Capitolo 3
Cornelia nel
frattempo, ripresasi dalla figuraccia fatta, aveva inserito il cd, contenete le
“Quattro stagioni” di Vivaldi, nell’impianto stereo, ed ora si lasciava cullare
dalla musica, seduta a gambe incrociate sul letto mentre si spazzola i lunghi
capelli.
Ama proprio questo
compositore Itano, anzi, ama molto l’Itan, in particolare Venexia, dove vive un
prozio di papà, un arzillo vecchietto
appassionato del teatro goldoniano.
Improvvisamente
bussano alla porta, e dimentica di essere ormai a scuola e non alla villa di
Sannaire, risponde:
- Avanti! Entra che
è aperto…- la porta s’apre, e si richiude con gentilezza.
Corny ha un
sussulto quando alza gli occhi.
Un uomo con i
capelli neri, lisci, lunghi fino alle spalle, gli occhi blu e la pelle chiara,
è davanti al letto.
Il giovane veste la
divisa maschile dell’istituto: camicia bianca, gilet verde smeraldo con
ricamato sul cuore un quadrifoglio d’argento, pantaloni di jeans neri e
mocassini di pelle dello stesso colore dei jeans.
Alexander in oltre
porta un piccolo cerchio d’oro al lobo sinistro e una catenina d’argento al
collo da cui pende una falce di luna di cristallo.
- O-oberon, avete
udito il mio canto?- chiede timidamente la ragazzina, Alex sorride dolcemente e
scuotendo la testa risponde:
-Purtroppo no, mio
piccolo usignolo del tempio della luna e del sole…non sono il Re delle fate,
anche se forse in futuro sarò il Re di Anglia…permettetemi di presentarmi, mia
dolce Cornelia - e qui fa un breve inchino – io sono il Principe Alexander XII di
Dolio, erede al trono di Anglia, terre dove le cronache indicano la vostra
nascita-.
Cornelia lascia la
spazzola sul letto, e scesa da esso, gli fa riverenza con la gonna della divisa
scolastica dicendo:
-E’ un onore
conoscervi, mio principe, non sapevo che l’istituto di mia nonna vantasse di
allievi così ben noti e di tale calibro-
Alex l’osserva, è
alta quanto lui, e lui è già un metro e ottantacinque, ora comprende perché sia
lui, che gli altri, l’avevano scambiata per una diciottenne…è alta, è bella,
anche se non ha particolari curve…come invece le ha Isabella…ma forse non le
avrà mai, il suo corpo snello, gli ricorda quello degli elfi descritti negli
antichi poemi.
- A cosa devo la
vostra visita?- chiede docilmente Cornelia
- Ah,
si…perdonatemi, mi stavo perdendo nella vostra bellezza…non sarete Titana, come
io non sono Oberon, ma il vostro viso supera di gran lungo il volto della
regina delle fate!-
- Alexander, vi
prego, non esagerate…io sono una semplice orfanella, anche se qualcuno, dice
che io sia un elfa -
- Ti prego,
chiamami Alex e dammi del tu…non amo molto l’etichetta-.
Cornelia sorride
solare e risponde:
-Nemmeno io, ma mia
madre me l’ha fatto imparare, ma non ne stravedo, per l’etichetta, intendo.
Comunque…davvero, perché sei qui?-
- ti ho riportato
il tuo fermaglio, l’hai perso, quando mi sei venuta addosso prima- e glielo
porge
- Oh! Grazie!-
esclama la ragazza, legandosi i capelli in una coda alta – e scusami per poco
fa, non sono abituata ad avere pubblico durante le mie esecuzioni, e mi avete preso
alla sprovvista con quegli applausi…
A dir la verità, non parlo molto con gli
altri, normalmente…è già molto strano che riesca a mettere in fila, due parole,
con te…Alex -
- Bè, diciamo, che
sia io, che David ed Isabella, siamo rimasti notevolmente colpiti da te…ti
avevamo scambiato per una del terzo anno, come Isabella.-
-Veramente…Alex…io
SONO del terzo anno-
- No, aspetta un
attimo…tu hai sedici anni!-
- conta pure quindici…dato
che il mio compleanno non è ancora passato, ma la preparazione scolastica che
ho ricevuto in tutti questi anni, mi permette di accedere direttamente al terzo
livello…gli adulti non a caso, mi chiamano il “novello Mozart”, ma le mie
capacità mentali vanno ben oltre la semplice musica… con i miei genitori
adottivi ho girato praticamente mezzo mondo ed è anche per questo, che conosco
e parlo quindici lingue, oltre al Feryano e all’Anglo.
