, Mary
e Cle si riuniscono nel salotto, per sorseggiare un tè alla menta piperita e
parlare di affari seri, argomento principale il macabro ritrovamento di circa
un mese prima del cadavere di Helene Mahy.
Nel corso della serata i coniugi
Beresford raccolgono una dettagliata descrizione di come è stata ritrovata
l’abitazione da Miss Johnes. Un particolare incomprensibile ma importante è il
fatto che quasi tutto l’arredamento era sfasciato, ma i libri erano in ordine
sui tavoli del salotto e della cucina, come se i ladri o l’assassino avesse
qualche interesse a non danneggiarli.
Mentre Clarissa riaccompagna Mary
al piano inferiore, nella sua abitazione, onde evitare agguati, Thomas e
Prudence si scambiano pareri:
-Per me Mary non è la colpevole,
non avrebbe avuto senso. Come ha detto Cle, Mary e Helene si sono conosciute
vent’anni fa, quando lei e Miss Mahy si sono trasferite qui a Toronto.-
-Hai ragione, ma non sempre tutto
è come si presenta ai nostri occhi.-
-Lo so, ma comunque secondo me
Mary non è colpevole.-
-D’accordo, allora chi altro
potrebbe essere? La signora Carson? La madre del papà di Ashley?-
-Se ha problemi di cuore, come
dice Clarissa, dubito che sia lei.-
-E sua figlia, July, la sorella
di Martin?-
-Potrebbe.-
-Ed il motivo? Nel caso che non
si trattasse di July Carson o di sua madre, ma di qualche ipotetico collega di
Melene, che lavoro faceva Miss Mahy?-
-Non lo so, mi sono dimenticata
di domandarlo.-
-Appena arriva glielo dobbiamo
chiedere. Così domani incominciamo le ricerche.-
-Dove andiamo?-
-Tu andrai a conoscere Madame
Carson. Nel caso diffidasse di te, tu raccontale di Ashley, l’unica figlia del
suo caro Martin, vedrai che poi parlerà molto più liberamente. Mentre io andrò
dal commissario Westall a proporgli la nostra collaborazione. Credo che senza
un permesso speciale non riusciremo ad esaminare il luogo del delitto e tutto
il resto.- conclude Tommy mentre rientra nella stanza Clarissa dopo aver
accompagnato Mary.
-Stavate parlando di me?- domanda
-Non esattamente, ma avremmo
bisogno ancora del tuo aiuto per fare luce sulla faccenda- risponde Thomas.
-Di che si tratta? Sono a vostra
disposizione. Negli ultimi trent’anni Helene era diventata come una sorella e
sono pronta a tutto pur di far giustizia.- ribatte e subito Tuppence spiega
cosa vogliono sapere:
-Che lavoro faceva Helene? Non ce
ne hai mai parlato. Si stava forse occupando di affari di stato?-
-Non proprio. Helene era una
giornalista, lavorava a un giornale libero, e ultimamente si stava occupando di
un argomento particolare. Circa cinque mesi fa era apparso su Internet un
avviso di un’organizzazione umanitaria che parlava di diverse sparizioni di
pre-adolescenti in Myanmar, quella che un tempo veniva chiamata Birmania.
Molti bambini vengono rapiti e
nessuno fa niente. In Myanmar c’è la dittatura, e su alcune attività criminose
non bisogna farne parola al resto del mondo. Ma in qualche modo, con accessi a
Internet probabilmente non controllati, questa organizzazione ha potuto far girare la notizia, ma solo
Helene e pochi vi hanno fatto attenzione. Quindi, quando Miss Alcock, la
direttrice del giornale, l’ha saputo, ha proposto ad Helene di indagare per poi
scrivere un bello scoop. Lei ha subito accettato ed è volata in Birmania. Le
sue ricerche l’hanno portata in Thailandia, dove ha scoperto una vera e propria
tratta di schiavi. I ragazzini vengono strappati dalle loro famiglie e in gran
quantità venduti o sfruttati nelle industrie tessili. Helene non ha voluto
svelarmi il nome del potente imprenditore che dirige tutte queste operazioni e aziende,
ma molto probabilmente è americano.- conclude Cle.
