Capitolo 14
-Siete bellissimi!-
esclama Isabella, vedendo i due capi guardiani in abiti da combattimento.
-Ed ora tocca voi!-
risponde a sua volta Cornelia, battendo le mani, mentre invisibili fantasmi
accompagnano, i Guardiani alla sala del guardaroba, dove li attendono
Riccardine e Josephine, ed iniziano dietro i paraventi a svestire e vestire i
due umani e la fata.
Isabella si ritrova
con l’abito che s’era vista riflessa la sera prima: camicia di lino, corpetto
di cuoio, e una gonna di velluto bruno lunga fino alle ginocchia, sulle gambe
porta una specie di calzamaglia di lana bianca, e dal ginocchio il polpaccio è
protetto da schinieri di cuoio rinforzato, fino a degli stivaletti bruno scuro,
con il tacco rinforzato.
Sui fianchi un
cinturone, con varie tasche, contenenti semi e piante essiccate, e infine un
sottile pugnale di antica fattura.
Lielios e David,
invece si ritrovano con un armatura simile a quella di Alexander, con la sola
differenza, che il mantello, esternamente nero, è di colori diversi all’interno:
bianco per David e rosso per Lielios.
Quando i tre
guardiani ritornano nell’area comune, notano i due elfi con il loro aspetto
elfico, e Cornelia, tiene appesa alla cintura, Arion nel suo fodero, e inoltre,
indossa la catena di anelli d’ottone della famiglia di Elianne.
Ritornati nel
corridoio buio, la piccola elfa richiama Fratellino, il piccolo colibrì
luminoso.
Eccitati tutti
provano l’incantesimo “ish-tar”, ma
solo il principe d’Anglia e la fata, ottengono qualcosa di consistente.
L’animale di Alex è
un’aquila reale, Lielios fa apparire una fenice, mentre Isabella e David,
ottengono, la prima una farfalla e il secondo una misera lucciola.
-Se volessi- spiega
la piccola elfa – Potrei avere un cervo, o un leone, al posto di un colibrì, ma
vista la situazione, fa più comodo qualcosa di piccolo e veloce. In oltre è più
allegro e vivace- aggiunge con un sorriso rassicurante -Non ti preoccupare
David, migliorerai con tempo, l’energia magica, aumenta, man mano che ci
s’esercita. E non contare me, Lielios e Alexander. Negli elfi l’energia magica
è tutto meno che nascosta, anzi, piuttosto da piccoli si fa fatica a
controllarla bene, mentre per le fate, la magia è usata in ogni istante, per
qualunque cosa, le fate sono quasi composte più da magia, che da carne e ossa-.
Il tempo percorso
nella galleria, rispetto alla notte precedente, passa in un attimo, e i cinque
guardiani sbucano altrettanto velocemente nell’alloggio dei Caput Argentum.
Sana Autasia è lì
ad attenderli:
- Venite, Pater
Rovanthar è stato avvertito da Re Galov del vostro arrivo- dice inchinandosi e poi abbracciando Cornelia
aggiunge –I nostri migliori artigiani ti attendono Principessa Maia Iside
Elianne-Galovd-
L’ampio antro dove
è insidiato il villaggio degli gnomi è più luminoso che mai, ed ovunque
occhieggiano segnali di festa, simbolo della fine dell’assedio che ormai durava
da troppo tempo.
Bella come sua
madre Elianne, coraggiosa come l’adorato ex-guardiano delle creature del
sottosuolo Galov, Maia viene acclamata dagli gnomi memori della battaglia di
quella notte, al pari dei suoi illustri genitori.
Lielios, David ed
Isabella, mal grado fossero stati assenti, vengono presto contagiati da tanta
allegria.
Il comandante
Shori, fuori dalla casa del Pater s’inchina con i suoi guerrieri davanti ai
cinque guardiani e saluta:
-Benvenuti amici,
ben tornati maestri elfici, il nostro benevolo Pater vi attende- ed insieme ad
Autasia, li accompagna nella sala del trono.
Questa stanza,
neppure Cornelia ed Alexander, l’hanno vista, è tutto un vorticare di legno
bruno, drappeggiato di stoffe rosso papavero e giallo canarino.
