lunedì 21 gennaio 2013

CAPITOLO 6


Capitolo 6

Un sussurro, una specie di respiro vicino al suo orecchio, Alexander inizia a tornare alla realtà.
Perso nei suoi pensieri, sulle mille rivelazioni di quella giornata, deve essersi addormentato, ma quel respiro vicino a lui, deve senz’altro la piccola elfa che gli sta dormendo accanto, ma poi, qualcosa, qualcuno gli posa le labbra calde sulle sue, allora spalanca  gli occhi sorpreso e spaventato sbracciandosi, ma accanto a lui sente solo le lenzuola, qualcosa nel buio si muove ed allontana da lui, verso il fondo del letto, con grandi iridi verdi che splendono nel buio.
- M-maia?- balbetta sorpreso cercando il pulsante della luce, ma lo interrompe una specie di mugolio e la voce rotta da dei profondi respiri di Cornelia dice:
- S-scusa…non accendere la luce, non voglio che mi vedi in questo stato.-
Alexander cerca di muoversi verso di lei alla cieca, ma lei ordina:
- Fermati lì!- e poi con una specie di singhiozzo – Cavoli, mi devo essere trasformata mentre sognavo, e questo non è certo il modo in cui tu mi dovresti vedere. E ho pure tentato di baciarti, scema,scema che sono!-
- Perché non posso accendere la luce?-
- Diciamo che sono in modalità notturna, vedo al buio, e s’accendi mi accechi, oltre che non sono in una mise accettabile, ma per tornare normale, mi ci vorrà un po’ di tempo.-
- Che ti è successo?-
- Sono tornata elfa, ecco tutto, accidenti a me e i miei sogni sul mio cavaliere…- borbotta Cornelia.
Alexander curioso accende la luce fulmineo, e con un mugolio Maia si copre gli occhi con le mani, e il giovane principe quasi non la riconosce, la pelle chiara, la rosa azzurra sulla pancia, le lunghe gambe da modella, e il petto prima piano, pare scoppiare sotto la camicia da notte, quasi sicuramente è una quinta di seno, e le mani affusolate, che coprono gli occhi hanno lunghi artigli azzurri, al posto delle unghie.
I capelli sono bianco-argento, con le orecchie elfiche che spuntano tra le ciocche, le labbra sono più rosse del solito sulla pelle chiara.
Lunghe ciglia nere, iniziano a farsi strada tra le dita, mentre la piccola elfa abituandosi alla luce scopre il viso dalle mani, le sopracciglia, sottilissime, sono di un biondo platino, e il viso è più affilato di prima, anche se rimane proporzionato al corpo. E quegli occhi di smeraldo brillano una luce tremolante, umida, di timidezza e innocenza.
- Chiudi quella bocca, non è gentile- ringhia Cornelia vedendo lo sguardo di lui sul suo corpo.
- Scusa, scusa, spengo subito la luce - dice lui voltandosi verso l’interruttore della lampada.
- Lascia stare, ormai ha già visto tutto quello che non dovevi vedere- dice balzando giù dal letto, e cerca di aprire la cabina-armadio, ma gli artigli grattano sulla porta – Uffa!- brontola, e distendo davanti a se le mani, gli artigli diminuiscono fino a diventare della semplici unghie pallide.
Finalmente riesce ad entrare nel armadio, e torna con i capelli e sopracciglia nuovamente neri, con indosso una lunga maglia nera a mezze maniche, abbastanza ampia da celare tutte quelle curve.
- Va meglio?- chiede Alex, cercando di nascondere sotto le coperte il rigonfio nei pantaloni.
Cornelia fa cenno di si con testa., e ritorna sul letto a gattoni, per rimettersi sotto le coperte, Alex spegne di nuovo la luce.
- Comunque, non è così che si bacia- dice Alexander
- Non è un mio problema, no ho mai avuto, bisogno di baciare sulla bocca nessuno-
- Bè, c’è sempre una prima volta- ennesima pausa di silenzio imbarazzante, ormai era un abitudine, per quella sera. Ma sotto le coperte, forse consapevole delle innumerevoli pause imbarazzanti Cornelia inizia a ridacchiare.
- Che hai da ridere?- chiede Alexander mezzo confuso, voltando la testa verso di lei, gli occhi verdi socchiusi brillano ancora nel buio.
- Rido perché ho tentato di baciarti, quando prima di addormentarmi ho detto che mai e poi mai avrei desiderato di averti al mio fianco come principe azzurro- e continua a ridere, con le labbra tappate dalle coperte.
- Non vedo nessun motivo per ridere- risponde Alex arrossendo nel  buio, ed avvicinandosi a lei: - Perché non mi vorresti per nulla al mondo?-
- Perché l’etichetta di corte è una palla- risponde Maia  girandosi di fianco, e voltandogli la schiena.
- Su questo hai ragione- asserisce il guardiano delle creature del sottosuolo, ormai accanto a lei
- E poi, perché sei troppo prevedibile, oltre che troppo in vista, vai bene come amico, ma come fidanzato proprio no!- e dicendo così si rivolta di nuovo verso di lui, ma se lo trova davvero faccia a faccia, Maia cerca di allontanarsi, ma Alex le cinge le spalle, e le sussurra all’orecchio:
- Allora come amico, lasciami insegnarti a baciare bene- e senza attendere un risposta le tappa le labbra con le sue. Cornelia, smette di divincolarsi, e cercare di fuggire e dischiude le labbra, mentre lui, le infila la lingua in bocca. Poco dopo, quando il lungo bacio, termina, riprendendo a respirare con la bocca, Maia s’assopisce mentre stringe il suo corpo contro quello di Alexander.

