venerdì 25 gennaio 2013

CAPITOLO 14


Capitolo 14

-Siete bellissimi!- esclama Isabella, vedendo i due capi guardiani in abiti da combattimento.
-Ed ora tocca voi!- risponde a sua volta Cornelia, battendo le mani, mentre invisibili fantasmi accompagnano, i Guardiani alla sala del guardaroba, dove li attendono Riccardine e Josephine, ed iniziano dietro i paraventi a svestire e vestire i due umani e la fata.

Isabella si ritrova con l’abito che s’era vista riflessa la sera prima: camicia di lino, corpetto di cuoio, e una gonna di velluto bruno lunga fino alle ginocchia, sulle gambe porta una specie di calzamaglia di lana bianca, e dal ginocchio il polpaccio è protetto da schinieri di cuoio rinforzato, fino a degli stivaletti bruno scuro, con il tacco rinforzato.

Sui fianchi un cinturone, con varie tasche, contenenti semi e piante essiccate, e infine un sottile pugnale di antica fattura.

Lielios e David, invece si ritrovano con un armatura simile a quella di Alexander, con la sola differenza, che il mantello, esternamente nero, è di colori diversi all’interno: bianco per David e rosso per Lielios.

Quando i tre guardiani ritornano nell’area comune, notano i due elfi con il loro aspetto elfico, e Cornelia, tiene appesa alla cintura, Arion nel suo fodero, e inoltre, indossa la catena di anelli d’ottone della famiglia di Elianne.

Ritornati nel corridoio buio, la piccola elfa richiama Fratellino, il piccolo colibrì luminoso.

Eccitati tutti provano l’incantesimo “ish-tar”, ma solo il principe d’Anglia e la fata, ottengono qualcosa di consistente.

L’animale di Alex è un’aquila reale, Lielios fa apparire una fenice, mentre Isabella e David, ottengono, la prima una farfalla e il secondo una misera lucciola.
-Se volessi- spiega la piccola elfa – Potrei avere un cervo, o un leone, al posto di un colibrì, ma vista la situazione, fa più comodo qualcosa di piccolo e veloce. In oltre è più allegro e vivace- aggiunge con un sorriso rassicurante -Non ti preoccupare David, migliorerai con tempo, l’energia magica, aumenta, man mano che ci s’esercita. E non contare me, Lielios e Alexander. Negli elfi l’energia magica è tutto meno che nascosta, anzi, piuttosto da piccoli si fa fatica a controllarla bene, mentre per le fate, la magia è usata in ogni istante, per qualunque cosa, le fate sono quasi composte più da magia, che da carne e ossa-.

Il tempo percorso nella galleria, rispetto alla notte precedente, passa in un attimo, e i cinque guardiani sbucano altrettanto velocemente nell’alloggio dei Caput Argentum.

Sana Autasia è lì ad attenderli:
- Venite, Pater Rovanthar è stato avvertito da Re Galov del vostro arrivo-  dice inchinandosi e poi abbracciando Cornelia aggiunge –I nostri migliori artigiani ti attendono Principessa Maia Iside Elianne-Galovd-

L’ampio antro dove è insidiato il villaggio degli gnomi è più luminoso che mai, ed ovunque occhieggiano segnali di festa, simbolo della fine dell’assedio che ormai durava da troppo tempo.

Bella come sua madre Elianne, coraggiosa come l’adorato ex-guardiano delle creature del sottosuolo Galov, Maia viene acclamata dagli gnomi memori della battaglia di quella notte, al pari dei suoi illustri genitori.
Lielios, David ed Isabella, mal grado fossero stati assenti, vengono presto contagiati da tanta allegria.

Il comandante Shori, fuori dalla casa del Pater s’inchina con i suoi guerrieri davanti ai cinque guardiani e saluta:
-Benvenuti amici, ben tornati maestri elfici, il nostro benevolo Pater vi attende- ed insieme ad Autasia, li accompagna nella sala del trono.

Questa stanza, neppure Cornelia ed Alexander, l’hanno vista, è tutto un vorticare di legno bruno, drappeggiato di stoffe rosso papavero e giallo canarino.

