mercoledì 23 gennaio 2013

CAPITOLO 10


Capitolo 10

- Va bene, Aiknov…- risponde Cornelia fissando gli occhi vuoti della creatura – sei fortunato…Sarai la mia prima vittima demoniaca da quando sono divenuta guardiana- e così dicendo balza verso l’alto per avventarsi, spada in pugno.

Ma Aiknov la schiva, e l’atterraggio della piccola elfa sulla nuda terra, leva una nuvola di polvere, che fa tossire i due spettatori inermi.
- Sei veloce, principessa…ma non a sufficienza per il Signore delle tenebre- solletica il demone respirando pesantemente.

- Chiudi il becco, Aiknov – ribatte Cornelia, ormai riconosce la tecnica della creatura, la vuol fare arrabbiare fino alla perdita di ogni coscienza di tattica difensiva, solo con le parole, ma allenata con quel Don Giovanni di Lielios, che ogni volta cercava di ammaliarla al proprio suono della voce, inizia a rispondere per versi, con la maestria di un regnante che ammonisce a parole un ambasciatore incavolato.

- Non lo sai, forse, Aiknov? La luna è la luce del sole riflessa nelle tenebre…e io sono Iside, la protettrice della luna, e con la luce della luna, le tenebre hanno fine!- e così dicendo, la piccola elfa alza la lama sacra di Arion verso l’alto, e dal nulla ricomincia la musica intonata dalla stessa spada.

I capelli della figlia di Elianne, da bianchi tornano neri, come quelli della madre, e un vento magico, creato dalla sua stessa potenza, li scompiglia, mentre un aura bianco argentea le contorna il corpo completamente.
- Tu…Aiknov, hai commesso l’errore di sfidarci, ed ora, ti farò tornare da dove sei venuto, parola di Maia Iside Elianne-Galovd!- ed iniziando una corsa a testa bassa verso il demone, scampare alla vista di tutti.
- Uh, dov’è finita?- si chiede Aiknov, pronto a saltare via, dall’iniziale traiettoria della ragazza.

Poi si ode un crocchiare secco, e la piccola elfa gli appare addosso in mezzo alle corna di bronzo, e finisce di premere l’elsa di Arion nel cranio demoniaco, mentre lei appoggiata con i piedi sul muso, infilzandolo proprio in mezzo tra gli occhi bovini.

Il demone inizia a sparire, smaterializzandosi dal fondo delle lunghe zampe equine, lanciando un sonoro e selvaggio muggito di rabbia e dolore, ed al termine di questa smaterializzazione, Arion, ancora a mezz’aria e con Cornelia attaccata all’elsa, esplode in un onda sonora di luce bianca, che s’espande per tutto il gigantesco antro dove sorge il villaggio di Pater Rovanthar.

Quando l’intera comunità degli gnomi, riprende a vedere e sentire, osserva il passaggio, modificato. 

All’esterno delle mura, quella che prima era una piana brulla e deserta, ora è improbabilmente verde di prati e strani arbusti ricchi di foglie e frutti, e le pietre luminose incastonate nella roccia alle pareti, rischiarano l’antro, come se fossero tanti piccoli soli.

Il fronte nemico è scomparso, e dietro ai due guardiani, ed Autasia, la figlia più giovane di Pater Rovanthar, viene una fila di nani e gnomi, i prigionieri di Aiknov, e i ribelli ricondotti sulla retta via.

Il villaggio a porte spalancate, accoglie festante i due guardiani, accompagnandoli dal loro Pater.

Pater Rovanthar abbraccia la principessa elfica, la quale, dopo aver rinfoderato Arion, non ha aperto bocca, dal suo ritorno a terra…i suoi occhi parlano da soli, non ha tempo da perdere.

Il vecchio gnomo annuisce ed accompagna da solo, i due ospiti nella sala degli spiriti.

Gnome e gnomi bambini, li acclamano ancora alle loro spalle, ma Cornelia stanca, pur non dandolo a vedere, avanza senza sentire o notare i festeggiamenti in suo onore.

Dunque, la sua bellezza elfica, rischia di risultare pericolosa pure tra gli umani, dato che lo stesso demone aveva ammesso che l’avrebbe scelta volentieri in sposa, se non fosse stata sua nemica.

Questo pensiero le fa scendere un brivido freddo lungo la schiena, che la fa tremare, sa fin troppo bene, che per quanto i demoni, abbiano il buon gusto di scegliere le donne più belle, le povere mal capitate scelte da loro come spose, fanno una fine orrenda, nel momento stesso in cui si ritrovano gravide del demone. Il mostro che portano in grembo, cresce velocemente, dilaniando il loro corpo, e si fa strada da solo distruggendo definitivamente la madre.