Un profumo muschiato riporta Alex al presente, e ascolta con il tocco delle mani, il corpo che si modifica nuovamente tornando quello di una ragazzina, confuso, per quello che ha appena fatto, come se non fosse stato lui a rubarle il suo primo bacio.

Non sa proprio cosa gli ha preso…è tutto così strano, l’ha avuta, nella sua purezza, ha avuto il suo primo bacio, mentre la piccola elfa, ha tenuto le sue mani lontane dal suo corpo.
Ma ora la desidera ancora, non in una notte fugace, eppure sente di doverla proteggere dal desiderio degli umani. In contrasto con sé stesso, diviso tra amicizia e quel colpo di fulmine di quel tardo pomeriggio in cui l’ha udita cantare.
Diviso tra un esserle fratello e sperare di esserle amante, si perde nuovamente nei suoi pensieri, mentre la stringe a se in un abbraccio paterno.

Lui, lui è il principe ereditario. Lui a soli ventidue anni ne ha avute tante di ragazze, ne ha amate veramente forse poche, ma lei, con un semplice bacio l’aveva cambiato.
La piccola elfa è pure sei anni più giovane di lui, è praticamente un pedofilo.
In passato, magari, sarebbe stato pure accettabile che si amassero, un tempo le donne si sposavano presto, ma ora, rischia di creare scandali, eppure, non riesce a sciogliere quel abbraccio che tiene al sicuro quel fragile cucciolo di elfo. Non riesce più a levarle gli occhi di dosso, da quando si sono incontrati.

Le daghe di legno del letto scricchiolano, quando Alex, deciso di andare a dormire sul divano, sposta il suo peso, ma una morsa gentile e tenace gli blocca il braccio desto, gli occhi di Cornelia sono di nuovo spalancati nel buio della notte, e , come dotati di luce propria mandano riflessi verdi sui capelli tornati bianchi:
- Vuoi andartene? Vuoi andartene Alex?- chiede con voce ferma.
Gli occhi perdono quella luce intensa, celati da un velo di lacrime: - Vuoi abbandonarmi pure tu? Non sono il frutto proibito- mormora, ma di nuovo gli occhi si chiudono e la presa al braccio si allenta e l’ultima frase che dice Maia nel sonno è: - Ti prego, non andartene…-.
Alexander alza gli occhi al cielo, poi, non riuscendo a liberarsi dalla presa di Cornelia, sospira, e torna a dormire sotto le coperte, ancora per un po’.

