sabato 19 gennaio 2013

CAPITOLO 3


Capitolo 3

Cornelia nel frattempo, ripresasi dalla figuraccia fatta, aveva inserito il cd, contenete le “Quattro stagioni” di Vivaldi, nell’impianto stereo, ed ora si lasciava cullare dalla musica, seduta a gambe incrociate sul letto mentre si spazzola i lunghi capelli.

Ama proprio questo compositore Itano, anzi, ama molto l’Itan, in particolare Venexia, dove vive un prozio di papà,  un arzillo vecchietto appassionato del teatro goldoniano.

Improvvisamente bussano alla porta, e dimentica di essere ormai a scuola e non alla villa di Sannaire, risponde:
- Avanti! Entra che è aperto…- la porta s’apre, e si richiude con gentilezza.

Corny ha un sussulto quando alza gli occhi.

Un uomo con i capelli neri, lisci, lunghi fino alle spalle, gli occhi blu e la pelle chiara, è davanti al letto.

Il giovane veste la divisa maschile dell’istituto: camicia bianca, gilet verde smeraldo con ricamato sul cuore un quadrifoglio d’argento, pantaloni di jeans neri e mocassini di pelle dello stesso colore dei jeans.

Alexander in oltre porta un piccolo cerchio d’oro al lobo sinistro e una catenina d’argento al collo da cui pende una falce di luna di cristallo.

- O-oberon, avete udito il mio canto?- chiede timidamente la ragazzina, Alex sorride dolcemente e scuotendo la testa risponde:
-Purtroppo no, mio piccolo usignolo del tempio della luna e del sole…non sono il Re delle fate, anche se forse in futuro sarò il Re di Anglia…permettetemi di presentarmi, mia dolce Cornelia - e qui fa un breve inchino – io sono il Principe Alexander XII di Dolio, erede al trono di Anglia, terre dove le cronache indicano la vostra nascita-.

Cornelia lascia la spazzola sul letto, e scesa da esso, gli fa riverenza con la gonna della divisa scolastica dicendo:
-E’ un onore conoscervi, mio principe, non sapevo che l’istituto di mia nonna vantasse di allievi così ben noti e di tale calibro-

Alex l’osserva, è alta quanto lui, e lui è già un metro e ottantacinque, ora comprende perché sia lui, che gli altri, l’avevano scambiata per una diciottenne…è alta, è bella, anche se non ha particolari curve…come invece le ha Isabella…ma forse non le avrà mai, il suo corpo snello, gli ricorda quello degli elfi descritti negli antichi poemi.
- A cosa devo la vostra visita?- chiede docilmente Cornelia
- Ah, si…perdonatemi, mi stavo perdendo nella vostra bellezza…non sarete Titana, come io non sono Oberon, ma il vostro viso supera di gran lungo il volto della regina delle fate!-
- Alexander, vi prego, non esagerate…io sono una semplice orfanella, anche se qualcuno, dice che io sia un elfa -
- Ti prego, chiamami Alex e dammi del tu…non amo molto l’etichetta-.

Cornelia sorride solare e risponde:
-Nemmeno io, ma mia madre me l’ha fatto imparare, ma non ne stravedo, per l’etichetta, intendo. Comunque…davvero, perché sei qui?-
- ti ho riportato il tuo fermaglio, l’hai perso, quando mi sei venuta addosso prima- e glielo porge
- Oh! Grazie!- esclama la ragazza, legandosi i capelli in una coda alta – e scusami per poco fa, non sono abituata ad avere pubblico durante le mie esecuzioni, e mi avete preso alla sprovvista con quegli applausi…