Ho imparato di
tutto: dallo sventrare un pesce a datare l’età di un manoscritto con il
carbonio 14…ma non amo mettermi in mostra, per cui nei test che mi ha proposto
nonna Jenna, ho compilato il sufficiente per accedere al terzo livello
d’istruzione, dopotutto, il mio aspetto cela benissimo, la mia reale età-
-Lo devo dire,
Cornelia, mi hai lasciato senza parole-
-Uhm.. ti posso
chiedere un favore, Alex?-
-Dimmi-
-Io…odio il mio
nome, Cornelia non mi piace proprio…quindi preferisco farmi chiamare nel nome
con cui cambierò quello attuale appena sarò maggiorenne, ossia Maia-
-Perché Maia?-
-Perché Maia è il
nome che alcuni attribuiscono a Madre Natura, e io con piante ed animali ci
parlo, li so curare…e non do come ci riesco, ma loro sono in grado di
comprendere le mie parole-.
Alex sfodera un
sorriso seducente ed esclama:
-Allora sei proprio
un elfa! Senti, non devi scusarti per questa tua capacità, perché ti
credo…anche noi, cioè: Io, David ed Isabella abbiamo facoltà particolari. Ad
esempio la telepatia, l’evocazione degli elementi e vedendo l’aura magica
intorno a te, mentre suonavi poco fa, sono venuto a chiederti di entrare nel
nostro gruppo di studio della magia, oltre a riportarti il fermaglio,
ovviamente. Per tutta la scuola siamo semplicemente il club di musica e la
nostra tutor è miss Catherine Linvor, pure lei è una maga, come Isabella. Oltre
che un ottima insegnate di musica, ma tranquilla, non vogliamo risposte
affrettate…- poi si sente un forte raschiare sul fondo della porta d’ingresso
della stanza, e Alex scuotendo la testa ed alzandosi dice: - Mio dio,
ragazzi!-.
Quando apre la
porta, accucciati per terra vi sono Isabella e David, che si rialzano in retta,
ed entrano chiudendosi la porta alle spalle.
- Da quanto tempo,
siete lì fuori?- tuona Alex, arrossendo in viso.
-Da quando?- ripete
Isabella guardandosi le unghie della mano sinistra – Dunque… dopo mezz’ora che
non eri ancora tornato, mio caro Alex – sottolinea con un ghigno malizioso.
-Ma dai, sarò
venuto in questa stanza, meno di un quarto d’ora fa!- risponde Alex recuperando
un po’ di contegno, mentre David, vedendo il volto del compagno di stanza,
ammette subito:
- Eravamo già lì quando
lei ti ha chiesto di chiamarla Maia – Isabella gli lancia uno sguardo furente,
voleva tenere Alexander un po’ sulle spine.
Cornelia osserva
curiosa i due nuovi arrivati.
Isabella è la
ragazza del terzo anno, è poco più bassa di lei, ad occhio e croce, un metro e
settanta, ha i capelli rossi, come le foglie dell’acero in autunno e
leggermente ondulati tagliati cortissimi e sollevati in una cresta punk con il
gel.
I suoi occhi sono
verde chiaro,come i prati su cui, da ragazzina, Cornelia , era abituata a
correre in estate…la pelle è chiarissima, tipica per i rossi di capelli, i
tratti sono dolci ed aggraziati, il corpo prosperoso, ed al collo ha una foglia
di rovere d’argento, con una perla di colore viola metallizzato all’attaccatura
del picciolo alla foglia.
