Capitolo 1
Cornelia, era
sempre risultata una bambina: schiva, se
messa a contatto con gli altri bambini; e assai taciturna se estranei le
rivolgevano la parola.
Ma sua madre,
Madame De Jon, lo attribuiva al fatto che la bambina, era stata ritrovata, ancora
in fasce, sulle pietre di Stonehenge; e la signora, ai tempi, fresca sposa del
magnate Eric De Jon, essendo fanatica di miti e leggende del nord e soprattutto
celtiche, la volle subito adottare, sognando di trovare, un nesso tra la strana
apparizione della pupattola sulle altrettanto misteriose rocce del tempio dei
druidi, e la dimensione magica dei folletti, degli elfi, e delle fate di quegli
splendidi luoghi.
Tra le fasce era
stato trovato soltanto un piccolo ciondolo d’argento a forma di quadrifoglio
con una piccola pietra blu al centro, alla congiunzione delle quattro foglie a
cuore.
Era tutto quello
che restava del suo passato, tutto ciò che le rimaneva dei suoi veri genitori,
oltre a una carnagione olivastra (che restando a lungo alla luce del sole si
abbronzava diventando dorata), lunghi capelli neri liscissimi e un paio di
grandi occhi verde smeraldo.
All’età di sedici anni,
Cornelia era alta e longilinea, bellissima, ma di una bellezza difficile da
definire umana, era cresciuta tra la villa di Sannaire, in Freya, e il vasto
mondo, seguendo la madre nei suoi numerosi viaggi imparando numerose lingue e
dialetti ed allenandosi con i piccoli indigeni delle foreste più inesplorate,
come quella di Aiv.
Malgrado tutta la
grazia e la bellezza di quel corpo di sedicenne, Madame De Jon aveva ormai
rinunciato da anni, a tentare di inculcare nella figlia, l’atre dell’eleganza e
della seduzione, tramite il buon gusto nella scelta degli abiti.
No, Corny, come la
chiamava in modo affettuoso, persisteva a scegliere maglioni extralarge, felpe
sformate e jeans a vita alta scampanati, ma Madame De Jon, dopo tutto, aveva
avuto dalla bambina ben altre soddisfazioni, di cui sia lei che sua madre,
Jenna Ailostly, andavano decisamente fiere.
La bimba dagli
occhi di smeraldo fin dall’età di quattro anni aveva dimostrato una speciale
attitudine alla musica e al canto, come pure la stessa passione della madre
adottiva per miti e leggende, in più affinità con la botanica e le lingue sia
vive che morte, insomma l’ennesima bambina prodigio, un piccolo genio.
E a sedici anni
ormai aveva il corpo e la mente di una donna adulta, anche se al Madame
dispiaceva molto che fosse eternamente sola, anche quando giocava spensierata
tra le foglie rosse e brune degli alberi del giardino, d’autunno.
Ed era proprio
l’autunno dei suoi sedici anni, che Cornelia lasciava la casa dei genitori, dove la
sua istruzione era stata affidata a precettori in giro per il mondo, per andare
a studiare a un collegio rinomato in tutto il mondo: Il Quadrifoglio.
Leila De Jon
Ailoslty, l’aveva reputata la scuola migliore per la figlia, oltre al fatto che
il collegio apparteneva alla famiglia di sua madre che ne era la preside e
proprietaria.
Ed ora Cornelia era
sulla BMW di Madame, salutando il viale in fogliato della villa in direzione
Badie
Il collegio non era
una semplice casa antica, come l’aveva descritta la mamma…era addirittura un
castello!
Cornelia sì sentì
percorrere da un brivido d’eccitazione da capo a piedi, scacciando via il velo
di tristezza che si trascinava dietro da quando aveva superato il cancello
della residenza dei De Jon a Sannaire.
Per qualche strano
motivo si sentiva già a casa.
La direttrice del
dormitorio accolse madre e figlia a braccia aperte: era una donna molto bella,
malgrado avesse ormai superato i sessant’anni da un pezzo.
Madame Mc Daive
aveva i capelli ricci e candidi come la neve, capelli che in passato dovevano
essere biondi, aveva occhi blu, come il cielo in una mattina d’estate e la
pelle bianchissima.