-Hai altre informazioni?-
-Nessuna in particolare. A parte
che tiene tutto il materiale da qualche parte per Toronto. Circa una settimana
prima del decesso aveva portato via da casa sua un gran numero di fotografie,
negativi, rullini, fogli ed appunti.-
-E siamo di nuovo al punto di
partenza…Chi è questo Jhonny? Voglio dire, il fidanzato di Ashley, è un tipo
affidabile?- improvvisa Thomas rimuginando su quanto gli è appena stato
raccontato.
-Direi di sì…-
-Intuisco che Jhonny sia solo un
abbreviativo… Ci potresti fare una piccola biografia? Potrebbe darsi che sia
invischiato in questa faccenda…-
-Non ti so dire…Il suo nome è
Jonathan Dart, è figlio di un ricco imprenditore, a dir la verità non ho mai
capito cosa producesse, comunque ha industrie anche all’estero, difatti ancor
prima che Jhonny nascesse, era il più delle volte via, in viaggio di lavoro.
Comunque Ashley e il suo fidanzato si sono conosciuti a scuola, ormai sono
quattro anni e mezzo, che la loro relazione dura, e come ha detto la mia
bambina tra qualche mese si sposeranno. Lui lavora con suo padre, gestendo un
immenso patrimonio. Jhonny è due anni più vecchio di Ashley ed ha atteso che
anche lei compisse almeno diciannove anni, prima di proporle di sposarlo. La
mia piccolina lo adora ed ha accettato subito. Un ragazzo gentile e cortese,
proprio come sua madre, morta di tumore quando lui aveva solo quattro anni. Mi
ricordo benissimo di Mrs Dart, era un’ottima attrice di teatro, oltre che una
buona ballerina. L’ho conosciuta quando ho accompagnato Helene alla prima di
una rappresentazione teatrale a New York. Rose allora si era sposata da poco
con Jerome Dart, le cronache mondane
avevano parlato molto di questo matrimonio e dopo la rappresentazione,
seguii Helene dietro le quinte perché doveva intervistarla. Una ragazza così
dolce e gentile, così graziosa e ben educata, che tuo padre, Prudence, non
avrebbe avuto nulla da ridire.
Ma da allora mi sono sempre
chiesta come una donna così semplice e solare potesse amare un uomo così
scorbutico e noioso come Mr Dart.-
-Soldi?- ipotizza Tuppence rispondendo al quesito dell’amica.
-Improbabile, era molto brava e
comunque riusciva a guadagnarsi più del pane quotidiano.- controbatte Cle.
-Io direi solamente di andare a
dormire. Il viaggio mi ha stancato, inoltre domani mattina, io e Tuppence
inizieremo le ricerche. Dove hai detto che abita Madame Carson?- conclude
Thomas.
-Fuori Toronto, verso
Missisagua.-
-Come posso arrivarci?- chiede
Prudence
-Ti potrei portare io… Dopotutto
domani è domenica. Cosa volete fare?-
-Farle qualche domanda; ma
preferiremmo che tu non entrassi nell’abitazione per non destare sospetti. Poi
Tommy vorrebbe andare a parlare con il commissario Westall. Credi che domani
sia rintracciabile?-
-Credo che malgrado sia un giorno
festivo lo troverete al distretto. Allora, domani mattina vi accompagno.-
-Grazie mille, Cle.- dice
Prudence con uno sguardo di riconoscenza negli occhi.
E con queste ultime tre parole i
due ospiti londinesi si ritirano nella loro camera a
coricarsi.
II Parte
La notte passa senza problemi. E
alle dieci di mattina Tuppence oltrepassa la soglia del cancello di ferro
battuto verniciato di nero lucente che chiude il muro di cinta intorno alla
villa della vedova Carson, il cui marito è morto quando i figli avevano
entrambi vent’anni. Dopo aver attraversato un giardino ”inglese”, Mrs Beresford
suona al campanello della villa. Ad aprirle viene una cameriera, con una divisa
blu.
-C’è Madame Carson?- domanda
-Chi la desidera?-
-Prudence Cowley, investigatrice
privata- risponde Tuppence facendo vedere di sfuggita una tessera, che fa
l’effetto di essere una tessera di riconoscimento della polizia, quando invece
si tratta solo della tessera d’abbonamento dell’autobus del distretto di
Londra.
-Entri pure- risponde rigida la
cameriera.