David è alto quanto
Cornelia ed Alex, ma rispetto ad Alex è più magro e muscoloso, ma senza far
trasparire le forme al disotto della divisa.
La sua carnagione è olivastra e la
pelle abbronzata, tipica degli Itani dopo l’estate; ha i capelli e gli occhi
bruni, i capelli sono leggermente mossi, mentre il viso in perfetto contrasto
con le bellezza nordica di Isabella, ha i tratti duri e seducenti tipici delle
Isole Itane, particolari per l’appunto dell’Isola Salia, e una bruna ombra di
baffi.
- Maia? Maia!!! –
la chiama qualcuno.
-Eh? Si…- i suoi
nuovi tre amici hanno smesso di bisticciare e la stanno fissando, come al
solito s’è persa tra i suoi pensieri e le sue riflessioni: - Scusate…stavo
pensando-.
-Anche a proposito
della mia proposta di entrare nel club?- chiede quasi speranzoso Alex.
Cornelia scende dal
letto...David ed Isabella osservano meravigliati la figura alta e slanciata,
mentre lei, incurante, passeggia davanti a loro incurante:
- Dunque, se io
sono un elfa…voi cosa siete?- si ferma di punto in bianco davanti ad Isabella,
le due ragazze si scambiano profondi sguardi nel profondo degli occhi, Isabella
nota meravigliata che in quei due pozzi di smeraldo ci sia così tanta forza,
coraggio e soprattutto innocenza.
-Tu…Alex mi ha
detto che sei una maga, ma il tuo viso mi dice che vieni da Creid, dal profondo
Nord, le maghe del nord sono molto apprezzate in tutto il mondo, lo sai?
Mentre… tu…- dice spostando lo sguardo su David che arrossisce: - Tu, David sei
fin troppo facile da indovinare, tu sei un umano di Salia, una delle due grandi
Isole di Itan, la più vicina a Freya –.
-Da cosa l’hai
capito?- chiede sorpreso David.
Cornelia sorride dolcemente:
-Sono stati i tuoi
occhi a dirmelo, i tuoi occhi sono per forza occhi di un abitante Saliano, vi
arde il fuoco del vostro caldo sole e della vostra indipendenza…oltre che il
tuo viso denota i tratti tipici degli isolani Itani –
- Wow! – esclama
David seriamente colpito dall’analisi della ragazzina, la quale di punto in
bianco, dopo aver osservato le reazioni dei suoi ospiti, fa un breve inchino e
saluta con voce nettamente più seria:
- Benvenuti
fratelli…metto le mie stanze e le mie conoscenze a vostra disposizione…
accomodatevi…-
Detto questo, i
ragazzi si distribuiscono nell’area salotto della camera, o meglio: Alex, David
ed Isa, si siedono su divano e poltrona, mentre Cornelia, si siede a gambe
incrociate sul tavolino da caffè davanti a loro, con in grembo, quello che pare
uno scampolo di seta blu, in mano ago a filo e di lato sul ripiano una scatola
di perline argentate.
- Allora? Che cosa
volevate dirmi?- chiede iniziando a ricamare un orlo dello scampolo, e poi
aggiunge alzando lo sguardo – Volevo dire…avete la faccia di persone che hanno
qualcosa da dire o da chiedere…perdonatemi se sto lavorando, ma non riesco a
rimanere a lungo senza fare qualcosa con le mani…è più forte di me!-
-Dunque…- inizia a
dire Isabella – Tu hai sedici anni, vero?-
-I miei genitori
adottivi, hanno scelto come data del mio compleanno, la data del mio
ritrovamento, ma dato che l’equinozio d’autunno non è ancora arrivato, posso
risponderti che in verità, ho ancora quindici anni-
- Allora, è il tuo
primo anno al Quadrifoglio- commenta David quasi speranzoso –E quindi sei del
primo livello, vero?- Cornelia scuote il capo:
-Si, questo è il
primo anno scolastico che passo al Quadrifoglio, a dire il vero, il primo in
una scuola fissa, perché fin ora ho seguito mia madre in giro x il mondo ed era
lei la mia insegnante, ma proprio perché ho iniziato a studiare dall’età di tre
anni, che ormai il mio livello di studi è pari al tuo Isabella, infatti nonna
Jenna, mi ha fatto accedere direttamente alla classe terza.-
Isabella non
ascolta, i suoi occhi sono fissi sulle mani della ragazzina, che fanno entrare
ed uscire l’ago nella seta, disegnando con un ricamo di perle, una particolare
greca.