- Uh, uh-uh, Riccardine, guardali!- dice una voce femminile sopra di loro – Come dormono beati, i due cuginetti. Sono proprio una bella coppia-
- Stai zitta Josephine-  brontola un’altra voce di donna.
Cornelia spalanca gli occhi e rotola giù dal letto, sopra di esso galleggiano i fantasmi di due elfe in vesti rinascimentali.
- Benvenute sorelle – saluta, mentre Alexander si sveglia, la stanza è illuminata dalla luminescenza argentea emanata dai due fantasmi.
- Scusate l’abbigliamento, ma pure i giovani, come i bambini hanno bisogno di dormire comodi, la notte-
Una delle due dame è quella apparsa alla cena, che ha parlato poco fa, l’altra dunque sarà la famosa Riccardine, la quale annuendo dice con voce più matura:
- Vi hanno educata bene, i vostri umani, Principessa Maia Luna. Scuse accettate-
Alex nota che le vesti di entrambe sono di fattura preziosa ed elaborata, ma la più anziana dei due fantasmi porta in fronte una fascia un tempo si spera di metallo, come corona o forse diadema.
- Alzatevi, figli miei- dice Riccardine – Senza timore, siamo donne avvezze ad eventuali nudità della carne, suvvia alzati, Alexander, figlio di Avlon il bello, sappiamo che sei sveglio- incita poi riferita ad Alex, che sta riflettendo su come l’ha chiamato.
- Su, muoversi, vi vestirete nel guardaroba del castello, muovetevi che siamo in ritardo!- dice Josephine.
Pure Cornelia, al nome Avlon è accigliata, ma senza parlare, segue le dame nel bagno, ed Alex si unisce alla processione. Il pannello centrale della parete di specchi è ruotato su se stesso, rivelando un cunicolo, un passaggio segreto.
Lungo il cunicolo, pavimentato e coperto da un tappeto morbido, Alex e Cornelia seguono silenziosi, i due fantasmi. Alex con la mente infestata da mille pensieri continua a ricordare le parole del fantasma, gli ha detto Riccardine, che suo padre è Avlon, Il bello, forse dunque è vero che non è il vero erede al trono di Anglia?

- Perdonami, sorella.- dice a tutt’un tratto la piccola elfa al primo fantasma – Ho un piccolo dubbio, sai dirmi forse perché il nome di Avlon, non mi è nuovo?-
- Vedi, bambina- dice Riccardine – Avlon forse lo conosci di nome, perché è il fratello gemello di tua madre Elianne, è il Principe dei boschi di Anglia, vassallo di tua madre, la Regina dei Ghiacci. Tutti gli elfi sanno delle cronache delle sue amanti, tra cui tua madre, Alexander, la dolce e casta Marie Estern da Creid.
Capisco il tuo turbamento mio giovane principe, Avlon la conobbe appena a un anno dopo il matrimonio con Re Carlo XIV di Dolio, là dove tu incontrasti anni più tardi il tuo destino, accettando il dono di Re Galov, Signore dei deserti.-
- Ma questo vuol dire…- mormora Cornelia – che io e Alex siamo cugini-
- Esatto!- trilla con una strana gioia Josephine, a queste rivelazioni, Alexander non riesce neppure a guardare la nuova cugina, anzi, con la luminescenza dei due fantasmi nota che sulle pareti di quel corridoio segreto ci sono tantissimi arazzi e dipinti di nobildonne, cavalieri, e qualcuno di loro, è addirittura a cavallo di un drago dalle squame lucenti.
I due fantasmi infine, malgrado il corridoio, prosegua con una scalinata verso il basso, si fermano davanti ad una pesante porta, che si apre senza far rumore.
La stanza è illuminata a giorno, da delle pietre che illuminano meglio delle lampadine. Alexander vede su di uno specchio la propria figura diversa, proprio come nello specchio del bagno di Cornelia, ha le orecchie a punta, anche se gli abiti sono intatti. E Cornelia storcendo la bocca, si vede di nuovo completamente tramutata in elfa, ma la prima cosa che fa è come al solito diminuire la lunghezza delle unghie-artigli e il colore dei capelli.
La stanza del guardaroba elfico è grandissima, Alex, non vedendo finestre, inizia a pensare che sia addirittura sotto terra. La stanza è tappezzata con velluto color crema, mentre a terra il tappeto è di rosso porpora, non ci sono camini, ne caloriferi, ma la stanza è comunque calda.
A destra e sinistra, dei paravento di legno chiaro costituiscono delle specie di antiquati camerini.