Appena entrata Tuppence si
ritrova in un corridoio dalle pareti dipinte di rosso con appesi alcuni quadri
raffiguranti nature morte. Mentre segue la cameriera, lo sguardo le si sofferma
su un quadro in particolare: è un ritratto.
Vi è rappresentato un ragazzo dai
capelli corvini e gli occhi grigi.
Dato che Prudence si è fermata
davanti al quadro, la cameriera si volta e chiede:
-Qualcosa non va, signora?-
mentre Tuppence fissa il quadro.
-Non è niente. Il ragazzo qui
ritratto mi ricorda una persona.-
-E’ Martin Carson, uno dei due
figli di madame, morto molto giovane. Era molto buono con me, quand’ero
bambina.-
-Lo avete conosciuto?-
-La mia famiglia ha sempre
lavorato per i Carson, e sia io che i miei due fratelli siamo cresciuti con i
figli di madame. Ma se volete seguirmi, la signora vi accoglierà nella
biblioteca.- Tuppence lancia un ultimo sguardo al quadro, pensando “E’ identico
ad Ashley” e riprende a seguire la cameriera.
Dopo un giro tra corridoi e sale,
Mrs Beresford si ritrova in una sala completamente coperta sulle pareti di
scaffali e libri, e su una poltrona vi è accomodata una fragile donna dai
capelli grigi leggermente striati di bianco, vestita di lilla, con il viso
sottile e gli occhi verde-grigi, le labbra sono quasi invisibili, le mani sono
lunghe e affusolate e la pelle candida. Con gesto aggraziato, l’anziana donna
fa segno a Tuppence di sedersi su una seconda poltrona poco distante dalla
propria.
-Desideravate vedermi?- domanda
la donna, con una voce dolce ma rigida.
-Si, madame Carson. Sono
un’investigatrice privata e…-
-Tutto quello che avevo da dire
sull’assassinio di Helene Mahy l’ho detto alla polizia, se proprio volete
saperlo.-
-La polizia è venuta da lei?-
-Si, hanno trovato nei loro
archivi il mio nome e quello di mia figlia collegato a quello di Miss Mahy. E
comunque, a parte apprendere la notizia dal commissario Westall, non avevo più
notizie di quella donna da…-
-Diciannove anni, lo so. Ma le
mie ricerche hanno portato a scoperte che dovrebbero interessarle. Riguardano
Miss Mahy e vostro figlio Martin.-
-Di che si tratta?-
-Di sua figlia.-
-Cosa c’entra July.-
-Non vostra figlia, ma la figlia
di Martin.-
-C-come?-
-Quando Martin si è suicidato,
Helene era incinta, di vostro figlio.-.
L’anziana signora si mette una
mano sul cuore e dice:
-Oddio! Non ne ero a conoscenza…-
-Neanche Martin, se per questo.-
-Da chi l’avete saputo?-
-Dalla madre adottiva della
bambina.-
-Allora, quella donna, non è
stata così tanto snaturata. Per fortuna, non ha abortito. Qual è il nome della
mia nipotina?-
-Ashley.-
-Un nome un po’ comune…Ma questo
è il meno, chi l’ha adottata?-
-La persona più vicina a miss
Mahy. Conoscete la dottoressa Clarissa Lake?-
-Lake…Lake…Quella donna fu la mia
psicologa per un certo periodo dopo il decesso di Martin, se non ricordo male.
-Esatto, Clarissa Lake è una mia
carissima amica e la migliore amica di Helene Mahy. E’ lei che mi ha ingaggiato
per far la luce sulla faccenda. E la dottoressa Lake, non è altro che la madre
adottiva di vostra nipote.-
-Mon dieu, Marie!- chiama
Madame Carson. Velocemente arriva la cameriera che prima ha
accompagnato Tuppence nella biblioteca e la padrona le ordina:
-Marie, un bicchiere d’acqua e
porta qualcosa anche alla signorina…-
-Un succo d’arancia con ghiaccio,
grazie.- risponde prontamente Tuppence.
Poco dopo la signora inizia a
parlare animatamente con la sua interlocutrice, mostrandosi molto più gentile e
meno rigida di prima.