A dir la verità, non parlo molto con gli altri, normalmente…è già molto strano che riesca a mettere in fila, due parole, con te…Alex -
- Bè, diciamo, che sia io, che David ed Isabella, siamo rimasti notevolmente colpiti da te…ti avevamo scambiato per una del terzo anno, come Isabella.-
-Veramente…Alex…io SONO del terzo anno-
- No, aspetta un attimo…tu hai sedici anni!-
- conta pure quindici…dato che il mio compleanno non è ancora passato, ma la preparazione scolastica che ho ricevuto in tutti questi anni, mi permette di accedere direttamente al terzo livello…gli adulti non a caso, mi chiamano il “novello Mozart”, ma le mie capacità mentali vanno ben oltre la semplice musica… con i miei genitori adottivi ho girato praticamente mezzo mondo ed è anche per questo, che conosco e parlo quindici lingue, oltre al Feryano e all’Anglo.
Ho imparato di tutto: dallo sventrare un pesce a datare l’età di un manoscritto con il carbonio 14…ma non amo mettermi in mostra, per cui nei test che mi ha proposto nonna Jenna, ho compilato il sufficiente per accedere al terzo livello d’istruzione, dopotutto, il mio aspetto cela benissimo, la mia reale età-
-Lo devo dire, Cornelia, mi hai lasciato senza parole-
-Uhm.. ti posso chiedere un favore, Alex?-
-Dimmi-
-Io…odio il mio nome, Cornelia non mi piace proprio…quindi preferisco farmi chiamare nel nome con cui cambierò quello attuale appena sarò maggiorenne, ossia Maia-
-Perché Maia?-
-Perché Maia è il nome che alcuni attribuiscono a Madre Natura, e io con piante ed animali ci parlo, li so curare…e non do come ci riesco, ma loro sono in grado di comprendere le mie parole-.

Alex sfodera un sorriso seducente ed esclama:
-Allora sei proprio un elfa! Senti, non devi scusarti per questa tua capacità, perché ti credo…anche noi, cioè: Io, David ed Isabella abbiamo facoltà particolari. Ad esempio la telepatia, l’evocazione degli elementi e vedendo l’aura magica intorno a te, mentre suonavi poco fa, sono venuto a chiederti di entrare nel nostro gruppo di studio della magia, oltre a riportarti il fermaglio, ovviamente. Per tutta la scuola siamo semplicemente il club di musica e la nostra tutor è miss Catherine Linvor, pure lei è una maga, come Isabella. Oltre che un ottima insegnate di musica, ma tranquilla, non vogliamo risposte affrettate…- poi si sente un forte raschiare sul fondo della porta d’ingresso della stanza, e Alex scuotendo la testa ed alzandosi dice: - Mio dio, ragazzi!-.

Quando apre la porta, accucciati per terra vi sono Isabella e David, che si rialzano in retta, ed entrano chiudendosi la porta alle spalle.
- Da quanto tempo, siete lì fuori?- tuona Alex, arrossendo in viso.
-Da quando?- ripete Isabella guardandosi le unghie della mano sinistra – Dunque… dopo mezz’ora che non eri ancora tornato, mio caro Alex – sottolinea con un ghigno malizioso.
-Ma dai, sarò venuto in questa stanza, meno di un quarto d’ora fa!- risponde Alex recuperando un po’ di contegno, mentre David, vedendo il volto del compagno di stanza, ammette subito:
- Eravamo già lì quando lei ti ha chiesto di chiamarla Maia – Isabella gli lancia uno sguardo furente, voleva tenere Alexander un po’ sulle spine.

Cornelia osserva curiosa i due nuovi arrivati.

Isabella è la ragazza del terzo anno, è poco più bassa di lei, ad occhio e croce, un metro e settanta, ha i capelli rossi, come le foglie dell’acero in autunno e leggermente ondulati tagliati cortissimi e sollevati in una cresta punk con il gel.

I suoi occhi sono verde chiaro,come i prati su cui, da ragazzina, Cornelia , era abituata a correre in estate…la pelle è chiarissima, tipica per i rossi di capelli, i tratti sono dolci ed aggraziati, il corpo prosperoso, ed al collo ha una foglia di rovere d’argento, con una perla di colore viola metallizzato all’attaccatura del picciolo alla foglia.

