venerdì 25 gennaio 2013

CAPITOLO 16



Capitolo 16

-Ma come fa?- chiede David,  richiudendo la finestra, mentre un forte vento ne fa vibrare i vetri.
-Trasformarsi in animali è una tecnica di alto livello- prosegue Isabella.
-Nemmeno io sono in grado- completa Alexander.

-Semplice- dice Lielios riponendo in due foderi di cuoio rosso le spade fiammeggianti –Maia quando mi salvò quattro anni fa, divenni il suo precettore magico, e vi posso assicurare che una fata può insegnare molto meglio di una semplice umana come la vostra miss Catherine.

In oltre Maia è un elfa pura e il perfetto incrocio tra le razze di elfi più potenti, quella del ghiaccio e quella del deserto, quindi ha imparato in fretta tutto quello che sapevo, e abbiamo migliorato le varie tecniche viaggiando in giro per il mondo e visitando varie riserve magiche, oltre a quella di Aiv.-
-Approposito di questa storia che lei ti salvò, cosa successe? A quanto ne so ha sistemato un gigante della foresta, per salvarti- dice curioso Alex.

-Veramente, la storia del gigante, è stato il suo secondo salvataggio del sottoscritto in pochi giorni. Allora era ancora una bambinetta, e non vi dico l’urlo che ha lanciato quando si è vista trasformare in una donna quasi adulta, appena entrata nella riserva magica. Ma se ne accorse solo dopo aver abbattuto la tigre semi-demoniaca che voleva sbranarmi…insomma una triste storia per il mio onore di maschio…Ma ora meglio che vi muoviate, sono talmente vicini che ormai dovreste sentirli pure voi, e stanno andando tutti verso il giardino chiuso, aveva ragione lei. Su, andate!-

I ragazzi consci di aver perso tempo, non se lo fanno dire due volte, ed escono velocissimi in direzione dell’ingresso, giù per le scale.

-Bravi ragazzi- commenta Lielios, chiudendo la stanza, con un sigillo magico, prima di partire in volo verso il Giardino.
-Alex, che facciamo?- chiede David cercando di raggiungere le lunghe falcate del principe angliano.
-Ci sto pensando!- risponde Alexander attraversando la sala d’ingresso –David…tu raggiungi il fianco del castello che dà sul giardino, dovrebbero esserci dei cespugli dove nasconderti, e tieni controllata la situazione. Isabella cerca Miss Catherine e mettetevi a costruire una barriera di protezione intorno al castello. Io andrò a fermare la preside. Ricordatevi, nessun allievo si deve avvicinare al Giardino nel raggio di almeno duecento metri.-

-Hai tuoi ordini, amico mio!- risponde David separandosi dai due amici prima di allontanarsi verso la campagna dietro il castello.
-Isabelle, vedi Jenna?- chiede il mezz’elfo fissando la folla di allievi che s’avvicina uscendo man mano dalla palestra come un fiume impetuoso.
-E’ a fianco di Catherine-
-Ottimo, tu tieni d’occhio Dercon…-
-Subito!- risponde la guardiana degli spiriti separandosi da lui.
-Ed ora tocca a me- si dice sotto voce Alex, prima di dirigersi alla testa della fiumana, che avanza verso il castello.

-Caro Alex!- esclama la preside trovandosi il principe improvvisamente accanto –Direi proprio che Cornelia ha superato brillantemente la prova di Danrow…si è dimostrata decisamente degna di ereditare il Quadrifoglio, sei anche tu del mio stesso parere?-
-Non ho mai negato il contrario, Jenna, ma vi prego, richiamate i ragazzi e raccoglieteli nell’aula magna, nessuno deve uscire dal castello, prima che noi ve lo diciamo. Miss Catherine, raggiungete Isabella, sarà lei a spiegarvi il motivo. Vi prego, preside, è per l’incolumità degli stessi studenti…Sta arrivando qualcosa di simile a quello che io, voi e vostra nipote abbiamo visto ieri sera…sono che molto più pericoloso di quel semplice fantasma…-.

