Capitolo 10
- Va bene, Aiknov…-
risponde Cornelia fissando gli occhi vuoti della creatura – sei fortunato…Sarai
la mia prima vittima demoniaca da quando sono divenuta guardiana- e così
dicendo balza verso l’alto per avventarsi, spada in pugno.
Ma Aiknov la
schiva, e l’atterraggio della piccola elfa sulla nuda terra, leva una nuvola di
polvere, che fa tossire i due spettatori inermi.
- Sei veloce,
principessa…ma non a sufficienza per il Signore delle tenebre- solletica il
demone respirando pesantemente.
- Chiudi il becco,
Aiknov – ribatte Cornelia, ormai riconosce la tecnica della creatura, la vuol
fare arrabbiare fino alla perdita di ogni coscienza di tattica difensiva, solo
con le parole, ma allenata con quel Don Giovanni di Lielios, che ogni volta
cercava di ammaliarla al proprio suono della voce, inizia a rispondere per
versi, con la maestria di un regnante che ammonisce a parole un ambasciatore
incavolato.
- Non lo sai,
forse, Aiknov? La luna è la luce del sole riflessa nelle tenebre…e io sono
Iside, la protettrice della luna, e con la luce della luna, le tenebre hanno
fine!- e così dicendo, la piccola elfa alza la lama sacra di Arion verso
l’alto, e dal nulla ricomincia la musica intonata dalla stessa spada.
I capelli della
figlia di Elianne, da bianchi tornano neri, come quelli della madre, e un vento
magico, creato dalla sua stessa potenza, li scompiglia, mentre un aura bianco
argentea le contorna il corpo completamente.
- Tu…Aiknov, hai
commesso l’errore di sfidarci, ed ora, ti farò tornare da dove sei venuto,
parola di Maia Iside Elianne-Galovd!- ed iniziando una corsa a testa bassa
verso il demone, scampare alla vista di tutti.
- Uh, dov’è
finita?- si chiede Aiknov, pronto a saltare via, dall’iniziale traiettoria
della ragazza.
Poi si ode un
crocchiare secco, e la piccola elfa gli appare addosso in mezzo alle corna di
bronzo, e finisce di premere l’elsa di Arion nel cranio demoniaco, mentre lei
appoggiata con i piedi sul muso, infilzandolo proprio in mezzo tra gli occhi
bovini.
Il demone inizia a
sparire, smaterializzandosi dal fondo delle lunghe zampe equine, lanciando un
sonoro e selvaggio muggito di rabbia e dolore, ed al termine di questa
smaterializzazione, Arion, ancora a mezz’aria e con Cornelia attaccata
all’elsa, esplode in un onda sonora di luce bianca, che s’espande per tutto il
gigantesco antro dove sorge il villaggio di Pater Rovanthar.
Quando l’intera
comunità degli gnomi, riprende a vedere e sentire, osserva il passaggio,
modificato.
All’esterno delle mura, quella che prima era una piana brulla e
deserta, ora è improbabilmente verde di prati e strani arbusti ricchi di foglie
e frutti, e le pietre luminose incastonate nella roccia alle pareti,
rischiarano l’antro, come se fossero tanti piccoli soli.
Il fronte nemico è
scomparso, e dietro ai due guardiani, ed Autasia, la figlia più giovane di
Pater Rovanthar, viene una fila di nani e gnomi, i prigionieri di Aiknov, e i
ribelli ricondotti sulla retta via.
Il villaggio a
porte spalancate, accoglie festante i due guardiani, accompagnandoli dal loro
Pater.
Pater Rovanthar
abbraccia la principessa elfica, la quale, dopo aver rinfoderato Arion, non ha
aperto bocca, dal suo ritorno a terra…i suoi occhi parlano da soli, non ha
tempo da perdere.
Il vecchio gnomo
annuisce ed accompagna da solo, i due ospiti nella sala degli spiriti.
Gnome e gnomi
bambini, li acclamano ancora alle loro spalle, ma Cornelia stanca, pur non
dandolo a vedere, avanza senza sentire o notare i festeggiamenti in suo onore.
Dunque, la sua
bellezza elfica, rischia di risultare pericolosa pure tra gli umani, dato che
lo stesso demone aveva ammesso che l’avrebbe scelta volentieri in sposa, se non
fosse stata sua nemica.
Questo pensiero le
fa scendere un brivido freddo lungo la schiena, che la fa tremare, sa fin
troppo bene, che per quanto i demoni, abbiano il buon gusto di scegliere le
donne più belle, le povere mal capitate scelte da loro come spose, fanno una
fine orrenda, nel momento stesso in cui si ritrovano gravide del demone. Il
mostro che portano in grembo, cresce velocemente, dilaniando il loro corpo, e
si fa strada da solo distruggendo definitivamente la madre.