David è alto quanto Cornelia ed Alex, ma rispetto ad Alex è più magro e muscoloso, ma senza far trasparire le forme al disotto della divisa. 
La sua carnagione è olivastra e la pelle abbronzata, tipica degli Itani dopo l’estate; ha i capelli e gli occhi bruni, i capelli sono leggermente mossi, mentre il viso in perfetto contrasto con le bellezza nordica di Isabella, ha i tratti duri e seducenti tipici delle Isole Itane, particolari per l’appunto dell’Isola Salia, e una bruna ombra di baffi.

- Maia? Maia!!! – la chiama qualcuno.
-Eh? Si…- i suoi nuovi tre amici hanno smesso di bisticciare e la stanno fissando, come al solito s’è persa tra i suoi pensieri e le sue riflessioni: - Scusate…stavo pensando-.
-Anche a proposito della mia proposta di entrare nel club?- chiede quasi speranzoso Alex.

Cornelia scende dal letto...David ed Isabella osservano meravigliati la figura alta e slanciata, mentre lei, incurante, passeggia davanti a loro incurante:
- Dunque, se io sono un elfa…voi cosa siete?- si ferma di punto in bianco davanti ad Isabella, le due ragazze si scambiano profondi sguardi nel profondo degli occhi, Isabella nota meravigliata che in quei due pozzi di smeraldo ci sia così tanta forza, coraggio e soprattutto innocenza.

-Tu…Alex mi ha detto che sei una maga, ma il tuo viso mi dice che vieni da Creid, dal profondo Nord, le maghe del nord sono molto apprezzate in tutto il mondo, lo sai? Mentre… tu…- dice spostando lo sguardo su David che arrossisce: - Tu, David sei fin troppo facile da indovinare, tu sei un umano di Salia, una delle due grandi Isole di Itan, la più vicina a Freya –.
-Da cosa l’hai capito?- chiede sorpreso David. 

Cornelia sorride dolcemente:
-Sono stati i tuoi occhi a dirmelo, i tuoi occhi sono per forza occhi di un abitante Saliano, vi arde il fuoco del vostro caldo sole e della vostra indipendenza…oltre che il tuo viso denota i tratti tipici degli isolani Itani –
- Wow! – esclama David seriamente colpito dall’analisi della ragazzina, la quale di punto in bianco, dopo aver osservato le reazioni dei suoi ospiti, fa un breve inchino e saluta con voce nettamente più seria:
- Benvenuti fratelli…metto le mie stanze e le mie conoscenze a vostra disposizione… accomodatevi…-


Detto questo, i ragazzi si distribuiscono nell’area salotto della camera, o meglio: Alex, David ed Isa, si siedono su divano e poltrona, mentre Cornelia, si siede a gambe incrociate sul tavolino da caffè davanti a loro, con in grembo, quello che pare uno scampolo di seta blu, in mano ago a filo e di lato sul ripiano una scatola di perline argentate.

- Allora? Che cosa volevate dirmi?- chiede iniziando a ricamare un orlo dello scampolo, e poi aggiunge alzando lo sguardo – Volevo dire…avete la faccia di persone che hanno qualcosa da dire o da chiedere…perdonatemi se sto lavorando, ma non riesco a rimanere a lungo senza fare qualcosa con le mani…è più forte di me!-

-Dunque…- inizia a dire Isabella – Tu hai sedici anni, vero?-
-I miei genitori adottivi, hanno scelto come data del mio compleanno, la data del mio ritrovamento, ma dato che l’equinozio d’autunno non è ancora arrivato, posso risponderti che in verità, ho ancora quindici anni-
- Allora, è il tuo primo anno al Quadrifoglio- commenta David quasi speranzoso –E quindi sei del primo livello, vero?- Cornelia scuote il capo:
-Si, questo è il primo anno scolastico che passo al Quadrifoglio, a dire il vero, il primo in una scuola fissa, perché fin ora ho seguito mia madre in giro x il mondo ed era lei la mia insegnante, ma proprio perché ho iniziato a studiare dall’età di tre anni, che ormai il mio livello di studi è pari al tuo Isabella, infatti nonna Jenna, mi ha fatto accedere direttamente alla classe terza.-
Isabella non ascolta, i suoi occhi sono fissi sulle mani della ragazzina, che fanno entrare ed uscire l’ago nella seta, disegnando con un ricamo di perle, una particolare greca.