Alla parola “fantasma” la preside, nell’euforia generale, s’irrigidisce e recupera la solita serietà ordinando a gran voce gli insegnanti:
-Erica, Tamin, Jean, Marica, Thomas, vi prego, richiamate i ragazzi e portateli nell’aula magna, nessuno abbandoni il castello fino a nuovo ordine!- subito cinque professori si muovono gridando ordini agli studenti, e indirizzandoli verso il castello, lasciano Alexander e la preside alle loro spalle.
-Ora spiegami bene, cosa sta succedendo?- chiede Jenna Ailostly seria al principe Angliano.
-Devo partire dall’inizio per spiegarmi, ma intanto andiamo nel vostro appartamento, finché sarete all’interno del castello sarete al sicuro…- dice il mezz’elfo guidando la preside all’interno dell’edificio.

-Vedi, Jenna, tu quando hai presentato, Cornelia alla scuola l’hai chiamata Elfa, c’è stato qualche motivo che vi ha permesso di chiamarla così?-
-Veramente sono solo le fantasticherie di Leila-
-Ebbene…non sono fantasticherie, e Cornelia è proprio un elfa di razza pura, come io del resto e pure voi…anche se magari non lo sapete o non volete ammetterlo, ma solo chi ha sangue elfico poteva ieri sera vedere quella dama fantasma che è entrata nella sala da pranzo dopo cena. Josephine era una vostra antenata. Da quando Cornelia, o come la chiamano gli elfi, la Principessa Maia Iside, ha messo piede nel castello, i fantasmi e spiriti guardiani, si sono risvegliati per accoglierla tra tutti gli onori.
Preside, vostra nipote è uno dei cinque guardiani dell’equilibrio, come pure io stesso, Isabella Estern e David.
Ed ora Maia è là fuori a fare da esca per non so che specie di demone per tenerlo il più lontano possibile dal castello, vero fulcro della barriera magica che protegge da secoli le tenute Ailostly.
Lei deve credermi, siamo in pericolo!-

-Alex, caro Alexander, non temere, conosco la leggenda dei cinque guardiani dell’equilibrio. Era scritta in alcuni antichi documenti appartenenti alla nostra famiglia. Li scoprì nella sua prima giovinezza Leila.
Lo so che i miei avi erano elfi, ma non credevo che nel mio sangue scorresse ancora il sangue elfico, ma ieri sera n’è stata la conferma. Ma cos’è dunque che s’avvicina al castello?- Alex confuso da tali risposta
-Non lo sa bene neppure Cornelia, ha parlato di due umani posseduti da un demone o qualcosa di simile, ma mi ha mandato a portare tutti gli allievi nel castello, prima che essi pensino di attaccare proprio gli studenti.-
-Normalmente non eseguirei così volontariamente gli ordini di Cornelia, ma data la situazione, preferisco non rischiare. Ti ringrazio Alexander di avermene parlato, ma ora raggiungi mia nipote, sarai più utile a lei, che a me. Avrà bisogno di tutti voi in questo momento, il cielo questo pomeriggio non preannuncia niente di buono-
-La ringrazio, preside, corro a raggiungere Maia- dice baciandole la mano destra e iniziando a corre nuovamente giù per le scale fino all’ingresso e nuovamente fuori.

Isabella ha quasi finito la barriera di protezione con l’assistenza di Miss Catherine.
-Come va?- chiede Alexander entrando nell’area protetta, prima che le due maghe tentino di chiuderla
-Non molto bene, caro Alex- risponde Catherine –C’è in giro qualcosa di grosso, e molto potente…la barriera fa fatica a chiudersi correttamente, ma voi raggiungete la nostra piccola elfa, manca poco alla completa formazione della barriera e posso farcela da sola. Maia avrà sicuramente bisogno di tutto il sostegno che le potrete dare…andate ragazzi miei, e che gli spiriti del Quadrifoglio vi proteggano.

