sabato 19 gennaio 2013

CAPITOLO 1


Capitolo 1


Cornelia, era sempre risultata una bambina: schiva,  se messa a contatto con gli altri bambini; e assai taciturna se estranei le rivolgevano la parola.

Ma sua madre, Madame De Jon, lo attribuiva al fatto che la bambina, era stata ritrovata, ancora in fasce, sulle pietre di Stonehenge; e la signora, ai tempi, fresca sposa del magnate Eric De Jon, essendo fanatica di miti e leggende del nord e soprattutto celtiche, la volle subito adottare, sognando di trovare, un nesso tra la strana apparizione della pupattola sulle altrettanto misteriose rocce del tempio dei druidi, e la dimensione magica dei folletti, degli elfi, e delle fate di quegli splendidi luoghi.

Tra le fasce era stato trovato soltanto un piccolo ciondolo d’argento a forma di quadrifoglio con una piccola pietra blu al centro, alla congiunzione delle quattro foglie a cuore.

Era tutto quello che restava del suo passato, tutto ciò che le rimaneva dei suoi veri genitori, oltre a una carnagione olivastra (che restando a lungo alla luce del sole si abbronzava diventando dorata), lunghi capelli neri liscissimi e un paio di grandi occhi verde smeraldo.

All’età di sedici anni, Cornelia era alta e longilinea, bellissima, ma di una bellezza difficile da definire umana, era cresciuta tra la villa di Sannaire, in Freya, e il vasto mondo, seguendo la madre nei suoi numerosi viaggi imparando numerose lingue e dialetti ed allenandosi con i piccoli indigeni delle foreste più inesplorate, come quella di Aiv.

Malgrado tutta la grazia e la bellezza di quel corpo di sedicenne, Madame De Jon aveva ormai rinunciato da anni, a tentare di inculcare nella figlia, l’atre dell’eleganza e della seduzione, tramite il buon gusto nella scelta degli abiti.

No, Corny, come la chiamava in modo affettuoso, persisteva a scegliere maglioni extralarge, felpe sformate e jeans a vita alta scampanati, ma Madame De Jon, dopo tutto, aveva avuto dalla bambina ben altre soddisfazioni, di cui sia lei che sua madre, Jenna Ailostly, andavano decisamente fiere.

La bimba dagli occhi di smeraldo fin dall’età di quattro anni aveva dimostrato una speciale attitudine alla musica e al canto, come pure la stessa passione della madre adottiva per miti e leggende, in più affinità con la botanica e le lingue sia vive che morte, insomma l’ennesima bambina prodigio, un piccolo genio.

E a sedici anni ormai aveva il corpo e la mente di una donna adulta, anche se al Madame dispiaceva molto che fosse eternamente sola, anche quando giocava spensierata tra le foglie rosse e brune degli alberi del giardino, d’autunno.

Ed era proprio l’autunno dei suoi sedici anni, che Cornelia lasciava la casa dei genitori, dove la sua istruzione era stata affidata a precettori in giro per il mondo, per andare a studiare a un collegio rinomato in tutto il mondo: Il Quadrifoglio.

Leila De Jon Ailoslty, l’aveva reputata la scuola migliore per la figlia, oltre al fatto che il collegio apparteneva alla famiglia di sua madre che ne era la preside e proprietaria.

Ed ora Cornelia era sulla BMW di Madame, salutando il viale in fogliato della villa in direzione Badie

Il collegio non era una semplice casa antica, come l’aveva descritta la mamma…era addirittura un castello!
Cornelia sì sentì percorrere da un brivido d’eccitazione da capo a piedi, scacciando via il velo di tristezza che si trascinava dietro da quando aveva superato il cancello della residenza dei De Jon a Sannaire.
Per qualche strano motivo si sentiva già a casa.
La direttrice del dormitorio accolse madre e figlia a braccia aperte: era una donna molto bella, malgrado avesse ormai superato i sessant’anni da un pezzo.
Madame Mc Daive aveva i capelli ricci e candidi come la neve, capelli che in passato dovevano essere biondi, aveva occhi blu, come il cielo in una mattina d’estate e la pelle bianchissima.