E su di un grande
sedile di mogano intagliato di alberi, ninfe e animali, side Pater Rovanthar
vestito con stivali di cuoio rosso, pantaloni bruni, camicia di cotone bianco,
su tutto una lunga casacca di velluto indaco, su cui risalta la lunga barba
bianca. Infilata sul cappello a punta rosso, vi è sulla base un cerchio d’oro
fino, alto e spesso un paio di centimetri.
Lo gnomo nella sua
regalità accoglie calorosamente gli ospiti:
-Maia Iside, Caput
Argentum! Mia signora…e pure voi, Alexander, mio Guardiano, che gioia rivedervi
così presto! Il caro Galov mi ha avvertito del vostro arrivo, ma non no capito
ben il motivo che vi porta qui-.
-Pater
Rovanthar…-risponde Cornelia inchinandosi con grazia –siamo giunti qui, con i
nostri compagni, principalmente per recarvi una richiesta personale, ma prima
permettetemi di presentarvi l’intero corpo dei Guardiani- ed con un gesto
elegante, dopo l’inchino indica Isabella –Colei che vedete, è la contessina,
umana, Isabella Estern da Creid, Guardiana degli Spiriti; al suo fianco
Cavaliere Itano David Casseir, Guardiano delle Creature acquatiche, ed infine
il Principe Lielios delle Fate di Aiv, Guardiano delle suddette, nipote della
precedente Guardiana, la Maestra Zoara-
quando ciascuno di loro viene nominato e presentato dalla piccola elfa,
s’inchinano brevemente, al Pater, il quale, a sua volta, ricambia con un
gentile cenno di saluto.
-Ed ora, Pater…mi
perdoni per la fretta, ma vengo al dunque…debbo chiedere l’aiuto del vostro
popolo, e delle vostre arti. Nel mondo umano ho ricevuto la sfida per un
duello, con la spada, ma data la situazione, non posso permettermi di usare Arion…-
prima che Cornelia finisca di parlare avanza il Comandante Shori con rabbia:
-Mi perdoni, mia Signora! Ma come fa a permettere ad un insulso ed ignobile
umano, senza offesa per voi Guardiani di stirpe umana- aggiunge, riferendosi a
Isabella e David che con un cenno, rassicurano di non essere offesi
–Dicevo…come può permettersi un normale umano di sfidarla, lei che ha abbattuto
un demone la notte precedente?-.
-Gahlaiba Shori,
amico mio, capisco la tua rabbia, ma la situazione è diversa da come sembra…-
rassicura Cornelia con un dolce sorriso –Vedete, nel mondo di sopra, presso il
castello del Quadrifoglio, l’arte della spada è accessibili ai soli maschi, e
per potervi partecipare apertamente devo battermi contro il loro maestro, ossia
l’uomo che mi ha sfidato, è un puro duello di abilità…-
-Ehm…Maia? Mi
dispiace deluderti, ma Danrow, non è mai stato corretto in questi duelli, la
mia sorellastra Elisa quando tentò a suo tempo, venne ferita sulla guancia
sinistra dal prof. Il fioretto del tuo avversario non sarà un normale fioretto
sportivo, ma una lama affilata e mortale, se lui lo volesse- dice Isabella
intromettendosi nel discorso.
A queste parole,
Pater Rovanthar s’alza con impeto da suo seggio, zittendo tutti i presenti.
-Dunque…hai bisogno
di un fioretto, mia signora? Quando tuo padre era più giovane lo accompagnai
più di una volta ad un’incontro di quello sport che gli umani chiamano scherma.
E devo ammetterlo, ne sono rimasto stupito, ed abilito dalla finezza di quelle
lame, a tal punto che ho tentato di riprodurle con l’arte gnomica, per diletto.
Sono spade ben bilanciate e particolarmente flessibili, ed ho capito subito per
quale motivo tuo padre se ne interessasse a tal punto da seguirne gli incontri
e collezionarne le attrezzature. I fioretti, sono una delle poche armi bianche
create dagli umani, che s’adattano tranquillamente a voi elfi, oltre che questa
“scherma” ha una tale grazia, in alcuni casi, da apparire una strana e
leggiadra danza tra i due duellanti…motivo per cui, ho deciso di forgiare io
stesso la tua nuova spada…quanto tempo avete?-
Alexander guarda
l’orologio analogico al polso e risponde: -Poco più di due ore, Pater
Rovanthar, ma sarebbe meglio che Isabella e David ci precedessero in
superficie, per non destare sospetti-.