E su di un grande sedile di mogano intagliato di alberi, ninfe e animali, side Pater Rovanthar vestito con stivali di cuoio rosso, pantaloni bruni, camicia di cotone bianco, su tutto una lunga casacca di velluto indaco, su cui risalta la lunga barba bianca. Infilata sul cappello a punta rosso, vi è sulla base un cerchio d’oro fino, alto e spesso un paio di centimetri.

Lo gnomo nella sua regalità accoglie calorosamente gli ospiti:
-Maia Iside, Caput Argentum! Mia signora…e pure voi, Alexander, mio Guardiano, che gioia rivedervi così presto! Il caro Galov mi ha avvertito del vostro arrivo, ma non no capito ben il motivo che vi porta qui-.
-Pater Rovanthar…-risponde Cornelia inchinandosi con grazia –siamo giunti qui, con i nostri compagni, principalmente per recarvi una richiesta personale, ma prima permettetemi di presentarvi l’intero corpo dei Guardiani- ed con un gesto elegante, dopo l’inchino indica Isabella –Colei che vedete, è la contessina, umana, Isabella Estern da Creid, Guardiana degli Spiriti; al suo fianco Cavaliere Itano David Casseir, Guardiano delle Creature acquatiche, ed infine il Principe Lielios delle Fate di Aiv, Guardiano delle suddette, nipote della precedente Guardiana, la Maestra Zoara- quando ciascuno di loro viene nominato e presentato dalla piccola elfa, s’inchinano brevemente, al Pater, il quale, a sua volta, ricambia con un gentile cenno di saluto.

-Ed ora, Pater…mi perdoni per la fretta, ma vengo al dunque…debbo chiedere l’aiuto del vostro popolo, e delle vostre arti. Nel mondo umano ho ricevuto la sfida per un duello, con la spada, ma data la situazione, non posso permettermi di usare Arion…- prima che Cornelia finisca di parlare avanza il Comandante Shori con rabbia: -Mi perdoni, mia Signora! Ma come fa a permettere ad un insulso ed ignobile umano, senza offesa per voi Guardiani di stirpe umana- aggiunge, riferendosi a Isabella e David che con un cenno, rassicurano di non essere offesi –Dicevo…come può permettersi un normale umano di sfidarla, lei che ha abbattuto un demone la notte precedente?-.
-Gahlaiba Shori, amico mio, capisco la tua rabbia, ma la situazione è diversa da come sembra…- rassicura Cornelia con un dolce sorriso –Vedete, nel mondo di sopra, presso il castello del Quadrifoglio, l’arte della spada è accessibili ai soli maschi, e per potervi partecipare apertamente devo battermi contro il loro maestro, ossia l’uomo che mi ha sfidato, è un puro duello di abilità…-
-Ehm…Maia? Mi dispiace deluderti, ma Danrow, non è mai stato corretto in questi duelli, la mia sorellastra Elisa quando tentò a suo tempo, venne ferita sulla guancia sinistra dal prof. Il fioretto del tuo avversario non sarà un normale fioretto sportivo, ma una lama affilata e mortale, se lui lo volesse- dice Isabella intromettendosi nel discorso.

A queste parole, Pater Rovanthar s’alza con impeto da suo seggio, zittendo tutti i presenti.
-Dunque…hai bisogno di un fioretto, mia signora? Quando tuo padre era più giovane lo accompagnai più di una volta ad un’incontro di quello sport che gli umani chiamano scherma. E devo ammetterlo, ne sono rimasto stupito, ed abilito dalla finezza di quelle lame, a tal punto che ho tentato di riprodurle con l’arte gnomica, per diletto. Sono spade ben bilanciate e particolarmente flessibili, ed ho capito subito per quale motivo tuo padre se ne interessasse a tal punto da seguirne gli incontri e collezionarne le attrezzature. I fioretti, sono una delle poche armi bianche create dagli umani, che s’adattano tranquillamente a voi elfi, oltre che questa “scherma” ha una tale grazia, in alcuni casi, da apparire una strana e leggiadra danza tra i due duellanti…motivo per cui, ho deciso di forgiare io stesso la tua nuova spada…quanto tempo avete?-
Alexander guarda l’orologio analogico al polso e risponde: -Poco più di due ore, Pater Rovanthar, ma sarebbe meglio che Isabella e David ci precedessero in superficie, per non destare sospetti-.
-Ehm…pure io Pater, preferirei risalire in superficie- aggiunge Lielios schiarendosi la voce –senza offesa al vostro popolo, ma soffro parecchio a stare sotto terra…-