-Sapete altro sul conto di
Ashley?-
-Sicuro, signora. Clarissa Lake
mi ha invitato come sua ospite, nella sua casa di Toronto. Ho conosciuto Ashley
ieri sera. Ma non ho potuto passare molto tempo con lei perché poi è andata a
un appuntamento con il suo fidanzato. A quanto ne so vostra nipote, tra pochi
mesi si sposerà con un certo Jonathan Dart, figlio di un imprenditore…-
-Dart…Dart…è per caso figlio di
Jerome Dart?-
-Si, lo conoscete?-
-Di fama; negli ambienti
finanziari girano strane voci su quell’uomo. Dicono che le sue imprese
all’estero funzionino grazie allo sfruttamento di manodopera.-
-Quindi anche lei è a conoscenza
della cosa…-
-Però potrebbero essere soltanto
voci…-
-Non so. Ma…stavo indagando
su…Ora vogliate scusarmi, ma devo tornare alle mie ricerche… Comunque appena mi
sarà possibile, rivelerò le sue vere origini ad Ashley. La ragazza sa di essere
stata adottata, ma non ha la minima idea di chi siano i suoi genitori…-
-Ma fatemi avere sue notizie…-
-Senz’altro, Ms Carson. Piacere
di averla conosciuta-. Dopo aver salutato la vedova, Tuppence viene
accompagnata all’ingresso da Marie.
Uscita dalla villa, Prudence
percorre un tratto di strada e svoltato l’angolo, si dirige verso la Rolls Royce nera, dove
l’aspetta Cle ed insieme partono per la volta di Toronto.
Mentre Tuppence è da Ms Carson, Thomas
è al distretto di polizia in attesa di essere ricevuto dal commissario Westall.
Dopo un quarto d’ora viene fatto entrare nell’ufficio de commissario. Il
Commissario Westall è un tipo sulla cinquantina, molto alto e robusto, una
specie di gigante buono, grande e grosso, ma con gli occhi verdi vivaci e
ridenti come quelli di un bambino.
Appena Tommy entra nell’ufficio e
viene fatto accomodare, il commissario con sguardo interrogatorio domanda:
-A che devo la sua visita Mr…-
-Thomas Beresford, ho lavorato
per la
Intelligence Service. Sono qui ospite della dottoressa Lake.
Dovreste conoscerla, era una grande amica della vittima del caso di cui vi
state occupando…-
-Si, ho presente la signora di
cui state parlando. Una gran donna, non siamo riusciti a cavarle di bocca molte
informazioni. Mentre la figlia, a quanto pare è stata l’ultima persona che ha
visto miss Mahy viva…-
-Senta, la signora Lake ha
preferito tenerle nascoste alcune informazioni, ma davanti al rischio della sua
incolumità e quella della figlia, ha preferito contattare me e mia moglie, la
quale è un’amica d’infanzia della dottoressa per svelare informazioni, non
certo piacevoli, ma che farebbero gola a molti giornali, mettendo in giro false
e confusionarie ipotesi.-
-Si spieghi meglio-
-Io e mia moglie abbiamo già
risolto diversi casi. Ora Prudence è andata a seguire una pista, dovrebbe
tornare tra un po’, le ho detto di raggiungermi qui-
-Chi è questa Prudence?-
-Mia moglie. Io e mia moglie,
abbiamo deciso di aiutarvi nella risoluzione del caso di cui vi state
occupando. Crediamo di sapere chi sia l’omicida, ma abbiamo bisogno di alcune
informazioni in più. Per averle mia moglie è andata far visita alla madre del
defunto ex fidanzato di Helene Mahy, che vivendo nell’alta società può sapere
particolari che sembrano insensati ed invece possono portare alla soluzione
dell’enigma.-
-Si potrebbe spiegarsi meglio? Se
dobbiamo aspettare vostra moglie è probabile che dovremo aspettare per un po’.-
-Credo proprio di sì…Dunque…credo
lo sappiate che Ashley Lake, non è figlia naturale della dottoressa Lake.-
-A dir la verità, signor
Beresford non ne ero a conoscenza. Le mie indagini sono state tutte incentrate
su Helene Mahy, non sui suoi amici o parenti, sempre che ne abbia.-
-Di sicuro ha Ashley.-
-Come?-
-Ashley è la figlia naturale di
Helene Mahy e Martin Carson.-
-State scherzando?-
-Mai stato così serio.-
-Perché la dottoressa non mi ha
informato?-
-A questa domanda non so
risponderle.-
-Altre novità?-
-La giornalista Mahy si stava
occupando di un articolo riguardante lo sfruttamento infantile all’estero.-
-Cioè?-
-Miss Mahy stava indagando su
numerose sparizioni di pre-adolescenti in Birmania. Le sue ricerche l’hanno
portata in Thailandia dove ha scoperto una vera e propria tratta di schiavi. Il
fatto che i libri, sulla scena del delitto, come ci ha descritto miss Johnes,
erano tutti ordinati sui tavoli della casa ci ha fatto pensare che l’omicida o
gli assassini, cercassero gli appunti, le foto e le stesure di quell’articolo.
