martedì 22 gennaio 2013

CAPITOLO 7


Capitolo 7

Alla fine della ripida scalinata c’è un altro corridoio, che pare iniziare da un punto precedente a dove termina la scala, ma i nostri due guardiani, continuano a proseguire dritti, in quel corridoio che pare scavato nella roccia, e per terra non c’è più il tappeto, bensì la terra.
Appoggiata, forse lì per loro, trovano poco più avanti una leggera cotta in maglia, che Cornelia, senza farsi troppe domande, indossa sugli abiti appartenuti ad Elianne, coprendo i suoi segni di distinzione e poco più in là un anellino minuscolo, che non entra nemmeno nel mignolo affusolato della piccola elfa.
Ma Maia, lo ripone in borsa, che potrebbe tornare utile, in fine il  soffitto s’abbassa, e i due amici sono costretti a camminare a gattoni, mentre il martin pescatore ribattezzato dalla guardiana della natura: Fratellino, li precede, rischiarando il percorso.

Ad un tratto il corridoio si amplia, fino a diventare l’imboccatura di una grotta, quando Cornelia riesce a mettersi in piedi, sente un leggero pizzicore alla punta delle orecchie, che poco dopo sparisce, ma è il suo speciale avvertimento di cambiamento fisico, ma il suo corpo elfico, non è cambiato di una virgola, il che significa, che la trasformazione è di qualcos’altro.

Le pareti della grotta sono scavate nella roccia, con la scusa di appoggiarsi, la piccola elfa tocca una parete in cerca di segni di vita o acqua.
La roccia è liscia, non è umida, ne bagnata, ed è compatta, come se gli strati di rocce fossero stati saldati insieme da una forte energia, come la lava, sono senza dubbio rocce metamorfiche, ma essendo molto caldo, devono essere ormai parecchi metri, nel sottosuolo, ma l’interno della grotta è stato scavato con maestria, delineando archi di sostegno, delle volte…un lavoro d’intelligenza, tipico…degli GNOMI!

Il nome di questa razza magica tuona nella mente della piccola elfa, è logico, lei e Alex, sono rispettivamente i guardiani degli elfi e delle creature del sottosuolo, come gli gnomi.
A maggior ragione è ovvio che la prova, per loro due sarà di conquistare il rispetto e la fiducia di questa razza, probabilmente la galleria, li porterà da loro.
- Alex?-
- Dimmi-
-Cosa sai degli gnomi?-
- Perché me lo chiedi?-
- Perché con la luna di cristallo, tu sei il loro guardiano-
- Dunque, so che sono piccolissimi, alti pochi centimetri, hanno un cappello rosso a punta e lunghe barbe bianche. Le loro varie comunità rispondono ad un loro re. Vivono molto a lungo, e sanno lavorare benissimo: il legno, i metalli, la pietra e le gemme. Per i popoli di Creid, sono gli spiriti protettori dei boschi e degli alberi in generale. Vivono sotto terra in abitazioni di pietra e legno. Allevano, come animali domestici come i topolini di campagna. Le loro donne sono esperte di tutti i rimedi naturali. Hanno come nemici i troll e i nani malefici. Ma probabilmente i nani non sono altro che parenti senza barba. Pacifici, non fanno uso della magia, a parte lo gnomo mago della comunità, ma a volte lo gnomo mago è pure re.- Cornelia annuisce pensierosa
- Bene, sai qualcosa…ma ricordati che quando gli parli devi chiamare i maschi Gahlaiba che in lingua iroshui, significa compagno, se parli con una femmina nubile devi dire Sana se è sposata devi mettere, come davanti al nome Mata. Gli anziani vengono chiamati Shaih, il re si chiama Pater, o padre, se si vuole tradurre in freyano. Come hai detto tu, sono pacifici, non amano la guerra e in genere, si difendono con trabocchetti e giochi d’astuzia, per questo capita, che creature malvagie, più intelligenti dei troll, prendano di mira una comunità e lo saccheggiano a più ondate. Una volta vogliono il loro pane, una volta l’idromele, una volta le loro vergini… Vedi le pareti che ci circondano, sono interamente scolpite, e qui fa molto, caldo, quindi dobbiamo essere sottoterra, qui io ne deduco che siamo in territorio di gnomi. Fratellino? Obscurus!-.