L’anziano gnomo scoppia in una sonora risata, e dando una pacca sulla spalla di Lielios, facendo finalmente notare ad Isabella e David, che loro si sono rimpiccioliti, risponde:
-Non temere, giovane Lielios, tutte le fate hanno questo problemino, pure la tua zietta Zoara..in effetti, solo i Guardiani prescelti delle Fate, sono scesi fino a questa profondità, siete creature dell’aria, motivo, per cui siete piuttosto claustrofobici, non preoccuparti per il mio popolo, ne siamo abituati-.

Poi rivolto al suo guardiano chiede:
-Dunque, Principe Alexander Avlond, ti dispiacerebbe commentare quale dei miei progetti di fioretto è i migliore, di sicuro ne sarai esperto.-
-Con molto piacere Pater, desidero il meglio per la mia cuginetta, e per farla vedere brutta sul serio, al suo sfidante, è un uomo spregevole, e per quanto egli sia il mio maestro, gli farebbe bene una bella lezione al suo caratteraccio.- Rovanthar annuisce alla risposta di Alex.

-Pater?- chiede Maia con gli occhi brillanti.
-Dimmi, bambina- risponde l’anziano gnomo con un sorriso paterno.
-Posso accompagnare gli altri alla nostra sala?-
-Ovviamente, Maia, ora che siete in carica, la sala è tutta vostra, non dovresti neppure chiedermi il permesso, anzi, quando arrivate, potreste andarci direttamente, senza neppure passare a salutarmi…su, andate! Vedo nei tuoi occhi, che desideri parlare con tua madre…non sono una donna, ma comprendo i tuoi desideri…più che naturali, non la rivedi da quando avevi poco più di un anno..suvvia, andate!-

Cornelia di tutta risposta esce dalla Casa del Pater, saltellante come una bambina che va al parco a giocare, seguita dagli altri tre signori dell’equilibrio.

Distanziando con una piccola corsa David e Lielios, Isabella raggiunge la piccola elfa, che li precede alcuni metri più avanti, e le chiede sottovoce:
-Perché vuoi parlare con tua madre?-
-Perché ho un paio di cose da chiederle, e non sono cose che Lielios mi possa spiegare…sai, il ciclo di fertilità elfica è ben diverso da quello umano…e solo lei mi può spiegare come funziona…-
-Il ciclo di fertilità…vuoi dire che…-
-Esatto, le elfe, non hanno le mestruazioni…ma non sapendo come funziona…potrei rischiare qualcosa…a parte che non penso di poter essere fecondabile dagli umani, la natura ci ha dato una fertilità molto bassa…oltre che i mezz’elfi…hanno solo il padre elfo “puro”-
-Capito- conclude Isabella intravvedendo David e Lielios raggiungerle all’entrata della sala, che è rimasta illuminata dai globi, dalla notte precedente.
Dopo che gli amici sono scomparsi dietro la tenda del passaggio magico, Cornelia si rivolge allo specchio vuoto dove era apparsa la madre, quella notte.
-Madre…- sibila, poi stringendo il suo ciondolo d’argento ripete con intensità:
-Mamma…Elianne…mamma, ti prego!- lo specchio rimane vuoto, e quando sconcertata, la piccola elfa fa cenno di andarsene, il viso dolce e materno della Regina dei ghiacci, appare nello specchio richiamandola indietro con un:
-Maia, bimba mia! Cosa ti succede? Non m’aspettavo una tua chiamata-
-Volevo parlarti…Mamma-
-Approposito di che cosa, bimba mia?- chiede Elianne dagli occhi di zaffiro , di tutta risposta, Cornelia imbarazzata si stringe il ventre tra le braccia.
-Ah! E’ vero…- ammette la regina degli elfi del nord con un mezzo sorriso –Ti devo parlare di molte cose al riguardo, ma tu cosa vuoi sapere, figlia mia?-
-…In che giorni sarò fertile?-
- Noi elfe siamo fertili tre giorni ogni sette giorni dalla nostra nascita, quindi la tua prossima possibilità sarà quando avrai ventuno anni, non temere, ma ti avverto, la nostra specie ha una gestazione che dura due anni umani-
-Ottimo- risponde Cornelia rigirando un lembo della camicia tra le dita.
- Dovremo provvedere alla cerimonia di deflorazione, quando verrai alla fine di ottobre-
-C’è una cerimonia?-
-Immagino che Lielios non ti abbia detto nulla, anzi, avendo parlato solo con tuo padre, probabilmente non lo sa. Vedi figlia mia, gli elfi, specialmente la razza di tuo padre discendono dalla dea della Luna, che per tutti i popoli elfici è la Grande Madre. Ogni elfa raggiunti i sedici anni riceve la cerimonia di deflorazione, in cui giovani scelti dalla gran sacerdotessa del tempio. Ora scusami, ma ho da andare alla Biblioteca a recuperare tua sorella Rossilara, oggi deve tagliare i capelli.-
-Capito, grazie mamma…solo tu potevi risolvere i miei dubbi- saluta Cornelia con un sorriso.