Alexander l’osserva, pochi passi più in dietro il viso rigido della ragazza, a quel brivido che le ha fatto tremare le spalle, pure lui ricorda le parole del demone, per quanto da parte sua ha la fortuna di essere ignorante sulla fine che fanno le spose dei demoni. Ma ricorda unitamente le raccomandazioni di Galov, lui è stato scelto dal padre di lei, per proteggerla, in quanto ultima erede dei “Caput Argentum”, e soprattutto un elfa pieno titolo in mezzo a un mondo di voraci umani, rischia ora di diventare molto probabilmente una ragazza molto desiderata, e scoraggiare tutti gli spasimanti, sarà quasi impossibile, anche se è vero che la stessa Cornelia, sarà da tenere sotto controllo, dato che ora è perennemente armata della sua Arion, potrebbe sovrappensiero, sfoderarla per allontanare chi le potrebbe dare fastidio.

La cara vecchia Jenna “Quadrifoglio”, in futuro avrà da lavorare, con la nipotina, per controllarla. 

Ora che Cornelia cammina come se danzasse, sulla punta dei piedi, lungo la via maestra del cimitero degli gnomi.

La sala degli anziani, è vuota, ma lì Pater Rovanthar li saluta con un sospiro, lasciandoli soli.

La piccola porta della sala dei guardiani, cigola alla lieve spinta della giovane elfa, ma dentro è tutto buio, per cui Cornelia, sussurra tra le mani a coppa: ish-tar e Fratellino le appare tra le mani, e cinguettando allegro, le svolazza tra i capelli corvini, introducendo luce nella sala buia.

Arazzi, materassi, tappeti e cuscini di antica fattura, ricoprono interamente la nuda roccia della caverna, mentre in nicchie, ci sono grosse sfere di cristallo che lampeggiano sotto sottili stoffe colorate.

Alex e Maia, entrano nella sala, richiudendosi la porta alle spalle, in quello stesso momento, entrambi sentono un lieve pizzicore sulla punta delle orecchie, stanno ritornando alle loro dimensioni reali, e Cornelia, è tornata ad essere la ragazza dalla pelle dorata, che Alex ha incontrato per la prima volta, poche ore prima.

Fratellino, le s’appollaia sulla spalla e le cinguetta interrogativo, oltre a loro non c’è nessuno nella stanza.

Cornelia quasi meccanicamente inizia a scoprire le sfere di cristallo, le quali iniziano ad illuminare a giorno la caverna, ed ad “obscurus” il piccolo volatine luminoso, scompare in un soffio di vento magico.
- Benvenuti guardiani- dice una voce invisibile, - benvenuti fratelli- aggiunge una seconda voce, - l’ora è giunta!- esclama una terza voce, - Sei finalmente, qui…figlia mia- dice Elianne con le lacrime agli occhi, da dentro uno specchio.

In fondo alla sala, ci sono cinque specchi magici, ed ognuno mostra a di là del vetro una persona.

Nel primo c’è Elianne, regina dei ghiacci, il secondo è vuoto, probabilmente è quello di Galov, Signore del deserto, nel terzo e nel quarto ci sono due vecchini, lei, bianca e pallida come la neve, lui dalla pelle bruna come un pane casalingo appena sfornato, mentre nel quinto e ultimo specchio c’è una fata dai capelli blu, blu come il mare, Zoara, la zia di Lielios.

Ed è proprio la fata a parlare ai due giovani guardiani, che si sono avvicinati agli specchi:
- Principe Alexander XII di Dolio Avlonson, Cavaliere del Quadrifoglio-
- Presente- risponde Alex sovrappensiero, beccandosi un occhiataccia sia da Zoara, che da Maia.
- E Principessa Maia Iside Elianne-Galovd, Nuova signora del deserto, voi due siete stati convocati per acquisire il titolo di capi guardiani. Siete stati scelti, dall’intero consiglio degli antichi guardiani, non perché siete elfi, bensì perché avete le doti e le abilità di giuste guide spirituali per il nuovo gruppo di guardiani.
Io sono Zoara, antica protettrice delle fate, signora del fuoco.- e mentre Zoara parla, Galov appare nel secondo specchio e fa l’occhiolino alla figlia, la quale sorride con gli occhi, pur rimanendo a guardare fissa la fata dai capelli blu.

Il vecchio bruno si presenta così:
- Io sono Radabash, protettore delle creature marine ed acquatiche, signore delle acque-.