Nella barriera magica, i due guardiani si ritrovano rivestiti dei loro panni da battaglia, i quali a differenza di David, credevano di averli lasciati nella stanza di Maia.

Fiancheggiando il castello, i due amici ritrovano il guardiano delle acque ad attenderli vicino ad un muro di folta edera.

-Dov’è Maia?- sussurra Alexander, all’amico, il quale indica il muro ed iniziandosi al arrampicarsi senza proferir parola.

La pianta è certamente antica, ma nessun studente ci aveva fatto mai caso alla strana foggia che aveva preso. O forse era protetta dalla magia, ma comunque nessuno dei tre l’aveva mai notata prima.

Era stato Lielios a mostrarla al cavaliere itano.

La pianta centenaria, aveva creato ed intrecciato una piana resistente alla maniera di un balcone erbaceo, che non dava alcun segno di cedere sotto il peso dei quattro guardiani, malgrado la fata, da parte sua levitava alcuni centimetri dal “pavimento”.

A circa venti metri da loro sorge il muro di mattoni rossi che circonda il Giardino Chiuso, sul quale la piccola elfa è seduta pacificamente, con Essylt ed Arion tramutate in bracciali a ciascun polso.

Il lungo manto nero la copre dalla testa ai piedi, lasciando visibile solo l’affilato viso pallido.

L’atmosfera è decisamente lugubre… le nubi sopra la loro testa sono sempre più scure, inghiottendo i raggi solari, e non spira nemmeno un fiato di vento.

La campagna è silenziosa, non si ode nemmeno un cinguettio o canto della natura che popola il circondario.
Di tanto in tanto nei movimenti di quelle innaturali nubi, appare la luce aranciata di un sole morente.

Ombre buie si delineano sul prato deserto.

-Dunque siete giunti!- saluta gelida, la guardiana della natura, alle dieci figure ammantate apparse all’improvviso al centro del prato proprio di fronte alla seduta di Maia.

-Si, mia signora!- risponde un giovane uomo scoprendosi il capo biondo platino –Ci manda il Gran Maestro, ci disse che un angelo gli predisse che voi sareste tornata, in codesta città. Siamo stati inviati dal vostro consorte per accogliervi unitamente ad un cerimoniere al fine di permettervi di ricongiungervi velocemente al vostro sposo, potente Alishar, regina nelle steppe, padrona  dei mondi oscuri!-

Al nome di Alishar, Lielios viene percorso da un brivido, irrigidendosi e mormora:
-No…il demone Aiknov non c’entrava nulla con questi qui, stanno cercando Alishar-
-Chi è?- chiede bisbigliando David, certo che la terrazza d’edera è protetta da antichi incantesimi e barriere che non permettono di essere visti dall’esterno.

-Alishar era uno dei guardiani dell’equilibrio, il primo ed ultimo Guardiano dei Demoni. Era una lontana parente della famiglia di Elianne, e da secoli è la regina di quella dimensione dove vivono le distorsioni che chiamiamo “demoni”, prima che esse riescano ad arrivare nella nostra Terra.

Fu esiliata in quella dimensione dai suoi compagni, i primi guardiani, quando cercò di distruggere questa dimensione con un esercito di demoni e creature oscure.

Tutto questo avvenne all’alba dei tempi, ma da sempre, per questo motivo i nostri quattro popoli magici ne commemorano il ricordo.

Mentre il tuo, Isabella, la ricorda come se fosse ieri. In quel tempo, gli spiriti della Terra, fecero un’incredibile azione, tentarono di salvare le anime dei caduti dalle fauci dei demoni stessi.

Ma a quanto pare qualcuno chiamato Gran Maestro ha intenzione di farla tornare.