Al sorriso della figlia, la regina dei ghiacci ricambia e sparisce dallo specchio magico, che la piccola elfa ricopre con un mantello blu.

-Da quanto tempo sei qui?- ringhia la piccola elfa voltandosi verso l’ingresso della sala.
-Abbastanza per intuire il motivo dei tuoi problemi- risponde Alexander uscendo dall’ombra.
-Alex…dimentica quanto hai sentito…non sono cose che ti riguardano- risponde la ragazza irrigidendosi mentre lui s’avvicina a lei.
-Come mai? Saperlo mica mi fa male-
-Si, ma a maggior ragione, è meglio che tu mi stia lontano, sento perfettamente i tuoi istinti animali- ringhia
-Maia…- mormora ferito dalle insinuazioni, Alex, prendendole un polso, e tirandola verso di sé, incurante degli artigli azzurrini.

La piccola elfa ha il capo chino, con il viso nascosto tra i capelli corvini, ma il suo respiro è affannato come se avesse pianto. 
Prendendole delicatamente il mento la spinge a guardarlo, gli occhi sono smeraldi liquidi da tanto sono lucidi ed evitano il suo sguardo, la bocca rosso sangue ha le labbra schiuse.

Senza attendere rifiuti Alexander bacia a lungo la piccola elfa silenziosa, la quale man mano si rilassa e crolla tra le sue braccia come stremata da una lunga giornata di lavoro, sulle spalle il mezz’elfo percepisce perfino un piccolo tremito, ben poco immaginabile in quella che la notte prima era stata una guerriera sanguinaria.

Seduti sui cuscini foderati di seta verde della grotta, si fermano finalmente per parlare.

-Allora, cos’è questa storia? Deflorazione…Cerimonia di deflorazione…- Cornelia arrossisce prima di scoppiare a ridere:
-Si vede che non sei abituato a parlare con i termini antiquati, vostra Altezza-
-???-
-La deflorazione, è…farlo per la prima volta-
-Ah! Uhm…- risponde Alexander schiarendosi la gola e tossicchiando –Capito…comunque Pater Rovanthar mi ha mandato a prendere le tue misure-
-Ossia?-
-Lunghezza del braccio, larghezza delle spalle, eccetera-
-Capito, ma ce l’hai un metro da sarta?-
-Veramente no-
-Le scuse non tengono allora, eri venuto a spiarmi…-
-No no, dico davvero… con che mano scrivi?-
-Sono ambidestra, dipende da che lato del foglio devo scrivere-
-Wow…ehm.. allora quale usi di più con la spada?-
-La destra-
-Capito, dunque, visto che qui hai finito, possiamo pure tornare al villaggio dai fabbri gnomici-
-Avevi qualcosa dirmi?-
-Si, ma non so se è più il momento adatto per dirlo, soprattutto dopo sta storia delle cerimonie, come dici tu dovrei starti lontano…-
-Alex, mi spieghi, cosa succede?- chiede seria la piccola elfa fissandolo dura negli occhi di zaffiro.

