Capitolo 7
Alla fine della
ripida scalinata c’è un altro corridoio, che pare iniziare da un punto
precedente a dove termina la scala, ma i nostri due guardiani, continuano a
proseguire dritti, in quel corridoio che pare scavato nella roccia, e per terra
non c’è più il tappeto, bensì la terra.
Appoggiata, forse
lì per loro, trovano poco più avanti una leggera cotta in maglia, che Cornelia,
senza farsi troppe domande, indossa sugli abiti appartenuti ad Elianne,
coprendo i suoi segni di distinzione e poco più in là un anellino minuscolo,
che non entra nemmeno nel mignolo affusolato della piccola elfa.
Ma Maia, lo ripone
in borsa, che potrebbe tornare utile, in fine il soffitto s’abbassa, e i due amici sono
costretti a camminare a gattoni, mentre il martin pescatore ribattezzato dalla
guardiana della natura: Fratellino, li precede, rischiarando il percorso.
Ad un tratto il
corridoio si amplia, fino a diventare l’imboccatura di una grotta, quando
Cornelia riesce a mettersi in piedi, sente un leggero pizzicore alla punta
delle orecchie, che poco dopo sparisce, ma è il suo speciale avvertimento di
cambiamento fisico, ma il suo corpo elfico, non è cambiato di una virgola, il
che significa, che la trasformazione è di qualcos’altro.
Le pareti della
grotta sono scavate nella roccia, con la scusa di appoggiarsi, la piccola elfa
tocca una parete in cerca di segni di vita o acqua.
La roccia è liscia,
non è umida, ne bagnata, ed è compatta, come se gli strati di rocce fossero
stati saldati insieme da una forte energia, come la lava, sono senza dubbio
rocce metamorfiche, ma essendo molto caldo, devono essere ormai parecchi metri,
nel sottosuolo, ma l’interno della grotta è stato scavato con maestria,
delineando archi di sostegno, delle volte…un lavoro d’intelligenza, tipico…degli
GNOMI!
Il nome di questa
razza magica tuona nella mente della piccola elfa, è logico, lei e Alex, sono
rispettivamente i guardiani degli elfi e delle creature del sottosuolo, come
gli gnomi.
A maggior ragione è
ovvio che la prova, per loro due sarà di conquistare il rispetto e la fiducia
di questa razza, probabilmente la galleria, li porterà da loro.
- Alex?-
- Dimmi-
-Cosa sai degli
gnomi?-
- Perché me lo
chiedi?-
- Perché con la
luna di cristallo, tu sei il loro guardiano-
- Dunque, so che
sono piccolissimi, alti pochi centimetri, hanno un cappello rosso a punta e
lunghe barbe bianche. Le loro varie comunità rispondono ad un loro re. Vivono
molto a lungo, e sanno lavorare benissimo: il legno, i metalli, la pietra e le
gemme. Per i popoli di Creid, sono gli spiriti protettori dei boschi e degli
alberi in generale. Vivono sotto terra in abitazioni di pietra e legno.
Allevano, come animali domestici come i topolini di campagna. Le loro donne
sono esperte di tutti i rimedi naturali. Hanno come nemici i troll e i nani
malefici. Ma probabilmente i nani non sono altro che parenti senza barba.
Pacifici, non fanno uso della magia, a parte lo gnomo mago della comunità, ma a
volte lo gnomo mago è pure re.- Cornelia annuisce pensierosa
- Bene, sai
qualcosa…ma ricordati che quando gli parli devi chiamare i maschi Gahlaiba che in lingua iroshui,
significa compagno, se parli con una
femmina nubile devi dire Sana se è
sposata devi mettere, come davanti al nome Mata.
Gli anziani vengono chiamati Shaih,
il re si chiama Pater, o padre, se si
vuole tradurre in freyano. Come hai detto tu, sono pacifici, non amano la
guerra e in genere, si difendono con trabocchetti e giochi d’astuzia, per
questo capita, che creature malvagie, più intelligenti dei troll, prendano di
mira una comunità e lo saccheggiano a più ondate. Una volta vogliono il loro
pane, una volta l’idromele, una volta le loro vergini… Vedi le pareti che ci
circondano, sono interamente scolpite, e qui fa molto, caldo, quindi dobbiamo
essere sottoterra, qui io ne deduco che siamo in territorio di gnomi.