Quel disegno
perfetto, calcolato nei minimi dettagli, l’aveva già visto, molti anni prima…
Creid è l’ultima
lingua di terra fertile prima dei ghiacci perenni del Polo Nord…erano passati
ormai quindici anni da quel giorno…era una donna…e lei aveva poco più di due
anni…ma ora che ci rifletteva, quella donna poteva pure non essere umana, era
stata ospitata dalla sua bisnonna.
Aveva la pelle
bianchissima, i capelli erano neri come le piume di corvo e gli occhi blu come
il cielo notturno del nord.
Aveva una bella
voce e le aveva regalato quella foglia di rovere d’argento…da allora aveva
iniziato a fare magie..magie più potenti di quelle naturali che faceva la
bisnonna nel suo paesino, era diventata la “Piccola strega del Grande Nord”
poi, i genitori l’avevano riportata alla “civiltà” come dicevano loro, e aveva
dimenticato i suoi poteri, finché non aveva rivisto un suo lontano cugino a
scuola: Alexander XII di Dolio.
E quella bella
signora, vestiva, malgrado il freddo, una camicia di cotone bordata con la
stessa greca di Maia, nascosta al di sotto di un gilet di cuoio foderato di
pelliccia.
Ancora assorta nei
ricordi, con un filo di voce, Isabella chiede:
-Maia? Da dove hai
preso il disegno che stai ricamando?-
Cornelia sorride
con tenerezza osservando il disegno appena trapunto sulla seta e risponde:
- E’ la decorazione
delle fasce e della coperta che avevo addosso quando mi trovarono sulla pietra
dell’altare di Stonehenge, la impongo su ogni mia creazione,nella speranza che
qualcuno un giorno la riconosca, e magari i miei veri genitori mi potranno
ritrovare… Perché me lo chiedi? Lo hai già visto?-
- Si, credo… ma è
stato tanto tempo fa…era sugli abiti di una donna bellissima, o che almeno ai
tempi, mi era sembrata bella ed elegante come una regina. Andava a Nord, verso
i ghiacci perenni, non la rividi mai più, ma mi lasciò questo ciondolo
d’argento.-
- Ma… Isabella,
quel ciondolo non è pure il tuo amuleto magico?- chiede David dubbioso
- Esatto…E ci
scommetterei la testa che quella donna fosse un’elfa, e forse pure la madre
naturale di Cornelia…quando l’incontrai, fu l’inverno di quindici anni fa –
risponde Isabella convinta.
- Voi tre siete
tutti maghi, grazie ad un amuleto magico che presumo sia riposto nei vostri
ciondoli, vero? Isabella ci ha raccontato come l’ha ricevuto, ma voi due? Come
l’avete avuto?- domanda Cornelia intenta a cucire, senza alzare mai lo sguardo
dalla seta.
- Bè…io la mia luna
di cristallo la ricevetti da un medicante- si mette a raccontare Alex – Avevo
compiuto da poco sette anni, ed ero con la Regina Madre nel castello dove
stiamo in primavera.
Quell’uomo, s’era accampato nella pineta vicino al
castello, e io avevo dato l’ordine di non scacciarlo via per alcun motivo, era
un uomo interessante, sapeva tantissime leggende sugli elfi, e sapeva parlare
con gli animali. Aveva la pelle color del miele, sembrava aver la pelle
abbronzata spruzzata di polvere d’oro e i capelli erano bianchissimi, ma il
viso era giovane ed antico allo stesso tempo. Aveva pure i tuoi stessi grandi
occhi di smeraldo, Maia, si fermò alla pineta per alcuni giorni, ma prima di
ripartire mi regalò il mio ciondolo -.