Quel disegno perfetto, calcolato nei minimi dettagli, l’aveva già visto, molti anni prima…

Creid è l’ultima lingua di terra fertile prima dei ghiacci perenni del Polo Nord…erano passati ormai quindici anni da quel giorno…era una donna…e lei aveva poco più di due anni…ma ora che ci rifletteva, quella donna poteva pure non essere umana, era stata ospitata dalla sua bisnonna.

Aveva la pelle bianchissima, i capelli erano neri come le piume di corvo e gli occhi blu come il cielo notturno del nord.

Aveva una bella voce e le aveva regalato quella foglia di rovere d’argento…da allora aveva iniziato a fare magie..magie più potenti di quelle naturali che faceva la bisnonna nel suo paesino, era diventata la “Piccola strega del Grande Nord” poi, i genitori l’avevano riportata alla “civiltà” come dicevano loro, e aveva dimenticato i suoi poteri, finché non aveva rivisto un suo lontano cugino a scuola: Alexander XII di Dolio.

E quella bella signora, vestiva, malgrado il freddo, una camicia di cotone bordata con la stessa greca di Maia, nascosta al di sotto di un gilet di cuoio foderato di pelliccia.

Ancora assorta nei ricordi, con un filo di voce, Isabella chiede:
-Maia? Da dove hai preso il disegno che stai ricamando?-
Cornelia sorride con tenerezza osservando il disegno appena trapunto sulla seta e risponde:
- E’ la decorazione delle fasce e della coperta che avevo addosso quando mi trovarono sulla pietra dell’altare di Stonehenge, la impongo su ogni mia creazione,nella speranza che qualcuno un giorno la riconosca, e magari i miei veri genitori mi potranno ritrovare… Perché me lo chiedi? Lo hai già visto?-
- Si, credo… ma è stato tanto tempo fa…era sugli abiti di una donna bellissima, o che almeno ai tempi, mi era sembrata bella ed elegante come una regina. Andava a Nord, verso i ghiacci perenni, non la rividi mai più, ma mi lasciò questo ciondolo d’argento.-

- Ma… Isabella, quel ciondolo non è pure il tuo amuleto magico?- chiede David dubbioso
- Esatto…E ci scommetterei la testa che quella donna fosse un’elfa, e forse pure la madre naturale di Cornelia…quando l’incontrai, fu l’inverno di quindici anni fa – risponde Isabella convinta.
- Voi tre siete tutti maghi, grazie ad un amuleto magico che presumo sia riposto nei vostri ciondoli, vero? Isabella ci ha raccontato come l’ha ricevuto, ma voi due? Come l’avete avuto?- domanda Cornelia intenta a cucire, senza alzare mai lo sguardo dalla seta.
- Bè…io la mia luna di cristallo la ricevetti da un medicante- si mette a raccontare Alex – Avevo compiuto da poco sette anni, ed ero con la Regina Madre nel castello dove stiamo in primavera. 
Quell’uomo, s’era accampato nella pineta vicino al castello, e io avevo dato l’ordine di non scacciarlo via per alcun motivo, era un uomo interessante, sapeva tantissime leggende sugli elfi, e sapeva parlare con gli animali. Aveva la pelle color del miele, sembrava aver la pelle abbronzata spruzzata di polvere d’oro e i capelli erano bianchissimi, ma il viso era giovane ed antico allo stesso tempo. Aveva pure i tuoi stessi grandi occhi di smeraldo, Maia, si fermò alla pineta per alcuni giorni, ma prima di ripartire mi regalò il mio ciondolo -.