-Ehm…pure io Pater,
preferirei risalire in superficie- aggiunge Lielios schiarendosi la voce –senza
offesa al vostro popolo, ma soffro parecchio a stare sotto terra…-
L’anziano gnomo
scoppia in una sonora risata, e dando una pacca sulla spalla di Lielios,
facendo finalmente notare ad Isabella e David, che loro si sono rimpiccioliti,
risponde:
-Non temere,
giovane Lielios, tutte le fate hanno questo problemino, pure la tua zietta
Zoara..in effetti, solo i Guardiani prescelti delle Fate, sono scesi fino a
questa profondità, siete creature dell’aria, motivo, per cui siete piuttosto
claustrofobici, non preoccuparti per il mio popolo, ne siamo abituati-.
Poi rivolto al suo
guardiano chiede:
-Dunque, Principe
Alexander Avlond, ti dispiacerebbe commentare quale dei miei progetti di
fioretto è i migliore, di sicuro ne sarai esperto.-
-Con molto piacere
Pater, desidero il meglio per la mia cuginetta, e per farla vedere brutta sul
serio, al suo sfidante, è un uomo spregevole, e per quanto egli sia il mio
maestro, gli farebbe bene una bella lezione al suo caratteraccio.- Rovanthar
annuisce alla risposta di Alex.
-Pater?- chiede
Maia con gli occhi brillanti.
-Dimmi, bambina-
risponde l’anziano gnomo con un sorriso paterno.
-Posso accompagnare
gli altri alla nostra sala?-
-Ovviamente, Maia,
ora che siete in carica, la sala è tutta vostra, non dovresti neppure chiedermi
il permesso, anzi, quando arrivate, potreste andarci direttamente, senza
neppure passare a salutarmi…su, andate! Vedo nei tuoi occhi, che desideri
parlare con tua madre…non sono una donna, ma comprendo i tuoi desideri…più che
naturali, non la rivedi da quando avevi poco più di un anno..suvvia, andate!-
Cornelia di tutta
risposta esce dalla Casa del Pater, saltellante come una bambina che va al
parco a giocare, seguita dagli altri tre signori dell’equilibrio.
Distanziando con
una piccola corsa David e Lielios, Isabella raggiunge la piccola elfa, che li
precede alcuni metri più avanti, e le chiede sottovoce:
-Perché vuoi
parlare con tua madre?-
-Perché ho un paio
di cose da chiederle, e non sono cose che Lielios mi possa spiegare…sai, il
ciclo di fertilità elfica è ben diverso da quello umano…e solo lei mi può
spiegare come funziona…-
-Il ciclo di
fertilità…vuoi dire che…-
-Esatto, le elfe,
non hanno le mestruazioni…ma non sapendo come funziona…potrei rischiare
qualcosa…a parte che non penso di poter essere fecondabile dagli umani, la
natura ci ha dato una fertilità molto bassa…oltre che i mezz’elfi…hanno solo il
padre elfo “puro”-
-Capito- conclude
Isabella intravvedendo David e Lielios raggiungerle all’entrata della sala, che
è rimasta illuminata dai globi, dalla notte precedente.
Dopo che gli amici
sono scomparsi dietro la tenda del passaggio magico, Cornelia si rivolge allo
specchio vuoto dove era apparsa la madre, quella notte.
-Madre…- sibila,
poi stringendo il suo ciondolo d’argento ripete con intensità:
-Mamma…Elianne…mamma,
ti prego!- lo specchio rimane vuoto, e quando sconcertata, la piccola elfa fa
cenno di andarsene, il viso dolce e materno della Regina dei ghiacci, appare
nello specchio richiamandola indietro con un:
-Maia, bimba mia!
Cosa ti succede? Non m’aspettavo una tua chiamata-
-Volevo
parlarti…Mamma-
-Approposito di che
cosa, bimba mia?- chiede Elianne dagli occhi di zaffiro , di tutta risposta,
Cornelia imbarazzata si stringe il ventre tra le braccia.