David guarda
imbarazzato gli amici, non ha mai raccontato la storia della sua stella di
ambra:
- Io…io non so bene
chi mi diede il mio ciondolo, successe che dei briganti mi rapirono quando
avevo poco più di un anno, erano i primi d’ottobre di quindici anni fa,
chiedendo un riscatto ai miei genitori, ma poi un uomo avvolto da un mantello
col cappuccio nero, mi riportò a casa, dando in consegna alla polizia i due
malviventi, poi sparì nel nulla,lasciandomi la stella d’ambra, che ho sempre
tenuto addosso come portafortuna.
Ma i miei unici ricordi sono una mano dalla
pelle dorata e lunghe dita affusolate, su cui vi era un grosso anello
metallico, su cui era montata una pietra blu, lucente.-
- Isabella? –
chiede Cornelia smettendo di cucire e tagliando il filo in eccesso e srotolando
lo scampolo che si rivela una gonna estiva, una specie di pareo:
- In che stagione
hai ricevuto il ciondolo?- chiedono in uninsono Alex e Cornelia, la quale,
accorgendonese arrossisce violentemente, guardando il principe; poi abbassando
la testa, scivola giù dal tavolino e portandosi dietro la gonna si chiude nella
cabina-armadio.
- Inverno, l’ho
detto prima. Perché?- chiede Isabella guardando Alex negli occhi blu notte.
- Perché, se questo
è pure il ragionamento di Maia – inizia a spiegare Alexander – I ciondoli ci
sono stati donati uno ciascuno per ogni stagione…e in Anglia ci sono un sacco
di leggende e racconti che parlano del Antico Popolo e del fatto che i druidi
celtici festeggiassero ad ogni cambio di stagione le stagioni stesse con i loro
simboli e i loro guardiani prescelti dagli elfi.-
- Che stai
combinando, bambina?- chiede una voce dolce e matura, interrompendo i loro
ragionamenti, ma pur voltandosi di colpo, non c’è nessuno oltre a loro, e alla
fedele riproduzione di peluche di una tigre siberiana sul letto.
- Un momento e
arrivo!- risponde ad alta voce Cornelia dall’interno dell’armadio – Vai avanti,
Alex è la mia stessa teoria- e subito il giovane principe riprende a parlare:
- Dicevo, per
quanto ne sappiamo noi tre siamo figli di umani, mentre Maia ha molte
probabilità ad essere un’elfa, ossia un entità con potenziale magico superiore
a quello di noi tre uniti…-
-Da cosa lo deduci,
questo, Alex?- chiede Cornelia uscendo dall’armadio, e lasciando a bocca aperta
David e Isabella, mentre si gira pure lui, alex risponde:
- Bè, basta
guardarti- ma poi s’ammutolisce, la ragazza s’è cambiata ed indossa la leggera
gonna di seta sulle mutandine di pizzo nero, mentre il seno è coperto da una
fascia di raso blu alta una ventina di centimetri che le si incrocia sui
piccoli seni, legandosi dietro al collo, ma sul ventre piatto e dorato di
abbronzatura estiva, partendo dall’ombelico c’è un disegno particolare:
sono delle voglie
azzurrine che ricreano perfettamente il disegno di un petalo di rosa, le quali,
disposte a spirale intorno all’ombelico, disegnano una rosa azzurra sulla
pancia.
Cornelia incurante,
torna a sedersi sul tavolino, camminando scalza sulla moquette rossa del
pavimento e spiega:
-Scusate
l’abbigliamento, ma non potevo togliermi la divisa come niente fosse, solo per
farvi vedere il mio segno di “distinzione” la cosiddetta “Rosa blu”…ce l’ho da sempre-
- Da..dove arriva
quel vestito?- chiede stupefatta Isabella
- L’ho finito di
confezionare poco fa, non l’hai visto?- chiede innocente Cornelia – La greca di
perle era l’ultimo dettaglio per finirlo-
-Non dovresti
mostrarti così, in pubblico, piccola mia- parla nuovamente la voce di poco
prima, una voce nettamente maschile, che fa ruotare nuovamente tutti verso il
letto.