David guarda imbarazzato gli amici, non ha mai raccontato la storia della sua stella di ambra:
- Io…io non so bene chi mi diede il mio ciondolo, successe che dei briganti mi rapirono quando avevo poco più di un anno, erano i primi d’ottobre di quindici anni fa, chiedendo un riscatto ai miei genitori, ma poi un uomo avvolto da un mantello col cappuccio nero, mi riportò a casa, dando in consegna alla polizia i due malviventi, poi sparì nel nulla,lasciandomi la stella d’ambra, che ho sempre tenuto addosso come portafortuna. 
Ma i miei unici ricordi sono una mano dalla pelle dorata e lunghe dita affusolate, su cui vi era un grosso anello metallico, su cui era montata una pietra blu, lucente.-

- Isabella? – chiede Cornelia smettendo di cucire e tagliando il filo in eccesso e srotolando lo scampolo che si rivela una gonna estiva, una specie di pareo:
- In che stagione hai ricevuto il ciondolo?- chiedono in uninsono Alex e Cornelia, la quale, accorgendonese arrossisce violentemente, guardando il principe; poi abbassando la testa, scivola giù dal tavolino e portandosi dietro la gonna si chiude nella cabina-armadio.
- Inverno, l’ho detto prima. Perché?- chiede Isabella guardando Alex negli occhi blu notte.
- Perché, se questo è pure il ragionamento di Maia – inizia a spiegare Alexander – I ciondoli ci sono stati donati uno ciascuno per ogni stagione…e in Anglia ci sono un sacco di leggende e racconti che parlano del Antico Popolo e del fatto che i druidi celtici festeggiassero ad ogni cambio di stagione le stagioni stesse con i loro simboli e i loro guardiani prescelti dagli elfi.-

- Che stai combinando, bambina?- chiede una voce dolce e matura, interrompendo i loro ragionamenti, ma pur voltandosi di colpo, non c’è nessuno oltre a loro, e alla fedele riproduzione di peluche di una tigre siberiana sul letto.

- Un momento e arrivo!- risponde ad alta voce Cornelia dall’interno dell’armadio – Vai avanti, Alex è la mia stessa teoria- e subito il giovane principe riprende a parlare:
- Dicevo, per quanto ne sappiamo noi tre siamo figli di umani, mentre Maia ha molte probabilità ad essere un’elfa, ossia un entità con potenziale magico superiore a quello di noi tre uniti…-
-Da cosa lo deduci, questo, Alex?- chiede Cornelia uscendo dall’armadio, e lasciando a bocca aperta David e Isabella, mentre si gira pure lui, alex risponde:
- Bè, basta guardarti- ma poi s’ammutolisce, la ragazza s’è cambiata ed indossa la leggera gonna di seta sulle mutandine di pizzo nero, mentre il seno è coperto da una fascia di raso blu alta una ventina di centimetri che le si incrocia sui piccoli seni, legandosi dietro al collo, ma sul ventre piatto e dorato di abbronzatura estiva, partendo dall’ombelico c’è un disegno particolare:
sono delle voglie azzurrine che ricreano perfettamente il disegno di un petalo di rosa, le quali, disposte a spirale intorno all’ombelico, disegnano una rosa azzurra sulla pancia.

Cornelia incurante, torna a sedersi sul tavolino, camminando scalza sulla moquette rossa del pavimento e spiega:
-Scusate l’abbigliamento, ma non potevo togliermi la divisa come niente fosse, solo per farvi vedere il mio segno di “distinzione” la cosiddetta “Rosa blu”…ce l’ho da sempre-
- Da..dove arriva quel vestito?- chiede stupefatta Isabella
- L’ho finito di confezionare poco fa, non l’hai visto?- chiede innocente Cornelia – La greca di perle era l’ultimo dettaglio per finirlo-
-Non dovresti mostrarti così, in pubblico, piccola mia- parla nuovamente la voce di poco prima, una voce nettamente maschile, che fa ruotare nuovamente tutti verso il letto.