A quanto pare sembra che il maggior sfruttatore di quella tratta di piccoli
schiavi fosse un imprenditore tessile americano.-
-E dove potremmo trovare questo
imprenditore?-
-La dottoressa Lake, purtroppo
questo non lo sapeva, come non sa di che genere d’industrie si occupa Mr Jerome
Dart-
-D’industrie tessili. Credete che
sia lui?-
-Potrebbe, ma lui sarebbe solo il
mandante.-
-Chi è allora l’assassino?-
-Se avesse indagato sui parenti
della vittima, avrebbe scoperto che Ashley è fidanzata con niente po’ di meno
che con Jonathan Dart, figlio di tale
imprenditore.
In più, Ashley è in possesso
delle chiavi d’ingresso dell’appartamento di miss Jones e della defunta miss
Mahy. Ricapitolando…-
-Intende dire che forse sono
stati Jonathan Dart e Ashley Lake ad assassinare Helene Lake? Anche se miss
Mahy era madre di Ashley?-
-Ashley non sa che Helene era sua
madre. Comunque, per incastrare quei due, se le nostre supposizioni sono
giuste, bisogna trovare gli appunti di Helene. Ms Lake ha detto che circa una
settimana prima del proprio decesso, Miss Mahy abbia trasferito i suoi appunti
e fotografie in un luogo sconosciuto, quindi appena arriva Tuppence e ha
trovato quello che stavamo cercando, siamo a metà dell’opera, poi dobbiamo
andare sul luogo del delitto, e controllare il computer della giornalista. Il
mio intuito mi dice che troveremo qualcosa.-
-Mi dispiace deluderla, mio caro
amico, il computer è stato già controllato, l’unico file presente era
costituito da una frase criptata.-
-Cioè?-
-“La chiave ha il Gatto del
Seroster e il Gatto ha la chiave” ma non ne siamo riusciti a capirne il senso.
Tra i libri della defunta c’era un libro per adolescenti intitolato “I Gatti
del Seroster” di un certo Robert Westall, uno scrittore, insegnante, antiquario
e critico letterario nato in Inghilterra nel 1929 e morto nel 1993.-
-Cioè dieci anni fa, buffo che
abbia il vostro stesso cognome.-
-Concordo.-
-Di che cosa parla il libro?-
-Di Miw, gatti dorati capaci di
comunicare col pensiero e di influire sulla mente umana, grossi il doppio dei
gatti comuni, dalla pelliccia dorata. Probabile che miss Mahy si riferisse a
qualche statua.-
-Dovremo chiedere a Cle.-
-A chi, scusi?-
-Clarissa Lake, viene chiamata da
mia moglie Clé, perché quando erano ragazzina, una zingara le aveva detto una
profezia: Sarebbe stata la chiave di un mistero. Da allora venne soprannominata
Clé.-
-Che lo sapesse anche la
giornalista?-
-Potrebbe essere.-
-Dove possiamo trovare la
dottoressa Lake?-
-Non ne ho la minima idea, è
andata insieme a Tuppence dalla vedova Carson, probabilmente saranno sulla via
del ritorno…- Tommy non ha tempo di finire la frase che la porta dell’ufficio
si spalanca ed entra un poliziotto che rivolgendosi al commissario dice:
-C’è una certa Prudence Beresford
che vuole vedervi, signore. La faccio entrare?-
-Sicuro, fatela venire…-
-Con lei c’è un’altra donna,
faccio venire anche l’altra?-
-Sicuro. Sicuro, fatele venire.-
poco dopo appaiono sulla soglia Tuppence e Cle.