Fratellino? Obscurus!-.
Il piccolo volatile
sparisce, ma in fondo alla grotta c’è una luce guizzante, una luce di fiamma,
che viene da dietro l’ultima curva. Dove c’è una porta socchiusa.
Cornelia si riavvia
i capelli indietro e bussa tre volte, al legno della porta. Nessuno risponde.
Allora i due
guardiani aprono piano la porta, ed escono allo scoperto, o piuttosto entrano
in una casa di pietra e legno. Opposto alla porta da cui sono entrati c’è un
grande camino acceso, con appeso, sulla cappa un dipinto. Questo quadro mostra
un uomo dalla pelle dorata e lunghi capelli bianco-argento, che stringe la mano
ad uno gnomo. L’uomo, anzi, l’elfo dalla pelle dorata porta al collo il
ciondolo a forma di falce di luna.
Alex, stanco, si
siede su di uno sgabello imbottito, mentre la piccola elfa avanza verso il
quadro.
Il giovane
principe, la vede mutare, prendendo le sembianze, simili a quelle dell’uomo
dipinto e sfiorando la tela con mani tremanti mormora: - P-padre…Padre mio…- ma
il suo monologo s’interrompe con il frastuono di stoviglie, entrambi i
guardiani si voltano verso la fonte del suono, sulla soglia di una seconda
porta c’è una giovane donna che li fissa terrorizzata; ha le trecce bionde, il
naso a patata e un cappello verde a punta.
- Chi siete, voi?-
dice la gnometta con voce strozzata, mentre a terra ci sono i cocci di una
ciotola di ceramica, andata in frantumi. Cornelia, con una specie di balzo,
s’avvicina alla nuova arrivata, riprendendo le normali sembianze elfiche, prima
che questa possa fuggire e le porge la mano.
- Siamo amici, sana. Siamo due dei nuovi guardiani
dell’equilibrio. Il mio nome è Maia Iside, figlia di Galov del deserto e di
Elianne dei ghiacci, nuova guardiana degli elfi, e lui è Alexander, figlio di
Avlon il bello e di Marie Estern da Creid, defunta regina di Anglia, il vostro
nuovo guardiano e custode.-
- D-da dove siete
entrati?-
- Da quella porta, sana- risponde Cornelia indicandola
- Ma…ma quella è la
via d’accesso degli elfi signori del deserto-
- Ehm..sana? Se non sbaglio, l’elfo del dipinto
è Re Galov, no? E Re Galov è mio padre, capita la situazione?- chiede Cornelia
guardando il dipinto e poi di nuovo la giovane gnoma, che pare così diffidente
nei loro confronti.
- Veramente,
potente signora, colui che avete scambiato per Galov è Ashatari, il primo
guardiano degli gnomi. Mio padre, anzi, il nostro pater, ai tempi era solo un bambino…anche se Galov lo conosce
bene…il mio nome signora, è Autasia, sono la terza figlia di Pater Rovanthar e il mio compito è
tenere pulita e in ordine la casa dei guardiani…e voi non dovreste essere qui-
aggiunge la gnometta con le lacrime agli occhi, Cornelia sbuffa e dice:- Alex?
Mostrale il tuo amuleto, non mi crede ancora-
Alexander s’alza
dallo sgabello su cui è seduto, ed estrae da sotto l’armatura il piccolo
ciondolo di cristallo a falce di luna e rivolto alla giovane gnoma racconta:
- Questo me lo dono
re Galov, nella primavera di quindici anni fa…ci credi, ora, sana Autasia? Io e Maia, siamo i nuovi
capi-guardiani , e delle elfe fantasma, su del castello, ci hanno detto di
seguire il corridoio, che ci ha portato fin qui. Hanno detto, che gli antichi
guardiani ci vogliono parlare, ma non sappiamo bene in realtà, cosa
intendessero con questo- Autasia annuisce ma risponde:
-Credo che sia
meglio che parliate con il Pater, è
una cosa davvero grossa. Ma devo chiedere, che pure lei, mi mostri i suoi segni
di distinzione- Alex guarda perplesso Cornelia, la quale sta sollevando la
cotta in maglia, per scoprire la rosa azzurra che porta sul ventre, ed infine
il quadrifoglio d’argento che porta al collo.