Alexander
l’osserva, pochi passi più in dietro il viso rigido della ragazza, a quel
brivido che le ha fatto tremare le spalle, pure lui ricorda le parole del
demone, per quanto da parte sua ha la fortuna di essere ignorante sulla fine
che fanno le spose dei demoni. Ma ricorda unitamente le raccomandazioni di
Galov, lui è stato scelto dal padre di lei, per proteggerla, in quanto ultima
erede dei “Caput Argentum”, e soprattutto un elfa pieno titolo in mezzo a un
mondo di voraci umani, rischia ora di diventare molto probabilmente una ragazza
molto desiderata, e scoraggiare tutti gli spasimanti, sarà quasi impossibile,
anche se è vero che la stessa Cornelia, sarà da tenere sotto controllo, dato
che ora è perennemente armata della sua Arion, potrebbe sovrappensiero,
sfoderarla per allontanare chi le potrebbe dare fastidio.
La cara vecchia
Jenna “Quadrifoglio”, in futuro avrà da lavorare, con la nipotina, per
controllarla.
Ora che Cornelia cammina come se danzasse, sulla punta dei piedi,
lungo la via maestra del cimitero degli gnomi.
La sala degli
anziani, è vuota, ma lì Pater Rovanthar li saluta con un sospiro, lasciandoli
soli.
La piccola porta
della sala dei guardiani, cigola alla lieve spinta della giovane elfa, ma
dentro è tutto buio, per cui Cornelia, sussurra tra le mani a coppa: ish-tar e Fratellino le appare tra le
mani, e cinguettando allegro, le svolazza tra i capelli corvini, introducendo
luce nella sala buia.
Arazzi, materassi,
tappeti e cuscini di antica fattura, ricoprono interamente la nuda roccia della
caverna, mentre in nicchie, ci sono grosse sfere di cristallo che lampeggiano
sotto sottili stoffe colorate.
Alex e Maia,
entrano nella sala, richiudendosi la porta alle spalle, in quello stesso
momento, entrambi sentono un lieve pizzicore sulla punta delle orecchie, stanno
ritornando alle loro dimensioni reali, e Cornelia, è tornata ad essere la
ragazza dalla pelle dorata, che Alex ha incontrato per la prima volta, poche
ore prima.
Fratellino, le
s’appollaia sulla spalla e le cinguetta interrogativo, oltre a loro non c’è
nessuno nella stanza.
Cornelia quasi
meccanicamente inizia a scoprire le sfere di cristallo, le quali iniziano ad
illuminare a giorno la caverna, ed ad “obscurus”
il piccolo volatine luminoso, scompare in un soffio di vento magico.
- Benvenuti
guardiani- dice una voce invisibile, - benvenuti fratelli- aggiunge una seconda
voce, - l’ora è giunta!- esclama una terza voce, - Sei finalmente, qui…figlia
mia- dice Elianne con le lacrime agli occhi, da dentro uno specchio.
In fondo alla sala,
ci sono cinque specchi magici, ed ognuno mostra a di là del vetro una persona.
Nel primo c’è
Elianne, regina dei ghiacci, il secondo è vuoto, probabilmente è quello di Galov,
Signore del deserto, nel terzo e nel quarto ci sono due vecchini, lei, bianca e
pallida come la neve, lui dalla pelle bruna come un pane casalingo appena
sfornato, mentre nel quinto e ultimo specchio c’è una fata dai capelli blu, blu
come il mare, Zoara, la zia di Lielios.
Ed è proprio la
fata a parlare ai due giovani guardiani, che si sono avvicinati agli specchi:
- Principe
Alexander XII di Dolio Avlonson, Cavaliere del Quadrifoglio-
- Presente-
risponde Alex sovrappensiero, beccandosi un occhiataccia sia da Zoara, che da
Maia.
- E Principessa
Maia Iside Elianne-Galovd, Nuova signora del deserto, voi due siete stati
convocati per acquisire il titolo di capi guardiani. Siete stati scelti,
dall’intero consiglio degli antichi guardiani, non perché siete elfi, bensì
perché avete le doti e le abilità di giuste guide spirituali per il nuovo
gruppo di guardiani.
Io sono Zoara,
antica protettrice delle fate, signora del fuoco.- e mentre Zoara parla, Galov
appare nel secondo specchio e fa l’occhiolino alla figlia, la quale sorride con
gli occhi, pur rimanendo a guardare fissa la fata dai capelli blu.
Il vecchio bruno si
presenta così:
- Io sono Radabash,
protettore delle creature marine ed acquatiche, signore delle acque-.
L’anziana donna
saluta:
- Io sono Violante,
protettrice degli spiriti, e signora dell’aria-.