A questo ultimo commento Cornelia sbuffa e s’alza dirigendosi proprio sul letto, e presa la testa del gigantesco peluche, apre una zip dietro la testa della tigre e ordina:
- Esci di lì, Lielios! Ti hanno sentito tutti, ormai… ma non potevi rimanere a casa, stupida fata?-.

Da dietro al testa della tigre parte un fuoco d’artificio dalle scintille rosse ed oro che toccando terra, ma al posto di un tappeto bruciacchiato, c’è un uomo.

L’uomo ha la pelle color del miele, i capelli sono neri, tagliati corti sulla testa, ma con un codino intrecciato dietro la nuca. Il viso come il resto del corpo è magro, con un pizzetto a triangolo sul mento aguzzo e baffi sottili, come Zorro, sotto il naso.

La fata, è vestito alla moda, con jeans a vita bassa blu, camicia bianca sbottonata sotto il collo, cintura e mocassini di pelle nera e il medaglione di un sole d’oro con gli occhi di rubini, appeso al collo.

Gli occhi sono di un castano chiaro, quasi dorato, che risaltano sulla pelle scura.

Isabella lo fissa ammirata, è decisamente affascinante, più di Alex (di cui ha una cotta segreta da sempre) mentre Cornelia lo guarda con aria di sufficienza, forse quasi disprezzo e poi dice:
- Isabella, David, Alexander, vi presento Lielios, principe delle fate di Aiv…gli ho salvato la vita alcuni anni fa, e da allora è fissato di ricambiarmi il favore, facendomi da maggiordomo, per poi sposarmi – e qui sibila:
-povero illuso…- e riprendendo il discorso continua: - Inguaribile Don Giovanni – in quel momento la fata sta appunto facendo il baciamano a Isabella che arrossisce, e Cornelia provvede a far cadere Lielios in ginocchio per proseguire la sua presentazione: - Non resiste mai alla tentazione di provarci con qualsiasi donna o ragazza, quindi attenta Isabella, ma allo stesso tempo, come avete udito poco fa, è gelosissimo della sottoscritta, ma è pure l’unico ad avere teorie sui miei genitori e dopo quello che mi avete raccontato sui ciondoli, sono ancora più forzata a credergli -  e sbuffa nuovamente.

Alex passa lo sguardo da Lielios a Cornelia e per poco non fa un salto per la sorpresa, i lunghi capelli non sono più neri, bensì bianco-argentei come i capelli di quel mendicante che gli donò il ciondolo.
- Maia, che cosa ti è successo?- esclama, concentrando l’attenzione di tutti sui suoi capelli.
- Cosa?- chiede lei stessa sorpresa, sbattendo le lunghe ciglia sugli smeraldi che ha per occhi.
- Hai i capelli bianchi! – esclama a sua volta David, mentre Isabella sottovoce commenta: “Che figata!”
- Uffaaa…- Sbuffa nuovamente la ragazzina prendendosi una ciocca, facendo tornare tutti i capelli neri e spiega:
- I miei capelli bianchi sono naturali, ma Lielios nelle sue trasformazioni “esplosive”, visto che ama far scena, annulla l’effetto del mio incantesimo di colore, mia madre un tempo usava tinte naturali, per non preoccupare mezzo mondo, anche se ritorno normale, cioè con i capelli bianchi anche quando accedo a luoghi magici, anzi, torno pure con pelle chiara e orecchie a punta-.
- Come una degna figlia di Elianne, la bella Regina degli elfi del Nord – commenta con entusiasmo Lielios sedendosi sul letto – La stessa persona che ti ha dato quel ciondolo, dolce Isabella…mentre voi due, avete ricevuto i vostri amuleti dal Re degli elfi del deserto, il potente Galov. Le due più importanti case regnanti del mondo elfico e magico, e Maia in quanto loro figlia ne porta i segni: la “Rosa blu” della famiglia di Elianne e la pietra blu della casata di Galov nel suo amuleto.