-Madame De Jon! Che piacere rivederla…dunque questa è la piccola Cornelia, il novello Mozart delle pietre di Stonehenge…- disse Madame Mc Daive stringendo la mano alla mamma che sorridendo rispondeva:
-Si, Brigitte, lei è Cornelia…Cornelia la signora è Madame Brigitte Mc Daive…direttrice del dormitorio dove alloggerai per tutta la durata dei tuoi studi, vacanze escluse, ovviamente…-
-Si, esatto, Leila- disse la direttrice rivolta alla mamma –Ma io definirei il castello più che un semplice dormitorio, un luogo d’incontro tra magia e realtà.-
-Già- ammise la mamma con un sospiro - peccato che con tutto il tempo che sono stata qui, questo portale non l’abbia mai trovato-
-Si vede, che non hai…l’occhio…Leila…Dunque, la preside mi ha fatto preparare per Cornelia la tua vecchia stanza, penso vada bene, no?-
-Uhmm…intendi quella vicina alla biblioteca?-
-E alla sala di musica…Esattamente, mia cara…-
-Fantastico! Cornelia adora leggere, vero tesoro?-
-Si…moltissimo..- mormora la ragazzina fissando la direttrice, con i suoi occhi di smeraldo.
-Stupendo…Avete molti bagagli?- domanda la candida Madame Mc Daive.
-Non troppi…riusciamo da sole, stai tranquilla Brigitte…Dalle la chiave e andiamo a sistemarci…-dice la mamma solare, scostando dalla fronte un ciuffo di capelli color mogano.

La direttrice toglie dalla tasca una catenella con appesa una chiave numerata 15 e la mette al collo della ragazzina dicendo: -Allora ci vediamo nel mio ufficio, Leila.- e si allontana.

Madre e figlia scaricano dal auto quattro grosse valige e uno zaino da montagna, e si avviano su per i corridoi e le scalinate del castello.

La camera è ampia e spaziosa, con pure il suo bagno privato e un angolo arredato a salotto.

Il letto è un grande letto a baldacchino a due piazze con federe e lenzuola in candido contrasto con le coperte e tende di velluto verde bottiglia, ricamate di piccoli quadrifogli argentati e trifogli d’oro. Alla parete destra del letto c’è una stanza adibita a cabina-armadio e il bagno.

Sul copriletto ci sono alcuni pacchi di carta bianca, Cornelia appostandosi chiede indicandoli:
-Mamma, che cosa sono?-
-Ah!… Quella è la tua divisa, in versione autunnale, invernale ed estiva. Il quadrifoglio è un po’ fissato con le tradizioni, ma vedrai…la tua uniforme ti starà a meraviglia-.

La divisa è in pratica un vestito lungo di foggia quasi medioevale, verde scuro per l’autunno e primavera, rosso per l’inverno e, bianco e smanicato per l’estate. Ciascun abito porta sul cuore lo stemma, un quadrifoglio argentato.

Abbinati ai vestiti collant bianchi e neri, mocassini verde pino, stivali neri foderati di pelliccia sintetica e un paio di sandali di cuoio argentato con qualche centimetro di tacco, ed infine un cappotto di panno nero con ricamato lo stemma sul bavero in versione dorata.

Tra i pacchi c’è pure il regalo della mamma, uno fermaglio per fermare la coda di cavallo di legno dorato decorato con una specie di margherita di tessuto dai petali azzurro scuro.
-Dai, tesoro, indossa la divisa, io intanto ti prendo gli elastici, così provi il tuo regalo- dice Leila portando le valigie nella cabina-armadio.

Cornelia alza l’abito verde ripiegato sul letto e lo guarda, è verde come le foglie del noce che c’è nel giardino della residenza di Sennaire, lo scollo è a V, le maniche scampanate e la gonna lunga fino a mezzo polpaccio; a parte il piccolo stemma argentato sul cuore, è tutto rifinito con una bordatura dorata…è molto bello…le ricorda il libro della mamma, uno dei tanti libri che parlano di elfi.

Un po’ titubante alla fine la ragazzina si decide a spogliarsi ed indossare l’abito. Poi scalza raggira la vasca in mezzo al bagno e va a specchiarsi sulla parete completamente ricoperta di specchi a pannello, opposta alla porta.

Cornelia osserva la propria immagine riflessa, sistemando il ciondolo a quadrifoglio sulla pelle dorata dal sole estivo…”Durerà fino a dicembre, massimo gennaio” pensa osservando l’abbronzatura sulle lunghe gambe, ma nel momento in cui è concentrata sulla propria figura, nota per qualche secondo il proprio aspetto cambiare, la pelle schiarirsi fino all’avorio e la punta delle orecchie allungarsi, facendola assomigliare agli elfi delle leggende…
- Cornelia? Cornelia? Tutto bene tesoro?- la voce della madre la ridesta da quella fase di trance
- Si-si…tutto bene mamma- risponde la ragazzina lanciando un ultimo sguardo allo specchio, ma riscontrando di essere tornata normale ritorna nella camera.