- Io sono Galov,
antico protettore delle creature sotterranee, sono il signore della terra-
- Ed io sono
Elianne, protettrice degli elfi e signora della natura…Benvenuti miei cari,
accomodatevi- dice la bella elfa dagli occhi di zaffiro, invitando i due
giovani a sedersi su dei morbidi cuscini di fronte alla parete ornata con gli
specchi magici.
Zoara, regina della
fate di Aiv riprende il suo discorso:
- questo è l’inizio
del vostro viaggio, guardiani, tra cinque lune, nel giorno di ogni santi, voi
tutti, tutti e cinque, riceverete la benedizione per accedere a quello che gli
umani chiamano Giardino Chiuso, dove
è custodito un magico portale, il quale vi condurrà nei nostri cinque regni,
dove ciascuno di voi, riceverà la sua prova ed il suo allenamento per diventare
definitivamente un guardiano dell’equilibrio, ma ricordate, questa volta sarete
soli, soli senza i vostri compagni…- e così dicendo, insieme ai due vecchietti,
scompare dal vetro degli specchi,
lasciandoli vuoti.
- Dunque ancora
cinque lune, ci attendono bimba mia, prima di rivederci- commenta affranta
Elianne, dal suo specchio, Cornelia s’alza in piedi e raggiunge gli specchi dei
genitori e risponde:
- Purtroppo è così,
mamma…ora che finalmente vedo i vostri visi, sarà ancora più straziante
l’attesa…e poi a quanto ho capito, verrò da te ad Aniana, dunque devo attendere
ancora più tempo per giungere ad Amaranta- e guardando questa volta Galov
ammette – mi sarebbe tanto piaciuto conoscere la nonna, e invece ci viene
Alex…Che fortuna…-
- Io non la
chiamerei, fortuna, Cornelia – risponde Alex, alzandosi in piedi, ma
prendendosi un occhiataccia dalla piccola elfa per averla chiamata con il suo
nome umano – Ah! Scusa, volevo dire Maia, comunque davvero, non la chiamerei
una gran fortuna, io…a differenza tua non conosco neppure il mio vero padre-.
- Suvvia, Maia,
Nonna Satia la conoscerai in futuro, e pure tu Alex, difficile che mio fratello
si tenga nascosto, dopo aver scoperto che tu sei suo figlio…- commenta Elianne –
Qui nel mio regno, ti attendono le tue sei sorelle, non so se lo sai, Maia, ma
tu sei la mia penultima figlia-
- Ho delle
sorelle?- chiede Cornelia curiosa, Elianne annuisce con il sorriso sulle
labbra.
-Si. Solaria,
Lucìda, Clarissa, Korin, Aliante e Rossilara, sono impazienti di accoglierti
nella nostra grande famiglia, soprattutto Rossilara, dato che siete vicine
d’età-
- Scusa se ti
interrompo Elianne – dice a tutt’un tratto Galov – Ma gli spiriti del castello
li hanno convocati, intorno a mezzanotte, e ormai sono diverse ore che i
ragazzi sono in giro per i luoghi magici, e tra non molte ore, dovranno andare
a lezione, penso cha avrai tutto il tempo di parlare con Maia, quando verrà tra
cinque lune-.
- E’ già così
tardi, Galov?- chiede sorpresa la regina dei ghiacci, i due ragazzi annuiscono
silenziosi, la polvere dell’omino dei sogni sta iniziando a sortire il suo
effetto.
- Allora- risponde
l’elfa dagli occhi di zaffiro – piccola mia, scosta la tenda qui a destra, è un
passaggio magico che vi riporterà al castello, svelti andate, ci rincontreremo
presto- e mentre i ragazzi superano la tenda indicata da Elianne, i due elfi
scompaiono pure loro, lasciando le cornici degli specchi vuote.
Cornelia ed Alex si
guardano straniti, fuori dallo specchio della camera numero 15, Arion come
descritto da Galov, è diventata un bracciale d’argento al polso destro della
piccola elfa.
Cornelia
guardandosi allo specchio, tocca i capelli candidi per farli tornare corvini,
poi stanca, si trasferisce nella camera, mentre Alex si libera dell’armatura
elfica.
Giusto il tempo di
levarsi la cotta in maglia, Cornelia crolla sul letto addormentata.
Alexander, la
osserva, con i lunghi capelli neri distesi sul cuscino, poi, dopo averle tolte
le babbucce e la cintura di ottone, la copre con le lenzuola e la coperta di
lana verde.
La piccola elfa
dorme serena e stupenda, in quella insolita fragilità, Alex guarda l’orologio,
sono le quattro e mezza di mattina, hanno solo quattro ore per recuperare il
sonno perduto, ad un quarto alle nove dovranno svegliarsi, ed al loro
risveglio, inizierà una nuova lunghissima giornata.
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