-Ah! E’ vero…-
ammette la regina degli elfi del nord con un mezzo sorriso –Ti devo parlare di
molte cose al riguardo, ma tu cosa vuoi sapere, figlia mia?-
-…In che giorni
sarò fertile?-
- Noi elfe siamo
fertili tre giorni ogni sette giorni dalla nostra nascita, quindi la tua prossima
possibilità sarà quando avrai ventuno anni, non temere, ma ti avverto, la
nostra specie ha una gestazione che dura due anni umani-
-Ottimo- risponde
Cornelia rigirando un lembo della camicia tra le dita.
- Dovremo
provvedere alla cerimonia di deflorazione, quando verrai alla fine di ottobre-
-C’è una
cerimonia?-
-Immagino che
Lielios non ti abbia detto nulla, anzi, avendo parlato solo con tuo padre,
probabilmente non lo sa. Vedi figlia mia, gli elfi, specialmente la razza di
tuo padre discendono dalla dea della Luna, che per tutti i popoli elfici è la Grande Madre. Ogni elfa
raggiunti i sedici anni riceve la cerimonia di deflorazione, in cui giovani
scelti dalla gran sacerdotessa del tempio. Ora scusami, ma ho da andare alla
Biblioteca a recuperare tua sorella Rossilara, oggi deve tagliare i capelli.-
-Capito, grazie
mamma…solo tu potevi risolvere i miei dubbi- saluta Cornelia con un sorriso.
Al sorriso della
figlia, la regina dei ghiacci ricambia e sparisce dallo specchio magico, che la
piccola elfa ricopre con un mantello blu.
-Da quanto tempo
sei qui?- ringhia la piccola elfa voltandosi verso l’ingresso della sala.
-Abbastanza per
intuire il motivo dei tuoi problemi- risponde Alexander uscendo dall’ombra.
-Alex…dimentica
quanto hai sentito…non sono cose che ti riguardano- risponde la ragazza
irrigidendosi mentre lui s’avvicina a lei.
-Come mai? Saperlo
mica mi fa male-
-Si, ma a maggior
ragione, è meglio che tu mi stia lontano, sento perfettamente i tuoi istinti
animali- ringhia
-Maia…- mormora
ferito dalle insinuazioni, Alex, prendendole un polso, e tirandola verso di sé,
incurante degli artigli azzurrini.
La piccola elfa ha
il capo chino, con il viso nascosto tra i capelli corvini, ma il suo respiro è
affannato come se avesse pianto.
Prendendole delicatamente il mento la spinge a
guardarlo, gli occhi sono smeraldi liquidi da tanto sono lucidi ed evitano il
suo sguardo, la bocca rosso sangue ha le labbra schiuse.
Senza attendere
rifiuti Alexander bacia a lungo la piccola elfa silenziosa, la quale man mano
si rilassa e crolla tra le sue braccia come stremata da una lunga giornata di
lavoro, sulle spalle il mezz’elfo percepisce perfino un piccolo tremito, ben
poco immaginabile in quella che la notte prima era stata una guerriera
sanguinaria.
Seduti sui cuscini
foderati di seta verde della grotta, si fermano finalmente per parlare.
-Allora, cos’è
questa storia? Deflorazione…Cerimonia di deflorazione…- Cornelia arrossisce
prima di scoppiare a ridere:
-Si vede che non
sei abituato a parlare con i termini antiquati, vostra Altezza-
-???-
-La deflorazione,
è…farlo per la prima volta-
-Ah! Uhm…- risponde
Alexander schiarendosi la gola e tossicchiando –Capito…comunque Pater Rovanthar
mi ha mandato a prendere le tue misure-
-Ossia?-
-Lunghezza del
braccio, larghezza delle spalle, eccetera-
-Capito, ma ce
l’hai un metro da sarta?-
-Veramente no-
-Le scuse non
tengono allora, eri venuto a spiarmi…-
-No no, dico
davvero… con che mano scrivi?-
-Sono ambidestra,
dipende da che lato del foglio devo scrivere-
-Wow…ehm.. allora
quale usi di più con la spada?-
-La destra-
-Capito, dunque,
visto che qui hai finito, possiamo pure tornare al villaggio dai fabbri
gnomici-
-Avevi qualcosa
dirmi?-
-Si, ma non so se è
più il momento adatto per dirlo, soprattutto dopo sta storia delle cerimonie,
come dici tu dovrei starti lontano…-
-Alex, mi spieghi,
cosa succede?- chiede seria la piccola elfa fissandolo dura negli occhi di
zaffiro.