- Gli uomini a destra, le donne a sinistra!- ordina Riccardine battendo le mani –Spicciarsi, che i guardiani vi attendono!- ed a quelle parole mani invisibili spingono Alexander dietro ad un paravento, mentre per Cornelia, è addirittura, una Josephine più corporea dell’apparenza, a guidarla dietro il paravento di sinistra che in realtà s’affaccia su di un'altra sala piena di armadi, scarpiere, e teche di vetro dove sono custoditi gioielli, ed armi, e qui Josephine si mette ad aiutarla a svestirsi, mentre Riccardine spiega:
- Vedete, principessa, questo è il guardaroba del castello, a tua completa disposizione, questa parte del corridoio ha come unico accesso la stanza delle Ailostly, quindi come loro figlia adottiva è tutto tuo, come è tua la scelta di portarci gli altri guardiani. Gli abiti che troverai qui, sono di tutte le epoche che il castello ha vissuto e conosciuto. Abiti vecchi e nuovi, appartenuti perfino alle tue ave, altri con un futuro ancora da scrivere, insieme a te e le tue avventure-
- Va bene, sorella. Ma come mai questa convocazione?- chiede Maia guardando gli occhi d’argento del fantasma.
- Tu e Alexander, non solo come unici elfi del gruppo dei nuovi guardiani, ma pure per scelta diciamo superiore, siete stati sorteggiati come nuove guide del vostro gruppo, e i vecchi guardiani vogliono parlarvi, oltre che sottoporvi a una piccola prova… per confermare che siate degni di entrare nel Giardino Chiuso.
In più, vostra altezza, da oggi in poi, voi siete riconosciuta come elfa adulta, per cui, vi verrà richiesto d’indossare gli abiti tradizionali, ogni volta che ti sarà necessario, accedere ai territori magici; per cui, a maggior ragione, il guardaroba del castello ti sarà utile, se non necessario- e così dicendo il fantasma tocca la pietra blu del quadrifoglio d’argento, che pulsa per qualche secondo prima di tornare normale.
- Con questo, ovunque tu sia, potrai venire qui. Ovviamente, non sono abiti che devi obbligatoriamente indossare nel mondo magico, ma se li indosserai nella vita umana, ricorda di dire sempre che sono tue creazioni, al fine di mantenere il segreto di questo luogo-
-Scegli l’abito che più ti aggrada- dice gioiosa Josephine, mentre porta nella stanza principale abiti di fattura maschile, da far indossare ad Alexander.
- Ma io ti consiglio, qualcosa di comodo e versatile, là sotto c’è un bel casino- aggiunge Riccardine, seguendo la nostra piccola elfa tra gli armadi e le scarpiere.
Cornelia s’aggira per il grande guardaroba elfico, tra innumerevoli abiti sfarzosi ed eleganti, ma poi, come attratta da qualcosa, s’avvicina ad una camicia di cotone decorata sulle maniche con una greca che lei conosce fin troppo bene. Guidata da una forza che forse lega tutti gli oggetti che raccoglie, prende: un corpetto di tessuto nero aperto sotto il diaframma, un gilet di cuoio bruno leggermente imbottito, pantaloni di pelle morbida beige, e una specie di babbucce di lana bruna, con le suole rafforzate con della pelle.