- Micina! Sei stupenda!- esclama Leila Ailostly De Jon, Cornelia arrossisce violentemente, ma la madre continua: - Dico sul serio, Corny! Ti sta divinamente, ma non puoi andare in giro per il castello così…scalza per giunta…vieni qui… siediti qui sul letto – e appena la figlia adottiva si accomoda sul copriletto verde, le inizia ad infilarle un collant sottile, quasi da sembrar trasparente –Alla faccia di mia madre, e la sua etichetta…hai delle gambe così belle, e una abbronzatura così perfetta…sarebbe un’ ingiustizia coprirle con il collant bianco della divisa…e questo- dice porgendole un pacchetto avvolto di carta nero – Sostituirà borse, e tasche che nella divisa non ci sono…-. Cornelia spacchetta l’involucro che rivela un cinturone di cuoio biondo, con appesa, tramite passanti, un borsellino dello stesso cuoio, lungo venti per quindici centimetri e profondo cinque, ricamato con perline di cristallo azzurro sulla chiusura.

La mamma lo apre, e facendole vedere, appende la chiave della stanza a un piccolo portachiavi a gancio interno al borsellino, e poi insieme, Cornelia vede finirci dentro il suo cellulare, il portafogli, l’mp4 e un pacchetto di fazzoletti.

-Perfetta!Ed ora…i capelli- Cornelia calma e pacifica, si fa pettinare dalla madre, come una bambola da una bimba: i capelli lunghi fino alla vita vengono pettinati ed intrecciati e reintrecciati fino a fermarli dietro la testa con il nuovo fermaglio; e con i capelli finalmente raccolti, brillano ai lobi orecchini, che sono fedele copia del suo ciondolo, sebbene questi al posto della misteriosa pietra azzurra, abbiano alla congiunzione delle foglie, piccoli zaffiri.

-Ed ora, chiudi gli occhi- da brava figliola, Cornelia esegue, gli ordini di Leila, lasciandosi truccare, con un ombretto scuro sulle palpebre e un velo di lip-gloss trasparente sulle labbra.
-Ora vai a specchiarti- Cornelia torna nel bagno, specchiandosi questa volta al lavandino, notando con piacere l’effetto del make-up, e ritorna dalla madre.
-Ti piace, Corny?- domanda Leila
-Stranamente, si- risponde la ragazzina raggiungendola sul letto
-Bene, allora te li lascio qui nel cassetto del comodino, così potrai usarli se vorrai…-
-Grazie- risponde la ragazzina osservandola riporre i cosmetici nel comodino vicino alla porta.
-E invece… tu metti nel portafoglio questo…- le dice Madame De Jon porgendole una card magnetica di plastica, riportante lo stemma del Quadrifoglio
-E’ il tuo pass…ti servirà per tutto…per la biblioteca, per la mensa dell’istituto, per qualsiasi bar o negozio di Badie, o qualsiasi città di Freya, è pure una carta di credito che ti permette, volendo di usarla pure con le macchinette e distributori di bevande o merendine…o caramelle- aggiunge facendole l’occhiolino e continua - Ogni mese indipendentemente da quanto spenderai, io e papà, te la ricaricheremo di 1000 Froiond ciascuno, più eventuali regali datti dalle nonne, anche se dubito che mia madre…-
-La nonna è la proprietaria del Quadrifoglio, vero?- la interrompe Cornelia, Leila arrossisce
-Si, mia madre…Jenna Ailostly, è la proprietaria dell’istituto, infatti, tu, rispetto a molti dei tuoi compagni hai più accessi a determinate strutture, con questo pass, inoltre, quest’anno accedi direttamente al terzo anno, invece che dal primo come tutti i tuoi coetanei…I test lo dimostrano, se entrassi come gli altri, non renderesti dato che la tua preparazione è superiore a quelli che hanno finito l’anno scorso il secondo anno.-
-Erano per questo tutti quei test della nonna?-
-Esatto…Vogliamo solo il meglio per te…-
-Va bene…Prima che tu parta, mi fai vedere il castello? Non vorrei perdermi mentre vado a cena.-
-Certo, angelo, Andiamo!-

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