-Madame De Jon! Che piacere
rivederla…dunque questa è la piccola Cornelia, il novello Mozart delle pietre
di Stonehenge…- disse Madame Mc Daive stringendo la mano alla mamma che
sorridendo rispondeva:
-Si, Brigitte, lei
è Cornelia…Cornelia la signora è Madame Brigitte Mc Daive…direttrice del
dormitorio dove alloggerai per tutta la durata dei tuoi studi, vacanze escluse,
ovviamente…-
-Si, esatto, Leila-
disse la direttrice rivolta alla mamma –Ma io definirei il castello più che un
semplice dormitorio, un luogo d’incontro tra magia e realtà.-
-Già- ammise la
mamma con un sospiro - peccato che con tutto il tempo che sono stata qui,
questo portale non l’abbia mai trovato-
-Si vede, che non
hai…l’occhio…Leila…Dunque, la preside mi ha fatto preparare per Cornelia la tua
vecchia stanza, penso vada bene, no?-
-Uhmm…intendi
quella vicina alla biblioteca?-
-E alla sala di
musica…Esattamente, mia cara…-
-Fantastico!
Cornelia adora leggere, vero tesoro?-
-Si…moltissimo..-
mormora la ragazzina fissando la direttrice, con i suoi occhi di smeraldo.
-Stupendo…Avete
molti bagagli?- domanda la candida Madame Mc Daive.
-Non
troppi…riusciamo da sole, stai tranquilla Brigitte…Dalle la chiave e andiamo a
sistemarci…-dice la mamma solare, scostando dalla fronte un ciuffo di capelli
color mogano.
La direttrice
toglie dalla tasca una catenella con appesa una chiave numerata 15 e la mette
al collo della ragazzina dicendo: -Allora ci vediamo nel mio ufficio, Leila.- e
si allontana.
Madre e figlia
scaricano dal auto quattro grosse valige e uno zaino da montagna, e si avviano
su per i corridoi e le scalinate del castello.
La camera è ampia e
spaziosa, con pure il suo bagno privato e un angolo arredato a salotto.
Il letto è un
grande letto a baldacchino a due piazze con federe e lenzuola in candido
contrasto con le coperte e tende di velluto verde bottiglia, ricamate di
piccoli quadrifogli argentati e trifogli d’oro. Alla parete destra del letto
c’è una stanza adibita a cabina-armadio e il bagno.
Sul copriletto ci
sono alcuni pacchi di carta bianca, Cornelia appostandosi chiede indicandoli:
-Mamma, che cosa
sono?-
-Ah!… Quella è la
tua divisa, in versione autunnale, invernale ed estiva. Il quadrifoglio è un
po’ fissato con le tradizioni, ma vedrai…la tua uniforme ti starà a
meraviglia-.
La divisa è in
pratica un vestito lungo di foggia quasi medioevale, verde scuro per l’autunno
e primavera, rosso per l’inverno e, bianco e smanicato per l’estate. Ciascun
abito porta sul cuore lo stemma, un quadrifoglio argentato.
Abbinati ai vestiti
collant bianchi e neri, mocassini verde pino, stivali neri foderati di
pelliccia sintetica e un paio di sandali di cuoio argentato con qualche
centimetro di tacco, ed infine un cappotto di panno nero con ricamato lo stemma
sul bavero in versione dorata.
Tra i pacchi c’è
pure il regalo della mamma, uno fermaglio per fermare la coda di cavallo di
legno dorato decorato con una specie di margherita di tessuto dai petali
azzurro scuro.
-Dai, tesoro,
indossa la divisa, io intanto ti prendo gli elastici, così provi il tuo regalo-
dice Leila portando le valigie nella cabina-armadio.
Cornelia alza
l’abito verde ripiegato sul letto e lo guarda, è verde come le foglie del noce
che c’è nel giardino della residenza di Sennaire, lo scollo è a V, le maniche
scampanate e la gonna lunga fino a mezzo polpaccio; a parte il piccolo stemma
argentato sul cuore, è tutto rifinito con una bordatura dorata…è molto bello…le
ricorda il libro della mamma, uno dei tanti libri che parlano di elfi.
Un po’ titubante
alla fine la ragazzina si decide a spogliarsi ed indossare l’abito. Poi scalza
raggira la vasca in mezzo al bagno e va a specchiarsi sulla parete
completamente ricoperta di specchi a pannello, opposta alla porta.
Cornelia osserva la
propria immagine riflessa, sistemando il ciondolo a quadrifoglio sulla pelle
dorata dal sole estivo…”Durerà fino a dicembre, massimo gennaio” pensa
osservando l’abbronzatura sulle lunghe gambe, ma nel momento in cui è
concentrata sulla propria figura, nota per qualche secondo il proprio aspetto
cambiare, la pelle schiarirsi fino all’avorio e la punta delle orecchie
allungarsi, facendola assomigliare agli elfi delle leggende…
- Cornelia?