- Guardala, Riccardine - sussurra la dama-fantasma più giovane – E’ una cacciatrice come Elianne, riconosce e sceglie i panni della madre, eppure, quando la lasciarono sulle pietre di Stonehenge aveva solo un anno esatto, ma li ricorda- quei panni infatti erano appartenuti alla Regina Elianne, durante il suo viaggio di ritorno verso nord, gli stessi abiti che indossava quando Isabella da bambina l’incontrò. Messaggeri elfici, alcuni anni più tardi li avevano consegnati ai custodi del Giardino chiuso.
Ma quando la piccola elfa si sofferma su di una teca, l’anziana Riccardine la raggiunge dicendo:
- La lasciò qui tuo padre, di ritorno dalla tua nascita- ed aprendo la teca, Cornelia raccoglie una fine cintura di anelli d’ottone, incisi d’innumerevoli rune, di protezione.
- Ogni principessa del mondo elfico, ne indossa una simile, a segno di distinzione, quando non porta il suo diadema, Galov la lasciò qui, per quando saresti arrivata al castello, sapeva, che saresti andata in cerca delle tue origini…-
- Tu eri qui, quando venne?- chiede Maia, iniziandosi a vestire.
- No, sono state le pietre a raccontarcelo, noi, come molti altri spiriti del castello, ci siamo risvegliate oggi, dopo mille o più anni, svegliati dal tuo canto, l’armonia perfetta tra la maestria della musica di tuo padre e il dolce canto della Regina dei ghiacci.-
Dietro il paravento di destra, invece, mani invisibili hanno iniziato a vestire Alex con gli abiti lasciati da Josephine, ed ora gli stanno facendo indossare una bella armatura di acciaio elfico, a difesa di petto, spalle, e ginocchia, come un antico cavaliere, ed infine, gli posano sulle spalle un lungo mantello di velluto blu, ed alle mani guanti di pelle nera.
Al posto del cerchietto d’oro che tiene, come orecchino, gli mettono una foglia di smeraldo purissimo, grande quanto l’unghia del suo dito mignolo.

- Attenta! Mi fai male!- Esclama quasi strillando Cornelia, mentre Josephine le stringe i lacci del corpetto, dietro la schiena, al di sopra della scollata camicia di cotone candido.
Sia la camicia che il corpetto, così indossate, le permettono di scoprire la “rosa azzurra” di riconoscimento che ha intorno all’ombelico.
I pantaloni di pelle e le babbucce le calzano a pennello, come fatte su misura per lei, mentre la cintura principesca le cade sui fianchi con dolcezza e con un tiepido tintinnio, manca solo il gilet, la cui chiusura, inizia e termina sotto il seno, spinto verso l’alto dal corsetto, quasi da ricordarle un travestimento da piratessa.

Ai mignoli le mettono fini anelli d’argento, e sulla pelle candida brilla il suo amuleto da guardiana.
Infine Riccardine le porge una tracolla di pelle rossa, dicendole:
- Al momento opportuno, questo artefatto magico, ti darà tutto ciò che tu hai bisogno-.
Poi spinta finalmente fuori, oltre al paravento, s’incontra con Alexander.
Il giovane principe porta, appesa al fianco sinistro una spada a doppia lama, con incastonato nel pomolo, un grosso smeraldo.
Alexander fissa stupefatto Cornelia, sembra ancora più adulta di quanto non sia in realtà, ha un aspetto seducente, dal sapore maturo a differenza dell’innocenza che vestiva poche ore prima, ma allo stesso tempo è rischiarata da un alone di regalità “ le manca solo la corona” pensa, mentre si complimenta dicendo:
- Sei bellissima!-

Un lieve rossore spruzza sulle guance pallide della piccola elfa, rendendola ai suoi occhi ancora più graziosa, ma lei ribatte con sguardo intenso: - Sei pronto?-
- Direi di si, ma a che cosa?-
- La vecchia generazione di Guardiani, ci vuole parlare, ti spiegherò strada facendo- spiega lei, aprendo la porta che da sul corridoio, ma la voce del fantasma Riccardine la ferma: - Maia Luna! – Cornelia si volta, le due dame fantasma fanno un breve inchino, e la più anziana riprende:
- Da qui, noi, non vi possiamo più seguire, ne accompagnare, principessa.
Usa l’antica parola Laivahina: ish-tar per farvi luce nella galleria, è un incantesimo semplice, eppure efficace, ed ordina obscurus per spezzarlo. E ricorda, sorella, ascolta il mondo, prima di usare le tue doti; e in bocca al lupo ragazzi, che la triplice dea sia al vostro fianco- e detto questo i due fantasmi scompaiono, lasciando i due guardiani da soli.