A questo ultimo
commento Cornelia sbuffa e s’alza dirigendosi proprio sul letto, e presa la
testa del gigantesco peluche, apre una zip dietro la testa della tigre e
ordina:
- Esci di lì,
Lielios! Ti hanno sentito tutti, ormai… ma non potevi rimanere a casa, stupida
fata?-.
Da dietro al testa
della tigre parte un fuoco d’artificio dalle scintille rosse ed oro che
toccando terra, ma al posto di un tappeto bruciacchiato, c’è un uomo.
L’uomo ha la pelle
color del miele, i capelli sono neri, tagliati corti sulla testa, ma con un
codino intrecciato dietro la nuca. Il viso come il resto del corpo è magro, con
un pizzetto a triangolo sul mento aguzzo e baffi sottili, come Zorro, sotto il
naso.
La fata, è vestito
alla moda, con jeans a vita bassa blu, camicia bianca sbottonata sotto il
collo, cintura e mocassini di pelle nera e il medaglione di un sole d’oro con
gli occhi di rubini, appeso al collo.
Gli occhi sono di
un castano chiaro, quasi dorato, che risaltano sulla pelle scura.
Isabella lo fissa
ammirata, è decisamente affascinante, più di Alex (di cui ha una cotta segreta
da sempre) mentre Cornelia lo guarda con aria di sufficienza, forse quasi
disprezzo e poi dice:
- Isabella, David,
Alexander, vi presento Lielios, principe delle fate di Aiv…gli ho salvato la
vita alcuni anni fa, e da allora è fissato di ricambiarmi il favore, facendomi
da maggiordomo, per poi sposarmi – e qui sibila:
-povero illuso…- e riprendendo il
discorso continua: - Inguaribile Don Giovanni – in quel momento la fata sta
appunto facendo il baciamano a Isabella che arrossisce, e Cornelia provvede a
far cadere Lielios in ginocchio per proseguire la sua presentazione: - Non
resiste mai alla tentazione di provarci con qualsiasi donna o ragazza, quindi
attenta Isabella, ma allo stesso tempo, come avete udito poco fa, è gelosissimo
della sottoscritta, ma è pure l’unico ad avere teorie sui miei genitori e dopo
quello che mi avete raccontato sui ciondoli, sono ancora più forzata a
credergli - e sbuffa nuovamente.
Alex passa lo
sguardo da Lielios a Cornelia e per poco non fa un salto per la sorpresa, i
lunghi capelli non sono più neri, bensì bianco-argentei come i capelli di quel
mendicante che gli donò il ciondolo.
- Maia, che cosa ti
è successo?- esclama, concentrando l’attenzione di tutti sui suoi capelli.
- Cosa?- chiede lei
stessa sorpresa, sbattendo le lunghe ciglia sugli smeraldi che ha per occhi.
- Hai i capelli
bianchi! – esclama a sua volta David, mentre Isabella sottovoce commenta: “Che
figata!”
- Uffaaa…- Sbuffa
nuovamente la ragazzina prendendosi una ciocca, facendo tornare tutti i capelli
neri e spiega:
- I miei capelli
bianchi sono naturali, ma Lielios nelle sue trasformazioni “esplosive”, visto
che ama far scena, annulla l’effetto del mio incantesimo di colore, mia madre
un tempo usava tinte naturali, per non preoccupare mezzo mondo, anche se
ritorno normale, cioè con i capelli bianchi anche quando accedo a luoghi
magici, anzi, torno pure con pelle chiara e orecchie a punta-.