Cornelia? Tutto bene tesoro?- la voce della madre la ridesta da quella fase di
trance
- Si-si…tutto bene
mamma- risponde la ragazzina lanciando un ultimo sguardo allo specchio, ma
riscontrando di essere tornata normale ritorna nella camera.
- Micina! Sei
stupenda!- esclama Leila Ailostly De Jon, Cornelia arrossisce violentemente, ma
la madre continua: - Dico sul serio, Corny! Ti sta divinamente, ma non puoi
andare in giro per il castello così…scalza per giunta…vieni qui… siediti qui
sul letto – e appena la figlia adottiva si accomoda sul copriletto verde, le
inizia ad infilarle un collant sottile, quasi da sembrar trasparente –Alla
faccia di mia madre, e la sua etichetta…hai delle gambe così belle, e una
abbronzatura così perfetta…sarebbe un’ ingiustizia coprirle con il collant
bianco della divisa…e questo- dice porgendole un pacchetto avvolto di carta
nero – Sostituirà borse, e tasche che nella divisa non ci sono…-. Cornelia
spacchetta l’involucro che rivela un cinturone di cuoio biondo, con appesa,
tramite passanti, un borsellino dello stesso cuoio, lungo venti per quindici centimetri e
profondo cinque, ricamato con perline di cristallo azzurro sulla chiusura.
La mamma lo apre, e
facendole vedere, appende la chiave della stanza a un piccolo portachiavi a
gancio interno al borsellino, e poi insieme, Cornelia vede finirci dentro il
suo cellulare, il portafogli, l’mp4 e un pacchetto di fazzoletti.
-Perfetta!Ed ora…i capelli-
Cornelia calma e pacifica, si fa pettinare dalla madre, come una bambola da una
bimba: i capelli lunghi fino alla vita vengono pettinati ed intrecciati e reintrecciati
fino a fermarli dietro la testa con il nuovo fermaglio; e con i capelli finalmente
raccolti, brillano ai lobi orecchini, che sono fedele copia del suo ciondolo,
sebbene questi al posto della misteriosa pietra azzurra, abbiano alla
congiunzione delle foglie, piccoli zaffiri.
-Ed ora, chiudi gli
occhi- da brava figliola, Cornelia esegue, gli ordini di Leila, lasciandosi
truccare, con un ombretto scuro sulle palpebre e un velo di lip-gloss
trasparente sulle labbra.
-Ora vai a
specchiarti- Cornelia torna nel bagno, specchiandosi questa volta al lavandino,
notando con piacere l’effetto del make-up, e ritorna dalla madre.
-Ti piace, Corny?-
domanda Leila
-Stranamente, si-
risponde la ragazzina raggiungendola sul letto
-Bene, allora te li
lascio qui nel cassetto del comodino, così potrai usarli se vorrai…-
-Grazie- risponde
la ragazzina osservandola riporre i cosmetici nel comodino vicino alla porta.
-E invece… tu metti
nel portafoglio questo…- le dice Madame De Jon porgendole una card magnetica di
plastica, riportante lo stemma del Quadrifoglio
-E’ il tuo pass…ti
servirà per tutto…per la biblioteca, per la mensa dell’istituto, per qualsiasi
bar o negozio di Badie, o qualsiasi città di Freya, è pure una carta di credito
che ti permette, volendo di usarla pure con le macchinette e distributori di
bevande o merendine…o caramelle- aggiunge facendole l’occhiolino e continua -
Ogni mese indipendentemente da quanto spenderai, io e papà, te la ricaricheremo
di 1000 Froiond ciascuno, più eventuali regali datti dalle nonne, anche se
dubito che mia madre…-
-La nonna è la
proprietaria del Quadrifoglio, vero?- la interrompe Cornelia, Leila arrossisce
-Si, mia
madre…Jenna Ailostly, è la proprietaria dell’istituto, infatti, tu, rispetto a
molti dei tuoi compagni hai più accessi a determinate strutture, con questo
pass, inoltre, quest’anno accedi direttamente al terzo anno, invece che dal
primo come tutti i tuoi coetanei…I test lo dimostrano, se entrassi come gli
altri, non renderesti dato che la tua preparazione è superiore a quelli che
hanno finito l’anno scorso il secondo anno.-
-Erano per questo
tutti quei test della nonna?-
-Esatto…Vogliamo
solo il meglio per te…-
-Va bene…Prima che
tu parta, mi fai vedere il castello? Non vorrei perdermi mentre vado a cena.-
-Certo, angelo,
Andiamo!-
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