- Che diamine è la triplice dea? E che cavolo, sta succedendo, Cornelia?- tuona Alexander, mentre insegue, la piccola elfa nel corridoio. La ragazza si ferma, e voltandosi verso di lui, gli posa un lungo dito munito di unghie azzurre, sulle labbra, in segno di silenzio, poi, messe le mani a coppa davanti alle proprie labbra sussurra al loro interno ish-tar, e tra le mani, le appare un piccolo colibrì luminoso, fatto di luce, che le cinguetta tra i palmi.

- Vola, Fratellino! Vola ed illuminaci il cammino!- dice Maia dolcemente al piccolo volatile, che spicca il volo, e continua a svolazzare sopra le loro teste finché non si mettono in cammino, scendendo la scalinata davanti a loro.
- Mi vuoi spiegare?- chiede Alexander spazientito
- Attaccati alla mia cintura, così non corri rischi- risponde lei, ma quando lui si aggrappa alla lunga catena di ottone, agganciandola alla cintura che porta in vita; si mette a raccontare:
- Durante questi quattordici anni di viaggio, ho imparato che per tutti gli antichi popoli la Luna aveva tre significati, e per i quali era indicata come la triplice dea.

Era la morte, perché sopraggiungeva dopo la morte del sole, ossia il tramonto; era la madre perché influendo sulle maree portava fertilità ai campi, ed il più grande segno di fertilità dal mondo preistorico in poi, è una donna con figli; in oltre era l’ispirazione di tutte le arti, magia compresa, le forme più belle: della poesia, della musica, ma anche della stessa religione si diceva che nascessero al chiaro di Luna.

Ti basta pensare che i Grion, e gli Itani antichi, le popolazioni più civili del passato umano, veneravano Artemide o Diana, la dea Luna, una delle due dee vergini dell’Olimpo, insieme a Pallade Atena o come la chiamavano gli antichi Itani: Minerva,la protettrice di Odisseo, patrona della città di Atene.

Per gli elfi, la Luna è per di più, la nostra dea madre. La personificazione della prima elfa che procreò il primo elfo maschio, da sola, e da loro discendono tutti gli elfi della Terra. E’ per questo che nelle comunità elfiche è più importante la regina che il re, nella coppia è più importante la femmina che il maschio, perché siamo le numerose copie della prima elfa, e abbiamo tutte il potenziale di procreare a nostra volta, possiamo essere tutte madri, e future madri…in effetti è anche per queste leggende che nella cultura elfica non esiste l’incesto, ove esiste l’amore, non c’è dono più bello di poter perpetuare la specie.-
- Va bene, ma perche, noi due, solo io e te, siamo stati chiamati?-
- Perché siamo gli unici guardiani di sangue elfico, oltre che probabilmente quelli che vivranno più a lungo, per quanto un mezzo elfo può anche vivere meno di una fata, visto che è in grado di contrarre le malattie umane, sebbene sia più resistente. E comunque ci hanno scelto, non mi chiedere chi, perché non lo so, siamo stati scelti come coppia-guida. E ora la vecchia generazione di guardiani ci vuole parlare, io e te per primi, oltre che metterci alla prova, per verificare le nostre attitudini di leader, ma ovviamente tutte queste informazioni devono essere discusse solo da guardiani, quindi acqua in bocca sia con Miss Linvor, che con la nonna.-
- O-ok…tanto ormai siamo qui, non mi posso di certo tirare in dietro, ma sai per caso, che tipo di prova sarà?-
Cornelia scuote la testa: - No, Riccardine, non ha approfondito sul argomento, ma presumo un combattimento, o cose del genere, altrimenti non ci avrebbero fatto armare-
- Ma tu non sei armata-
- Mi bastano le mie mani, per ora…- e poi riferita al colibrì luminoso:
- Fratellino, vola un po’ più vicino a noi, grazie.-

Nessun commento:

Posta un commento