A entrambi i coniugi gli occhi
brillano, forse il mistero sta per essere svelato.
Durante il tragitto di ritorno
Prudence ha informato Clarissa di quanto sta accadendo, quindi non ci sono
bisogno di spiegazioni.
-Scoperto qualcosa?- domandano in
unisono il commissario e Tommy
-Eccome! Su Jerome Dart girano un
sacco di voci sullo sfruttamento infantile all’estero. E voi?- risponde e
domanda Tuppence
-Sul computer di Helene, c’era
solo questa frase: “La chiave ha il Gatto del Seroster e il Gatto ha la
chiave”.- risponde a sua volta Thomas.
Senza un battere di ciglio Cle
inizia a sbiancare.
-Ne sai qualcosa?-
-Il Gatto del Seroster di cui
parla è una statua di legno che alcuni anni fa mi ha regalato Helene. Dentro ha
un meccanismo che fa aprire un cassettino nella statua. Di solito, ci mettevamo
le cose più importanti o segrete, ma Ashley a parte vedere la statua in camera
mia non sa l’esistenza di questo scomparto segreto…-
-Sarà a casa a quest’ora?-
-No, è fuori con il suo
fidanzato.-
-Allora andiamo! Non c’è tempo da
perdere!- conclude il commissario.
E detto questo, tutta la comitiva
scende in strada, salta sulla Rolls Royce e corre verso il condominio dove
abita Cle.
Mentre salgono in ascensore tutti
sono decisamente nervosi, difatti appena arrivati al piano giusto si
precipitano alla porta. Il tempo di entrare e Clé vola in camera sua a prendere
la statua. Per fortuna è ancora lì. Portato il Gatto del Seroster nel salotto,
e appoggiato per terra, Cle sposta la coda mobile del gatto facendo apparire
sul petto un cassettino. Dentro c’è una chiave. Con scritto 129.
-E’ una chiave di quelle degli
armadietti del giornale!- esclama Clarissa e aggiunge
-Ma oggi è chiuso dobbiamo
aspettare domani per scoprire…-
-Nient’affatto, signora mia. Miss
Alcock ha lasciato una coppia delle chiavi alla polizia, per le indagini,
quindi possiamo andare subito- ribatte Westall –Se mi permette, vorrei fare un
colpo di telefono ai miei agenti, che ci attendano là.- e così fa…i nervi dei
presenti, nel viaggio verso la sede del giornale, sono a fior di pelle, ma
l’edificio è circondato dalla volanti della polizia, alcuni agenti sono già in
giro per i locali interni. Quando finalmente tutti e quattro gli scopritori
della chiave sono davanti all’armadietto 129, questo viene aperto. Dentro ci
sono pacchi di fogli, fotografie e negativi, che vengono portati alla centrale.
Poche ore dopo Cle, Tommy e Tuppence sono in attesa di una risposta dal
commissariato.
Squilla il telefono, è Ashley.
Dice che verrà per cena con Jhonny. Un modo come un altro per catturarli
entrambi. Il telefono squilla di nuovo, questa volta è quella buona. E’ il commissariato,
negli appunti di Helene ci sono descritti tutti i crimini di Mr Jerome Dart e
della sua azienda. C’è un mandato d’arresto dei due fidanzatini…
Dopo quattro ore la tavola è
imbandita per cinque persone, ma non per quei due che avrebbero dovuto venire,
perché hanno confessato e sono stati sbattuti in prigione. Adesso è aperta la
caccia al grande imprenditore, al momento in viaggio per lavoro. E al momento
Thomas, Clarissa, Prudence e il commissario stanno raccontando a Mary l’ultima
parte della loro avventura:
-Dovevi vedere Ashley, quando ha
scoperto che quella che ha strangolato era sua madre…Si stava per mettere a
piangere.-
-E anche lo sguardo attonito di
Jhonny, sembrava un pesce lesso…-
-Per fortuna che questo caso è
stato chiuso, e grazie a voi, signori Beresford, devo farvi i miei complimenti,
siete stati formidabili.- aggiunge il commissario.
A quest’ultimo complimento Tommy
e Tuppence si scambiano uno sguardo complice e sorridono, al pensiero di quale
nuova avventura capiterà loro in futuro…
Fine