Alexander sospira,
e respira profondamente:
-Maia Iside, cara
cugina, permettimi di chiederti di essere la mia compagna, la mia signora, e ti
giurò sarò il tuo umile servo, ti adorerò come una dea e ti amerò in tutti i
modi possibili d’amore che conosco.-
-Alex…sei
dolcissimo, ma non posso accettare-
-Perché non puoi?-
-Ne abbiamo parlato
prima-
-Si, ma Lielios,
David ed Isabella capiranno-
-Sei sicuro?
Lielios sarebbe capace di sfidarti a duello, e Isabella…Isabella conosce la mia
vera natura, ma per liberarsi di una rivale, sarebbe capace di suggerire a
Marcus cosa fare per ottenermi-
-Che c’entra
Lavion, adesso?-
-Tieni- risponde
Cornelia alzandosi e porgendo un foglietto accartocciato.
Le mani del
principe Angliano tremano, mentre legge e quando alza di nuovo lo sguardo sulla
piccola elfa, lei, con i lunghi artigli gli sfila il foglio di mano e tenendolo
tra medio e pollice della mano destra, con un movimento rotatorio dell’indice,
fa prendere fuoco alla carta che viene avvolta fa fiamme rosse, per poi
ricadere a terra in cenere e volare via nel fumo del fuoco magico.
-Io te lo dico
subito- dice la piccola elfa incurante del fuoco che dovrebbe bruciarle le dita
–gli elfi hanno una società matriarcale, e i rapporti generalmente non sono per
niente duraturi, come direbbe tua nonna, la regina d’Anglia, sono
esageratamente libertini, quindi fa quello che vuoi, ma non lamentarti se da un
momento all’altro andassi insieme ad un altro elfo o ad un umano, è la mia
natura, e non ho motivazioni per modificarla-
-E’ dunque un si
alla mia proposta?-
-Uhm…forse, ma
anche se fosse sarebbe un segreto tra noi due-
-E con Lavion, che
intendi fare?-
-Metaforicamente lo
tratterò al pari del suo foglietto, lo scotterò così tanto da rimanere
ustionato, e non credo sarà così idiota da toccare ancora il ferro
incandescente-.
Alex guarda il
tappeto sotto le scarpine di lana di Cornelia, poi s’alza in piedi, e risponde:
-Per me, va
benissimo!- e riprende a baciare la
caput argentum, appassionatamente.
-ALEX! Basta! Ho un
duello in programma e la mia spada non è ancora pronta. Su, andiamo!-.
Pater Rovanthar li
attende scuro in viso alla forgia.
-Pater, che
accade?- chiede preoccupata Maia.
-Mi hanno appena
detto che non hanno l’anello- risponde desolato lo gnomo
-Quale anello?-
domanda Alexander
-Il nostro popolo,
quando forgia una nuova arma per i membri della famiglia dei caput-argentum,
fonde unitamente all’acciaio delle spade, un piccolo anello coperto di rune
magiche che proteggono l’arma dal tempo, e gli agenti atmosferici, ma mi hanno
appena riferito che l’ultimo prodotto dai nostri artigiani è scomparso-
-Non potete farne a
meno?- chiede il principe mentre Cornelia si mette ad armeggiare con la borsa
di cuoio magico.
-Trovato!- esclama
la piccola elfa, tirando fuori dalla borsa la testa e il pugno sinistro chiuso.
Tutti la guardano
straniti.
Cornelia distende
la mano davanti al Pater rivelando l’anellino trovato la sera prima nel
percorso dal castello alla stanza dei caput-argentum, il quale alla luce del
pomeriggio brilla di argento ma pure di segni iridescenti, antiche rune.
-E’ forse questo,
Pater?-
Il vecchio gnomo lo
raccoglie dal palmo della piccola elfa, ed i fabbri iniziano a mormorare finché
uno gnomo ancora più bianco ed anziano di Rovanthar, s’avvicina per osservare
meglio l’anello.