Alexander sospira, e respira profondamente:
-Maia Iside, cara cugina, permettimi di chiederti di essere la mia compagna, la mia signora, e ti giurò sarò il tuo umile servo, ti adorerò come una dea e ti amerò in tutti i modi possibili d’amore che conosco.-
-Alex…sei dolcissimo, ma non posso accettare-
-Perché non puoi?-
-Ne abbiamo parlato prima-
-Si, ma Lielios, David ed Isabella capiranno-
-Sei sicuro? Lielios sarebbe capace di sfidarti a duello, e Isabella…Isabella conosce la mia vera natura, ma per liberarsi di una rivale, sarebbe capace di suggerire a Marcus cosa fare per ottenermi-
-Che c’entra Lavion, adesso?-
-Tieni- risponde Cornelia alzandosi e porgendo un foglietto accartocciato.

Le mani del principe Angliano tremano, mentre legge e quando alza di nuovo lo sguardo sulla piccola elfa, lei, con i lunghi artigli gli sfila il foglio di mano e tenendolo tra medio e pollice della mano destra, con un movimento rotatorio dell’indice, fa prendere fuoco alla carta che viene avvolta fa fiamme rosse, per poi ricadere a terra in cenere e volare via nel fumo del fuoco magico.

-Io te lo dico subito- dice la piccola elfa incurante del fuoco che dovrebbe bruciarle le dita –gli elfi hanno una società matriarcale, e i rapporti generalmente non sono per niente duraturi, come direbbe tua nonna, la regina d’Anglia, sono esageratamente libertini, quindi fa quello che vuoi, ma non lamentarti se da un momento all’altro andassi insieme ad un altro elfo o ad un umano, è la mia natura, e non ho motivazioni per modificarla-
-E’ dunque un si alla mia proposta?-
-Uhm…forse, ma anche se fosse sarebbe un segreto tra noi due-
-E con Lavion, che intendi fare?-
-Metaforicamente lo tratterò al pari del suo foglietto, lo scotterò così tanto da rimanere ustionato, e non credo sarà così idiota da toccare ancora il ferro incandescente-.
Alex guarda il tappeto sotto le scarpine di lana di Cornelia, poi s’alza in piedi, e risponde:
-Per me, va benissimo!-  e riprende a baciare la caput argentum, appassionatamente.
-ALEX! Basta! Ho un duello in programma e la mia spada non è ancora pronta. Su, andiamo!-.

Pater Rovanthar li attende scuro in viso alla forgia.
-Pater, che accade?- chiede preoccupata Maia.
-Mi hanno appena detto che non hanno l’anello- risponde desolato lo gnomo
-Quale anello?- domanda Alexander
-Il nostro popolo, quando forgia una nuova arma per i membri della famiglia dei caput-argentum, fonde unitamente all’acciaio delle spade, un piccolo anello coperto di rune magiche che proteggono l’arma dal tempo, e gli agenti atmosferici, ma mi hanno appena riferito che l’ultimo prodotto dai nostri artigiani è scomparso-
-Non potete farne a meno?- chiede il principe mentre Cornelia si mette ad armeggiare con la borsa di cuoio magico.
-Trovato!- esclama la piccola elfa, tirando fuori dalla borsa la testa e il pugno sinistro chiuso.

Tutti la guardano straniti.

Cornelia distende la mano davanti al Pater rivelando l’anellino trovato la sera prima nel percorso dal castello alla stanza dei caput-argentum, il quale alla luce del pomeriggio brilla di argento ma pure di segni iridescenti, antiche rune.
-E’ forse questo, Pater?-

Il vecchio gnomo lo raccoglie dal palmo della piccola elfa, ed i fabbri iniziano a mormorare finché uno gnomo ancora più bianco ed anziano di Rovanthar, s’avvicina per osservare meglio l’anello.