Il piccolo volatile sparisce, ma in fondo alla grotta c’è una luce guizzante, una luce di fiamma, che viene da dietro l’ultima curva. Dove c’è una porta socchiusa.
Cornelia si riavvia i capelli indietro e bussa tre volte, al legno della porta. Nessuno risponde.
Allora i due guardiani aprono piano la porta, ed escono allo scoperto, o piuttosto entrano in una casa di pietra e legno. Opposto alla porta da cui sono entrati c’è un grande camino acceso, con appeso, sulla cappa un dipinto. Questo quadro mostra un uomo dalla pelle dorata e lunghi capelli bianco-argento, che stringe la mano ad uno gnomo. L’uomo, anzi, l’elfo dalla pelle dorata porta al collo il ciondolo a forma di falce di luna.

Alex, stanco, si siede su di uno sgabello imbottito, mentre la piccola elfa avanza verso il quadro.
Il giovane principe, la vede mutare, prendendo le sembianze, simili a quelle dell’uomo dipinto e sfiorando la tela con mani tremanti mormora: - P-padre…Padre mio…- ma il suo monologo s’interrompe con il frastuono di stoviglie, entrambi i guardiani si voltano verso la fonte del suono, sulla soglia di una seconda porta c’è una giovane donna che li fissa terrorizzata; ha le trecce bionde, il naso a patata e un cappello verde a punta.
- Chi siete, voi?- dice la gnometta con voce strozzata, mentre a terra ci sono i cocci di una ciotola di ceramica, andata in frantumi. Cornelia, con una specie di balzo, s’avvicina alla nuova arrivata, riprendendo le normali sembianze elfiche, prima che questa possa fuggire e le porge la mano.
- Siamo amici, sana. Siamo due dei nuovi guardiani dell’equilibrio. Il mio nome è Maia Iside, figlia di Galov del deserto e di Elianne dei ghiacci, nuova guardiana degli elfi, e lui è Alexander, figlio di Avlon il bello e di Marie Estern da Creid, defunta regina di Anglia, il vostro nuovo guardiano e custode.-
- D-da dove siete entrati?-
- Da quella porta, sana- risponde Cornelia indicandola
- Ma…ma quella è la via d’accesso degli elfi signori del deserto-
- Ehm..sana? Se non sbaglio, l’elfo del dipinto è Re Galov, no? E Re Galov è mio padre, capita la situazione?- chiede Cornelia guardando il dipinto e poi di nuovo la giovane gnoma, che pare così diffidente nei loro confronti.
- Veramente, potente signora, colui che avete scambiato per Galov è Ashatari, il primo guardiano degli gnomi. Mio padre, anzi, il nostro pater, ai tempi era solo un bambino…anche se Galov lo conosce bene…il mio nome signora, è Autasia, sono la terza figlia di Pater Rovanthar e il mio compito è tenere pulita e in ordine la casa dei guardiani…e voi non dovreste essere qui- aggiunge la gnometta con le lacrime agli occhi, Cornelia sbuffa e dice:- Alex? Mostrale il tuo amuleto, non mi crede ancora-
Alexander s’alza dallo sgabello su cui è seduto, ed estrae da sotto l’armatura il piccolo ciondolo di cristallo a falce di luna e rivolto alla giovane gnoma racconta:
- Questo me lo dono re Galov, nella primavera di quindici anni fa…ci credi, ora, sana Autasia? Io e Maia, siamo i nuovi capi-guardiani , e delle elfe fantasma, su del castello, ci hanno detto di seguire il corridoio, che ci ha portato fin qui. Hanno detto, che gli antichi guardiani ci vogliono parlare, ma non sappiamo bene in realtà, cosa intendessero con questo- Autasia annuisce ma risponde:
-Credo che sia meglio che parliate con il Pater, è una cosa davvero grossa. Ma devo chiedere, che pure lei, mi mostri i suoi segni di distinzione- Alex guarda perplesso Cornelia, la quale sta sollevando la cotta in maglia, per scoprire la rosa azzurra che porta sul ventre, ed infine il quadrifoglio d’argento che porta al collo.