La gnometta
deglutisce ed annuendo ammette:
- Va bene,
perdonate la mia diffidenza, vostra altezza, ma permettetevi di consigliarmi di
indossare questi- e tira fuori da un armadio delle lunghe palandrane nere – in
questi tempi bui, nella nostra comunità sareste troppo appariscenti, con i
vostri abiti, specialmente la principessa-.
- Chi sono i vostri
nemici?- chiede Cornelia, preoccupata, mentre indossa la palandrana, sopra i
propri abiti.
- Forse i nani
malefici?- suggerisce Alexander, beccandosi un occhiata fulminante dalla
piccola elfa.
- Non proprio,
vostra altezza- risponde Autasia, scuotendo la testa, ed arrossendo.
- Ti prego, Sana
Autasia, chiamami, Maia-
- Va bene,
Maia…Vedete, alcune lune fa, dei nostri compaesani, si sono ribellati alle
grandi leggi sacre, ossia pace e serenità tipici del nostro popolo, e mio padre
si è trovato costretto ad esiliarli dalla comunità.
Troppo assetati di
sangue e di potere, si sono venduti a una tribù di nani malefici, ad una setta
molto pericolosa, e poi sono scomparsi. Ma in quel periodo è apparso un demone,
pensiamo che siano stati i sacerdoti di quella setta ad evocarlo, ma deve
essere sfuggito al loro controllo. E sono mesi, che questo mostro tenta di
saccheggiare e distruggere la nostra comunità, guidando un armata di strane
creature.-
-Che aspetto
hanno?- chiede Cornelia pensierose
- Cosa?-
- Quelle creature,
che aspetto hanno?-
- Bè. Sono simili a
lombrichi, o forse è meglio dire bozzoli, come quelli dei bachi da seta, ma di
color rosa carne lanuginosi, con un paio di braccia e gambe minuscole rispetto
al corpo, ma molto forti, e di tanto in tanto ci vengono ad attaccare,
chiedendo tributo per il loro padrone, per cibo o a volte, qualche ragazza. E’
anche per questo che ti consiglio di nasconderti Maia, le ragazze rapite erano
le più belle del villaggio-
- Allora, forse è
meglio, che recupero il mio aspetto base- commenta la piccola elfa
trasformandosi di nuovo.
Gli artigli azzurri,
tornano unghie rosate, le punte delle orecchie s’accorciano, pur mantenendo una
forma appuntita, la pelle diventa dorata, i capelli bianchi e il fisico più
piatto e longilineo.
Ma Cornelia, si
copre comunque il capo con il cappuccio della palandrana di lana nera, pronta
ad affrontare il mondo esterno.
- Mi dovrai
spiegare come fai a cambiare il tuo aspetto- commenta Alexander, mentre infila
la sua palandrana.
- Niente di più
semplice, caro cugino, lo penso solamente, in pratica immagino come dovrei essere
e cambio aspetto, ma non credo che su di te servirebbe a molto, sei un mezzo
elfo, e per questo conservi molte caratteristiche umane, in pratica hai solo le
orecchie a punta, trasformato, e in più, non credo che tu abbia i canini
particolarmente evidenti-
- I Canini?- chiede
Alex, mentre seguono Autasia, Cornelia scopre le labbra, e per poco il giovane
principe non fa un salto in dietro, i canini sono più lunghi del normale umano,
un po’ come quelli dei gatti, per quanto permettono comunque di chiudere
perfettamente la bocca.