I due Shaih parlano tra di loro in gnomico, finché lo stesso pater prende la parola verso i suoi ospiti.
-Questo anello, Maia, non è quello scomparso, bensì uno molto più antico ed assai più potente, le rune non sono solamente di protezione, ma contengono anche simboli mistici che inneggiano alla giustizia, alla vita ed alla speranza, crediamo che questo anello venne forgiato da chi per noi è solo scritto nelle leggende, ma senz’altro venne forgiato per un paladino della giustizia, protettore del nostro popolo-
-Quindi non va bene?- chiede Alexander preoccupato
-Assolutamente no, anzi, va benissimo, dobbiamo alla Principessa la nostra pace e serenità- risponde Rovanthar con un sorriso rivolto al suo guardiano.
-Guardiana- chiede il vecchio Shaih –Dimmi quale sarà il nome di questa tua nuova spada, e soprattutto, saresti pronta ad usarla per le ragioni dell’anello?-.
Maia fissa il terreno pensierosa, riflettendo.

Poi alza lo sguardo e risponde:
-Il suo nome sarà Essylt, “Colei che protegge con il ferro” e m’impegno sin da ora ad onorare gli antichi simboli. Nel mondo umano, anche se d’ingiustizie al mondo ce ne sono fin troppe, farò il possibile per il trionfare della giustizia e della vita- a quelle parole il vecchio fabbro lancia il fine anellino d’argento nel calderone del ferro fuso ordinando con voce tonante:
-Nasci Essylt!-.

Mentre l’argento scompare nel gorgo di ferro incandescente, una gnoma dai capelli bianchi e il lungo grembiule di cuoio da fabbro, inizia a prendere le misure di Cornelia con un lungo metro da sarta.

La larghezza delle spalle, la lunghezza delle dita, escludendo gli artigli azzurri, la lunghezza del braccio destro, partendo dalla spalla fino alla punta del dito medio, e lo stesso per il braccio sinistro.
-Pater?- chiede la piccola elfa mentre si fa prendere le misure dalla gnoma silenziosa -Essylt si ridimensionerà alla mia misura come Arion, quando uscirò all’esterno-
-Certamente, Maia. Non ti preoccupare, entrambe le tue lame cresceranno con te- risponde Rovanthar mentre amministra i suoi fabbri per la costruzione della nuova spada.

Infine la gnoma, le punge con un ago sottile il polpastrello dell’indice destro, raccogliendo le gocce di sangue rubino in uno scodellino di ceramica candida.

Mentre sul dito ferito mette un impiastro di fango e foglie, e senza una parola, spinge i due guardiani verso il comandate Shori, che fa segno di seguirlo.
-Purtroppo non vi è possibile assistere alla creazione- spiega il giovane gnomo, guidando i guardiani all’alloggio dei caput-argentum –i nostri artigiani sono molto gelosi della loro arte-.

Seduti da soli nell’alloggio dei suoi antenati, Cornelia si mette a giocherellare con un pallottoliere, mentre Alexander le chiede:
-Che abito vuoi usare per il duello? Non ti tornerebbe comoda la divisa in questa occasione-
-Al inizio pensavo di usare questi abiti, ma dopo se dovessi apparire a scuola nei panni di guardiana, sarei troppo riconoscibile… mi sa che userò i panni che ho confezionato ad Aiv, li usai per battermi contro il gigante della foresta che aveva intrappolato Lielios.

Un gilet di pelle azzurra, schinieri e polsiere di cuoio, shorts di cotone bianco e sopra una specie di gonna di seta blu intrecciata a cotone azzurro, potrei pure gareggiare scalza, ma almeno le babbucce di quest’abbigliamento potrei tenerlo, ma sarà meglio che indosso su tutto un mantello, anche se non è ancora iniziato l’autunno, inizia a fare freschetto, nel pomeriggio-
-Ma sei proprio sicura di volerlo fare?-
-Cosa?-
-Il duello con Danrow-
-Non mi starai mica suggerendo, di lasciare perdere, vero? Hai visto cosa ho fatto ad Aiknov, stanotte, Alex…io per Danrow, sono solo il peggiore dei suoi incubi.-

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