L’anziana donna saluta:
- Io sono Violante, protettrice degli spiriti, e signora dell’aria-.
- Io sono Galov, antico protettore delle creature sotterranee, sono il signore della terra-
- Ed io sono Elianne, protettrice degli elfi e signora della natura…Benvenuti miei cari, accomodatevi- dice la bella elfa dagli occhi di zaffiro, invitando i due giovani a sedersi su dei morbidi cuscini di fronte alla parete ornata con gli specchi magici.

Zoara, regina della fate di Aiv riprende il suo discorso:
- questo è l’inizio del vostro viaggio, guardiani, tra cinque lune, nel giorno di ogni santi, voi tutti, tutti e cinque, riceverete la benedizione per accedere a quello che gli umani chiamano Giardino Chiuso, dove è custodito un magico portale, il quale vi condurrà nei nostri cinque regni, dove ciascuno di voi, riceverà la sua prova ed il suo allenamento per diventare definitivamente un guardiano dell’equilibrio, ma ricordate, questa volta sarete soli, soli senza i vostri compagni…- e così dicendo, insieme ai due vecchietti, scompare  dal vetro degli specchi, lasciandoli vuoti.
- Dunque ancora cinque lune, ci attendono bimba mia, prima di rivederci- commenta affranta Elianne, dal suo specchio, Cornelia s’alza in piedi e raggiunge gli specchi dei genitori e risponde:

- Purtroppo è così, mamma…ora che finalmente vedo i vostri visi, sarà ancora più straziante l’attesa…e poi a quanto ho capito, verrò da te ad Aniana, dunque devo attendere ancora più tempo per giungere ad Amaranta- e guardando questa volta Galov ammette – mi sarebbe tanto piaciuto conoscere la nonna, e invece ci viene Alex…Che fortuna…-

- Io non la chiamerei, fortuna, Cornelia – risponde Alex, alzandosi in piedi, ma prendendosi un occhiataccia dalla piccola elfa per averla chiamata con il suo nome umano – Ah! Scusa, volevo dire Maia, comunque davvero, non la chiamerei una gran fortuna, io…a differenza tua non conosco neppure il mio vero padre-.

- Suvvia, Maia, Nonna Satia la conoscerai in futuro, e pure tu Alex, difficile che mio fratello si tenga nascosto, dopo aver scoperto che tu sei suo figlio…- commenta Elianne – Qui nel mio regno, ti attendono le tue sei sorelle, non so se lo sai, Maia, ma tu sei la mia penultima figlia-

- Ho delle sorelle?- chiede Cornelia curiosa, Elianne annuisce con il sorriso sulle labbra.
-Si. Solaria, Lucìda, Clarissa, Korin, Aliante e Rossilara, sono impazienti di accoglierti nella nostra grande famiglia, soprattutto Rossilara, dato che siete vicine d’età-
- Scusa se ti interrompo Elianne – dice a tutt’un tratto Galov – Ma gli spiriti del castello li hanno convocati, intorno a mezzanotte, e ormai sono diverse ore che i ragazzi sono in giro per i luoghi magici, e tra non molte ore, dovranno andare a lezione, penso cha avrai tutto il tempo di parlare con Maia, quando verrà tra cinque lune-.

- E’ già così tardi, Galov?- chiede sorpresa la regina dei ghiacci, i due ragazzi annuiscono silenziosi, la polvere dell’omino dei sogni sta iniziando a sortire il suo effetto.
- Allora- risponde l’elfa dagli occhi di zaffiro – piccola mia, scosta la tenda qui a destra, è un passaggio magico che vi riporterà al castello, svelti andate, ci rincontreremo presto- e mentre i ragazzi superano la tenda indicata da Elianne, i due elfi scompaiono pure loro, lasciando le cornici degli specchi vuote.

Cornelia ed Alex si guardano straniti, fuori dallo specchio della camera numero 15, Arion come descritto da Galov, è diventata un bracciale d’argento al polso destro della piccola elfa.

Cornelia guardandosi allo specchio, tocca i capelli candidi per farli tornare corvini, poi stanca, si trasferisce nella camera, mentre Alex si libera dell’armatura elfica.

Giusto il tempo di levarsi la cotta in maglia, Cornelia crolla sul letto addormentata.

Alexander, la osserva, con i lunghi capelli neri distesi sul cuscino, poi, dopo averle tolte le babbucce e la cintura di ottone, la copre con le lenzuola e la coperta di lana verde.

La piccola elfa dorme serena e stupenda, in quella insolita fragilità, Alex guarda l’orologio, sono le quattro e mezza di mattina, hanno solo quattro ore per recuperare il sonno perduto, ad un quarto alle nove dovranno svegliarsi, ed al loro risveglio, inizierà una nuova lunghissima giornata.

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