- Come una degna
figlia di Elianne, la bella Regina degli elfi del Nord – commenta con
entusiasmo Lielios sedendosi sul letto – La stessa persona che ti ha dato quel
ciondolo, dolce Isabella…mentre voi due, avete ricevuto i vostri amuleti dal Re
degli elfi del deserto, il potente Galov. Le due più importanti case regnanti
del mondo elfico e magico, e Maia in quanto loro figlia ne porta i segni: la
“Rosa blu” della famiglia di Elianne e la pietra blu della casata di Galov nel
suo amuleto.
Cornelia o Maia,
scegliete voi come chiamarla non è altri che il frutto dell’amore tra Galov ed
Elianne, il che fa di lei, la sesta principessa figlia di Elianne da Aniana, e
la futura regina di Amaranta, in quanto unica figlia di Galov.
Vedete il blu è il
colore del potere degli elfi, come per noi fate è il rosso, per le creature del
sottosuolo come nani e gnomi è il cristallo, per gli spiriti è il viola e l’ambra
lo è per le creature marine quali sirene e simili.
La vostra teoria
non è completamente errata, solo che non contavate il sottoscritto.
Le essenze magiche
sulla Terra sono cinque ed io ho ricevuto questo medaglione da re Galov in
ritorno dall’Anglia alla fine dell’anno di nascita di Maia. Esattamente a
mezzanotte di capodanno. Sedici anni fa-.
- A me sta storia
però non me l’hai mai raccontata- commenta Cornelia imbronciata, ma la fata
spiega:
- Dovevamo trovare
gli altri guardiani, non c’era tempo per simili frivolezze, mia principessa-
- Altri guardiani?-
chiede David insieme a Isabella.
- Vedete…- inizia a
raccontare Lielios – Negli ultimi vent’anni, l’energia magica del pianeta ha
iniziato a perdere colpi e gli effetti su quella che voi umani chiamate Natura
sono stati disastrosi: buco dell’ozono, effetto serra, tsunami e terremoti
sempre più distruttivi.
Normalmente eravamo
noi creature magiche a frenare gli errori umani, ma calando l’intensità della
magia dell’equilibrio, abbiamo perso il controllo dell’equilibrio terrestre.
Pensateci… gli spiriti controllano l’aria,le fate, il fuoco e quindi i vulcani,
sorgenti termiche e così via, gli gnomi la terra, le creature marine l’acqua e
gli elfi la natura viva in ogni sua forma dagli umani alle piante, la vita
insomma.
Ogni un certo quantitativo
di secoli, vengono eletti dei nuovi guardiani, che suppliscono a proteggere le
varie energie e razze. Elianne e Galov sono ed erano due degli ultimi
guardiani, insieme a mia zia Zoara, la regina delle Fate di Aiv, per dirne una.
Ma una predizione molto antica disse a loro di dare alla luce una figlia che li
avrebbe sostituiti nei loro dovere, insieme ad altri quattro nuovi guardiani
che loro stessi avrebbero incontrato sulla via del ritorno. L’unione delle
razze di elfi del ghiaccio e del deserto avrebbe dato vita alla principessa
elfica più potente di tutti i tempi, in grado di guidare i propri compagni e
fronteggiare il male assoluto insieme agli altri quattro. Ed ora eccoci qui
riuniti, e non credete che la scelta sia stata fatta a caso, siete stati
prescelti per salvare la vita sulla terra!-
Il suono di un gong
risuona per tutto il castello, scuotendo da mille pensieri i cinque guardiani
dell’equilibrio, che sussultano.
-E’ la cena!-
esclama David balzando in piedi.
-E’ già passato
così tanto tempo?- commenta Alex frastornato, ma Isabella, prende in mano la
situazione:
-Guardiani,o non
guardiani, noi dobbiamo scendere. Alex, David voi scendete pure, io aiuto
Cornelia a cambiarsi!- i due ragazzi annuiscono ed escono sbattendo la porta,
mentre Cornelia ordina alla fata:
- Lielios, apri la
finestra e fatti un giro, non c’è più bisogno di te per ora- la fata sfodera un
bel sorriso, poi, con un inchino risponde:
-Si! Mia signora-
apre la finestra e tramutato in pettirosso, vola fuori verso il cortile del
castello.
Nessun commento:
Posta un commento