Sarà meglio avvertire i vecchi guardiani, è già successo in passato, tanto che entrambi i nonni di Maia sono morti in una di queste battaglie per evitare che Alishar tornasse in questa dimensione- mentre Lielios racconta agli amici la storia della Guardiana dei Demoni, la piccola elfa, dopo qualche minuto di silenzio, ad occhi bassi prende a parlare con quelle figure ammantate.

-Mi dispiace, creature, siete giunte qui inutilmente- scuote la testa in modo da far ricadere il cappuccio e i lunghi capelli si srotolano lungo la schiena –Io non sono colei che cercate. Alishar, finché ci saranno guardiani dell’equilibrio, non tornerà. E tu…vecchio pazzo, che ti fai chiamare cerimoniere, mostrati stregone da strapazzo mostrati, ormai tu e i tuoi piccoli demoni avete sfruttato fin troppo questi umani- ed alzandosi in piedi sul ciglio del muro, getta indietro il mantello, e nel contempo le due spade ritornano lame che le scivolano ciascuna in ogni mano, i capelli ritornano bianco argentei e scoppia a ridere quasi con cattiveria, mentre le creature lanciano insieme un grido di terrore:

-Mi hai riconosciuto, vero, vecchio pazzo? Si…sono una caput-argentum, la vostra peggiore nemica, una signora del deserto. Il mio nome è Maia Iside Elianne-Galovd, e sarò la liberatrice delle vostre anime!- e così dicendo Arion inizia a levare il suo speciale canto che disorienta e stordisce otto adepti su dieci, che cadono a terra svenuti.

Cornelia con un abile rotare dei polsi rinfodera le due spade e alzando le mani verso il cielo proclama:
-Braccia dei maestri, protetti della madre terra, ascoltate questa vostra figlia, vi chiedo aiuto!-

La terra trema, come scossa da un profondo terremoto, e dal prato iniziano a crescere arbusti e delle specie di radici prensili che afferrano i otto corpi esanimi per portarli verso l’alto, lontani dal campo di battaglia.

Mentre i due rimasti a terra con un urlo misto a un ruggito disumano si strappano di dosso i mantelli scoprendo corpi dalle teste calve, occhi vuoti ed abiti stracciati nella peggior maniera, mentre un’aura che assorbe ogni luce, li rivela nella loro vera natura.

Isabella alla vista lancia un grido di paura, David e Alexander sobbalzano e Lielios li guarda inorridito prima di spiegare:
-Erano umani…ma i demoni che ospitavano li hanno divorati da dentro, ormai sono morti da giorni, ma la carne putrescente li ha protetti dal canto di Arion-
“Liberatevi!” ordina una voce che pare un pensiero, e le due creature iniziano a strapparsi di dosso vestiti e brandelli di carne, fino a mostrarsi nella loro forma quasi gassosa che poi prendono una forma simile a quella di Aiknov, viola e neri.
-Alex!- chiama la piccola elfa sfoderando nuovamente Essylt ed Arion e saltando giù dal muro –Ricordati, guardali fisso negli occhi!-

Il principe Angliano, all’inequivocabile richiesta d’aiuto della cugina, sfodera la sua spada elfica e salta giù dalla terrazza, mentre Maia sfreccia fulminea tra le radici ritte e rigide come pali.

Due contro due, elfi contro demoni.
Natura contro irrealtà.

I due demoni, grandi come umani, non parlano come Aikon, ma con i loro balzi leggeri, sembrano fare una sorta di danza intorno ai due guardiani scesi in campo.

Arion scintilla alla luce sanguigna del debole sole morente, e riprende a cantare.

Questa volta i due mostri cercano di coprirsi le lunghe orecchie di lupo, con le zampe artigliate.

Come un sol corpo, i due cugini balzano addosso agli avversari, infilzandoli in questo momento di distrazione nel mezzo degli occhi.

Arion, Essylt e Kalin, spada elfica di Alexander, rilucono di simboli magici impressi nel metallo, e i due demoni scompaiono come risucchiati da un vortice creatosi proprio nel punto in mezzo alla fronte su cui sono stati colpiti.