Cornelia o Maia, scegliete voi come chiamarla non è altri che il frutto dell’amore tra Galov ed Elianne, il che fa di lei, la sesta principessa figlia di Elianne da Aniana, e la futura regina di Amaranta, in quanto unica figlia di Galov.

Vedete il blu è il colore del potere degli elfi, come per noi fate è il rosso, per le creature del sottosuolo come nani e gnomi è il cristallo, per gli spiriti è il viola e l’ambra lo è per le creature marine quali sirene e simili.

La vostra teoria non è completamente errata, solo che non contavate il sottoscritto.

Le essenze magiche sulla Terra sono cinque ed io ho ricevuto questo medaglione da re Galov in ritorno dall’Anglia alla fine dell’anno di nascita di Maia. Esattamente a mezzanotte di capodanno. Sedici anni fa-.
- A me sta storia però non me l’hai mai raccontata- commenta Cornelia imbronciata, ma la fata spiega:
- Dovevamo trovare gli altri guardiani, non c’era tempo per simili frivolezze, mia principessa-
- Altri guardiani?- chiede David insieme a Isabella.
- Vedete…- inizia a raccontare Lielios – Negli ultimi vent’anni, l’energia magica del pianeta ha iniziato a perdere colpi e gli effetti su quella che voi umani chiamate Natura sono stati disastrosi: buco dell’ozono, effetto serra, tsunami e terremoti sempre più distruttivi.

Normalmente eravamo noi creature magiche a frenare gli errori umani, ma calando l’intensità della magia dell’equilibrio, abbiamo perso il controllo dell’equilibrio terrestre. Pensateci… gli spiriti controllano l’aria,le fate, il fuoco e quindi i vulcani, sorgenti termiche e così via, gli gnomi la terra, le creature marine l’acqua e gli elfi la natura viva in ogni sua forma dagli umani alle piante, la vita insomma.

Ogni un certo quantitativo di secoli, vengono eletti dei nuovi guardiani, che suppliscono a proteggere le varie energie e razze. Elianne e Galov sono ed erano due degli ultimi guardiani, insieme a mia zia Zoara, la regina delle Fate di Aiv, per dirne una. Ma una predizione molto antica disse a loro di dare alla luce una figlia che li avrebbe sostituiti nei loro dovere, insieme ad altri quattro nuovi guardiani che loro stessi avrebbero incontrato sulla via del ritorno. L’unione delle razze di elfi del ghiaccio e del deserto avrebbe dato vita alla principessa elfica più potente di tutti i tempi, in grado di guidare i propri compagni e fronteggiare il male assoluto insieme agli altri quattro. Ed ora eccoci qui riuniti, e non credete che la scelta sia stata fatta a caso, siete stati prescelti per salvare la vita sulla terra!-

Il suono di un gong risuona per tutto il castello, scuotendo da mille pensieri i cinque guardiani dell’equilibrio, che sussultano.

-E’ la cena!- esclama David balzando in piedi.
-E’ già passato così tanto tempo?- commenta Alex frastornato, ma Isabella, prende in mano la situazione:
-Guardiani,o non guardiani, noi dobbiamo scendere. Alex, David voi scendete pure, io aiuto Cornelia a cambiarsi!- i due ragazzi annuiscono ed escono sbattendo la porta, mentre Cornelia ordina alla fata:

- Lielios, apri la finestra e fatti un giro, non c’è più bisogno di te per ora- la fata sfodera un bel sorriso, poi, con un inchino risponde:
-Si! Mia signora- apre la finestra e tramutato in pettirosso, vola fuori verso il cortile del castello.

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