- Wow, ad Halloween
potresti travestirti da “Conte Dracula”-
- Mmmh, potrei, ma
non mi pare così divertente. Anche perché l’ho notato alcuni anni fa, studiando
il mio corpo elfico. A parte un lungo esercizio di dizione, per pronunciare
correttamente le parole, gli elfi hanno una struttura particolare. Il corpo dai
movimenti flessuosi, gli artigli e una dentatura in grado di mordere, ferire ed
azzannare, ci rendono pericolosi guerrieri anche nel corpo a corpo, dopo aver
perso la nostra spada-
- La spada?-
Cornelia annuisce alla sorpresa del
giovane uomo.
- Eh, si, caro
cugino, presto o tardi mi vedrai entrare al corso di scherma, Lielios, mi ha
già addestrata al combattimento con quella, ma voglio migliorare. Anche se a
dir la verità, Josephine e Riccardine, non mi hanno fornito nessun’arma a
differenza tua, quindi, mi sa che dovrò chiederla ai nostri amici gnomi, o
sperare che me la diano gli elfi in futuro-
- Molto
probabilmente, te la fornirà il mio popolo, Maia- dice Autasia intromettendosi
nella discussione: - i Caput Argentum,
o come noi chiamiamo gli appartenenti alla famiglia reale di Amaranta, e quindi
anche tuo padre, sono molto rispettati nella nostra comunità. Diciamo che siamo
gemellati da tempi immemori, e tu a quanto ho capito sei l’unica erede della
famiglia di tuo padre, quindi pure tu sei una Caput Argentum-.
-Buono a sapersi-
dice l’elfa facendo l’occhiolino ad Alexander ed aggiunge con un sorriso - Mi
piace questa definizione Caput Argentum,
tradotto dall’itano antico, capo d’argento, ossia nel caso della mia famiglia,
capelli d’argento, visto che hanno questi riflessi metallici-.
- Mi spieghi, come
fai a sapere ben diciassette lingue?-
- Sono diciassette
esclusi dialetti e lingue morte. Comunque, ve l’ho raccontato ieri pomeriggio.
Ho viaggiato in lungo e in largo con mia madre andando a vendere pezzi
d’oreficeria, contrattare ed acquistare oro, argento e pietre prezioso,
passando un massimo di sei mesi in ogni nazione, e in quel periodo, quando la
mia mamma adottiva andava ad incontri, cerimonie varie, e ricevimenti, io
venivo portata in giro da una bambinaia, sempre diversa, che m’insegnava le
lingue del luogo, i dialetti, la cultura, e in alcuni casi, pure le lingue
morte, come l’itano antico. Alcuni scrittori fantasy hanno raccontato gli elfi
come grandi studiosi, e scienziati della natura, sinceramente, data la mia sete
di sapere, non devono essersi sbagliati di molto. E’ nella nostra natura essere
eccellenti e spietati guerrieri, ma pure grandi curiosi, e ogni giorno, se ci
pensi, pure non andando a scuola, impari sempre qualcosa di nuovo…ma forse,
essendo di sangue misto, magari non hai ricevuto tutta questa frenesia nella
ricerca del sapere. Il che non è sempre un male, tutto sommato.-
- Sai, che mi fai
paura Maia?- dice lui guardandola con occhi spalancati – Certe volte, quando
parli così, come poco fa, mi sembra di sentire parlare con un adulto dentro un
corpo da bambino.- e sospirando aggiunge
- Speriamo che
questa visita ai vecchi guardiani duri poco, sei già fortunata che le lezioni
per la tua classe inizino solo alle nove di mattina, ma se non ci sbrighiamo,
dubito riusciremo a dormire a sufficienza, e tu di sicuro, non dovresti saltare
il tuo primo giorno di lezione, i tuoi compagni sono a scuola già da alcune
settimane, il sottoscritto compreso, e non sarebbe carino, non presentarsi,
solo perché sei la nipote della preside-.
- Lo so, la nonna
mi ha già avvertita- risponde Cornelia stanca.
- Meglio, smettere
di chiacchierare, vostra altezza- incita la gnoma Autasia – Tra non molto
scatterà il coprifuoco, e non è piacevole restare in giro, le guardie,
difendono solo le case, e non le strade-.
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