I due Shaih parlano
tra di loro in gnomico, finché lo stesso pater prende la parola verso i suoi
ospiti.
-Questo anello,
Maia, non è quello scomparso, bensì uno molto più antico ed assai più potente,
le rune non sono solamente di protezione, ma contengono anche simboli mistici
che inneggiano alla giustizia, alla vita ed alla speranza, crediamo che questo
anello venne forgiato da chi per noi è solo scritto nelle leggende, ma
senz’altro venne forgiato per un paladino della giustizia, protettore del
nostro popolo-
-Quindi non va
bene?- chiede Alexander preoccupato
-Assolutamente no,
anzi, va benissimo, dobbiamo alla Principessa la nostra pace e serenità-
risponde Rovanthar con un sorriso rivolto al suo guardiano.
-Guardiana- chiede
il vecchio Shaih –Dimmi quale sarà il nome di questa tua nuova spada, e
soprattutto, saresti pronta ad usarla per le ragioni dell’anello?-.
Maia fissa il
terreno pensierosa, riflettendo.
Poi alza lo sguardo
e risponde:
-Il suo nome sarà Essylt, “Colei che protegge con il
ferro” e m’impegno sin da ora ad onorare gli antichi simboli. Nel mondo umano,
anche se d’ingiustizie al mondo ce ne sono fin troppe, farò il possibile per il
trionfare della giustizia e della vita- a quelle parole il vecchio fabbro
lancia il fine anellino d’argento nel calderone del ferro fuso ordinando con
voce tonante:
-Nasci Essylt!-.
Mentre l’argento scompare
nel gorgo di ferro incandescente, una gnoma dai capelli bianchi e il lungo
grembiule di cuoio da fabbro, inizia a prendere le misure di Cornelia con un
lungo metro da sarta.
La larghezza delle
spalle, la lunghezza delle dita, escludendo gli artigli azzurri, la lunghezza
del braccio destro, partendo dalla spalla fino alla punta del dito medio, e lo
stesso per il braccio sinistro.
-Pater?- chiede la
piccola elfa mentre si fa prendere le misure dalla gnoma silenziosa -Essylt si
ridimensionerà alla mia misura come Arion, quando uscirò all’esterno-
-Certamente, Maia.
Non ti preoccupare, entrambe le tue lame cresceranno con te- risponde Rovanthar
mentre amministra i suoi fabbri per la costruzione della nuova spada.
Infine la gnoma, le
punge con un ago sottile il polpastrello dell’indice destro, raccogliendo le
gocce di sangue rubino in uno scodellino di ceramica candida.
Mentre sul dito
ferito mette un impiastro di fango e foglie, e senza una parola, spinge i due
guardiani verso il comandate Shori, che fa segno di seguirlo.
-Purtroppo non vi è
possibile assistere alla creazione- spiega il giovane gnomo, guidando i
guardiani all’alloggio dei caput-argentum –i nostri artigiani sono molto gelosi
della loro arte-.
Seduti da soli
nell’alloggio dei suoi antenati, Cornelia si mette a giocherellare con un
pallottoliere, mentre Alexander le chiede:
-Che abito vuoi
usare per il duello? Non ti tornerebbe comoda la divisa in questa occasione-
-Al inizio pensavo
di usare questi abiti, ma dopo se dovessi apparire a scuola nei panni di
guardiana, sarei troppo riconoscibile… mi sa che userò i panni che ho
confezionato ad Aiv, li usai per battermi contro il gigante della foresta che
aveva intrappolato Lielios.
Un gilet di pelle
azzurra, schinieri e polsiere di cuoio, shorts di cotone bianco e sopra una
specie di gonna di seta blu intrecciata a cotone azzurro, potrei pure
gareggiare scalza, ma almeno le babbucce di quest’abbigliamento potrei tenerlo,
ma sarà meglio che indosso su tutto un mantello, anche se non è ancora iniziato
l’autunno, inizia a fare freschetto, nel pomeriggio-
-Ma sei proprio
sicura di volerlo fare?-
-Cosa?-
-Il duello con
Danrow-
-Non mi starai mica
suggerendo, di lasciare perdere, vero? Hai visto cosa ho fatto ad Aiknov,
stanotte, Alex…io per Danrow, sono solo il peggiore dei suoi incubi.-
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