Un applauso secco, e un tintinnio acuto, fa rabbrividire e voltare tutti nella direzione del suono.

Un uomo alto e scheletrico, vestito di un saio nero bordato di rosso, e con tanti e numerosi anelli sulle lunghe dita ossute arriva dalla direzione del castello.

-Quindi vi siete decisi ad uscire alla scoperta, guardiani- dice con voce gracchiante e sgraziata –Ma le leggende parlavano di cinque guardiani…si vede che non avete trovato altri pazzi a seguirvi, ottimo, anzi, favoloso, combatterò per Alishar, Nostra Signora, e mi prenderò personalmente l’onore e il piacere di uccidervi prima che vi riuniate agli altri presunti guardiani- e così dicendo estrae da sotto il saio una bandoliera con sette campane di diverse dimensioni dai manici di mogano.-Avete sistemato egregiamente i miei servi, ma non riuscirete a battermi, non voi due da soli-.

Lielios a quelle parole solleva con la magia gli altri due umani, portandoli ad alcuni metri di distanza dallo stregone  alle sue spalle.

-Dunque sei un negromante- commenta Cornelia infilzando a terra Arion, vicina ad Essylt, e imitandola fa lo stesso poco più in là Alexander con Kalin, mentre ripetono il gesto pure Lielios con le sue due lame fiammeggianti e pure David con la sua Sarish.

-Ma i nostri amici non sono soli- ribatte a voce alta Lielios facendo sobbalzare il negromante, le sei spade formano un perfetto esagono intorno all’avversario, mentre i ragazzi sono disposti in cerchio.

-Ci hai sottovalutati, vecchio pazzo- dice seria Cornelia –I guardiani ci sono tutti, e tu sei fregato-

Lielios alza il medaglione del sole verso l’astro fiammeggiante, che finalmente ha fatto capolino tra le nubi demoniache, e chiama ad alta voce: FUOCO!

David alza la stella d’ambra bruna chiamando:ACQUA!

Isabella mostra la sua preziosa foglia d’argento salutando: ARIA!

Alexander  alza la sua falce di luna, di cristallo e chiama a gran voce: TERRA!

Ed il quadrifoglio di Maia, s’alza da solo verso l’alto venendo annunciato con ferocia: VITA!

Da ogni ciondolo parte un fascio di luce, che s’incrocia con quello degli altri quattro formando una cupola e si riflettono a loro volta nelle sei spade, costruendo una gabbia luminosa e magica.

Una voce estranea al gruppo dice:
“Riappaiono, oggi
I guardiani agli occhi del mondo.
Tu, uomo,
che ti sei piegato
al servizio della distruzione,
non riceverai la morte.
Ma di Alishar,
non ne potrai riferire ad alcuno.
O la morte ti prenderà
Finalmente”

Dal apice della cupola scende sul negromante una luce bianca, tramortendolo, e lasciandolo cadere dolcemente a terra. La prigione magica scompare, mentre allo stesso tempo le radici e gli arbusti richiamati di Maia, lasciando a terra gli adepti svenuti.

I guardiani recuperano le spade rinfoderandole e ritirano i propri ciondoli e quando il prato è tornato al suo stato naturale un elfa bionda li raggiunge.
-Ben fatto cugini- dice abbracciando Cornelia ed Alexander, è sua la voce che ha annunciato la sentenza per il Negromante –Io sono Nila, la sacerdotessa a capo della comunità del Giardino chiuso, e protettrice dei cinque portali. E’ una gioia vedere finalmente i nuovi guardiani riuniti-
-Nila-Astar- le dice Lielios baciandole la mano destra, artigliata di blu –E’ un piacere rincontrarvi dopo tanto tempo-
-Pure per me, Lielios-Imei…e soprattutto incontrarvi cugini, specialmente tu Maia Iside, sei più bella della nipotina Elianne, tua madre.-

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