La gnometta deglutisce ed annuendo ammette:
- Va bene, perdonate la mia diffidenza, vostra altezza, ma permettetevi di consigliarmi di indossare questi- e tira fuori da un armadio delle lunghe palandrane nere – in questi tempi bui, nella nostra comunità sareste troppo appariscenti, con i vostri abiti, specialmente la principessa-.
- Chi sono i vostri nemici?- chiede Cornelia, preoccupata, mentre indossa la palandrana, sopra i propri abiti.
- Forse i nani malefici?- suggerisce Alexander, beccandosi un occhiata fulminante dalla piccola elfa.
- Non proprio, vostra altezza- risponde Autasia, scuotendo la testa, ed arrossendo.
- Ti prego, Sana Autasia, chiamami, Maia-
- Va bene, Maia…Vedete, alcune lune fa, dei nostri compaesani, si sono ribellati alle grandi leggi sacre, ossia pace e serenità tipici del nostro popolo, e mio padre si è trovato costretto ad esiliarli dalla comunità.
Troppo assetati di sangue e di potere, si sono venduti a una tribù di nani malefici, ad una setta molto pericolosa, e poi sono scomparsi. Ma in quel periodo è apparso un demone, pensiamo che siano stati i sacerdoti di quella setta ad evocarlo, ma deve essere sfuggito al loro controllo. E sono mesi, che questo mostro tenta di saccheggiare e distruggere la nostra comunità, guidando un armata di strane creature.-
-Che aspetto hanno?- chiede Cornelia pensierose
- Cosa?-
- Quelle creature, che aspetto hanno?-
- Bè. Sono simili a lombrichi, o forse è meglio dire bozzoli, come quelli dei bachi da seta, ma di color rosa carne lanuginosi, con un paio di braccia e gambe minuscole rispetto al corpo, ma molto forti, e di tanto in tanto ci vengono ad attaccare, chiedendo tributo per il loro padrone, per cibo o a volte, qualche ragazza. E’ anche per questo che ti consiglio di nasconderti Maia, le ragazze rapite erano le più belle del villaggio-
- Allora, forse è meglio, che recupero il mio aspetto base- commenta la piccola elfa trasformandosi di nuovo.
Gli artigli azzurri, tornano unghie rosate, le punte delle orecchie s’accorciano, pur mantenendo una forma appuntita, la pelle diventa dorata, i capelli bianchi e il fisico più piatto e longilineo.
Ma Cornelia, si copre comunque il capo con il cappuccio della palandrana di lana nera, pronta ad affrontare il mondo esterno.
- Mi dovrai spiegare come fai a cambiare il tuo aspetto- commenta Alexander, mentre infila la sua palandrana.
- Niente di più semplice, caro cugino, lo penso solamente, in pratica immagino come dovrei essere e cambio aspetto, ma non credo che su di te servirebbe a molto, sei un mezzo elfo, e per questo conservi molte caratteristiche umane, in pratica hai solo le orecchie a punta, trasformato, e in più, non credo che tu abbia i canini particolarmente evidenti-
- I Canini?- chiede Alex, mentre seguono Autasia, Cornelia scopre le labbra, e per poco il giovane principe non fa un salto in dietro, i canini sono più lunghi del normale umano, un po’ come quelli dei gatti, per quanto permettono comunque di chiudere perfettamente la bocca.
- Wow, ad Halloween potresti travestirti da “Conte Dracula”-
- Mmmh, potrei, ma non mi pare così divertente. Anche perché l’ho notato alcuni anni fa, studiando il mio corpo elfico. A parte un lungo esercizio di dizione, per pronunciare correttamente le parole, gli elfi hanno una struttura particolare. Il corpo dai movimenti flessuosi, gli artigli e una dentatura in grado di mordere, ferire ed azzannare, ci rendono pericolosi guerrieri anche nel corpo a corpo, dopo aver perso la nostra spada-
- La spada?- Cornelia  annuisce alla sorpresa del giovane uomo.
- Eh, si, caro cugino, presto o tardi mi vedrai entrare al corso di scherma, Lielios, mi ha già addestrata al combattimento con quella, ma voglio migliorare. Anche se a dir la verità, Josephine e Riccardine, non mi hanno fornito nessun’arma a differenza tua, quindi, mi sa che dovrò chiederla ai nostri amici gnomi, o sperare che me la diano gli elfi in futuro-
- Molto probabilmente, te la fornirà il mio popolo, Maia- dice Autasia intromettendosi nella discussione: - i Caput Argentum, o come noi chiamiamo gli appartenenti alla famiglia reale di Amaranta, e quindi anche tuo padre, sono molto rispettati nella nostra comunità. Diciamo che siamo gemellati da tempi immemori, e tu a quanto ho capito sei l’unica erede della famiglia di tuo padre, quindi pure tu sei una Caput Argentum-.
-Buono a sapersi- dice l’elfa facendo l’occhiolino ad Alexander ed aggiunge con un sorriso - Mi piace questa definizione Caput Argentum, tradotto dall’itano antico, capo d’argento, ossia nel caso della mia famiglia, capelli d’argento, visto che hanno questi riflessi metallici-.
- Mi spieghi, come fai a sapere ben diciassette lingue?-
- Sono diciassette esclusi dialetti e lingue morte. Comunque, ve l’ho raccontato ieri pomeriggio. Ho viaggiato in lungo e in largo con mia madre andando a vendere pezzi d’oreficeria, contrattare ed acquistare oro, argento e pietre prezioso, passando un massimo di sei mesi in ogni nazione, e in quel periodo, quando la mia mamma adottiva andava ad incontri, cerimonie varie, e ricevimenti, io venivo portata in giro da una bambinaia, sempre diversa, che m’insegnava le lingue del luogo, i dialetti, la cultura, e in alcuni casi, pure le lingue morte, come l’itano antico. Alcuni scrittori fantasy hanno raccontato gli elfi come grandi studiosi, e scienziati della natura, sinceramente, data la mia sete di sapere, non devono essersi sbagliati di molto. E’ nella nostra natura essere eccellenti e spietati guerrieri, ma pure grandi curiosi, e ogni giorno, se ci pensi, pure non andando a scuola, impari sempre qualcosa di nuovo…ma forse, essendo di sangue misto, magari non hai ricevuto tutta questa frenesia nella ricerca del sapere. Il che non è sempre un male, tutto sommato.-
- Sai, che mi fai paura Maia?- dice lui guardandola con occhi spalancati – Certe volte, quando parli così, come poco fa, mi sembra di sentire parlare con un adulto dentro un corpo da bambino.- e sospirando aggiunge
- Speriamo che questa visita ai vecchi guardiani duri poco, sei già fortunata che le lezioni per la tua classe inizino solo alle nove di mattina, ma se non ci sbrighiamo, dubito riusciremo a dormire a sufficienza, e tu di sicuro, non dovresti saltare il tuo primo giorno di lezione, i tuoi compagni sono a scuola già da alcune settimane, il sottoscritto compreso, e non sarebbe carino, non presentarsi, solo perché sei la nipote della preside-.
- Lo so, la nonna mi ha già avvertita- risponde Cornelia stanca.
- Meglio, smettere di chiacchierare, vostra altezza- incita la gnoma Autasia – Tra non molto scatterà il coprifuoco, e non è piacevole restare in giro, le guardie, difendono solo le case, e non le strade-.

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