mercoledì 23 gennaio 2013

CAPITOLO 9


Capitolo 9

- Lei è qui, Galov- sente Alex, lievemente assopito su di un divanetto.
E’ la voce di Pater Rovanthar, che è in piedi, in quella stessa stanza davanti a una specie di piccola piscina, interna alla sua dimora. L’acqua è scintillante, anzi, pare possedere luce propria, ma la sua superficie è liscia come uno specchio, e riflesso, c’è un uomo, anzi, un elfo, dai lunghi capelli bianco-argentei, la pelle bruno-dorata e grandi occhi verdi, di un verde così intenso da ricordargli gli smeraldi incastonati nella corona da cerimonia di suo padre Re Carlo D’Anglia.
Quell’elfo è Galov “Caput Argentum” Signore del deserto, Reggente di Amaranta.
Con la voce arrochita dal vento secco, ma calda, come i baci del sole sulla pelle d’estate, Galov chiede curioso: - E com’è?-
- E’ una giovane elfa, fiera e bellissima – risponde Rovanthar – Tra gli umani, porta l’aspetto di una Caput Argentum, sebbene si tinga i capelli di nero, ma qui, nei luoghi magici, è tanto simile ad Elianne, a parte il colore dei capelli, ma amico mio, i suoi occhi, in ogni forma e dettaglio, sono i tuoi. Stessa luce e stesso fuoco nello sguardo, pronta a difendere gli amici ed alleati, ma allo stesso tempo pronta a distruggere qualsiasi forma demoniaca, incontri sulla sua strada-
- Si, me ne ha accennato, Zoara, raccontandomi, di come ha salvato suo nipote Lielios, ma adesso…dov’è?-
- E’ con le mie figlie, dorme, riposa, prima della battaglia…il Principe Alexander, mi ha raccontato che è giunta al Castello del Quadrifoglio, solo nel primo pomeriggio, è possibile che sia molto più stanca di quanto non dimostri, ma senz’altro s’è già dimostrata di essere un elfa degna di divenire Signora del Deserto-
- Se lo vorrà…-
- Già, se lo vorrà…-
- Ma dimmi, Rovanthar, è il piccolo Alexander, il giovane alle tue spalle?- lo gnomo si sposta, permettendo ad Alex, di affacciarsi pure lui al bordo del laghetto magico.
- Re Galov- saluta Alex accennando ad un inchino
- Ragazzo mio…- saluta Galov con un sorriso smagliante, ben più maturo rispetto a quello della figlia, ma con la stessa dolcezza – ti ho lasciato bambino, e ti ritrovo uomo, hai proprio preso il fascino di Avlon, quel furbacchione del fratello di Elianne, immagino che farai molte conquiste tra i mortali-
- Innumerevoli, mio signore, ma non particolarmente su “prede” rare come Cornelia-
- Cornelia… è così che l’hanno dunque chiamata, gli umani… suvvia, dimmi di Maia, raccontami di lei-
- Temo di non potervi raccontare molto, signore, l’ho incontrata per la prima volta solo oggi pomeriggio, nella sala di musica del Castello…suonava il clavicembalo, e cantava un antica ballata celtica in lingua originale…è così che io e gli altri guardiani l’abbiamo subito battezzata “l’usignolo d’Anglia”-
- Dimmi del mondo degli umani, chi sono i suoi nuovi genitori? Com’è cresciuta?-
- Il suo nome tra gli umani è Cornelia De Jon, suo padre Eric De Jon, è un magnate Feryano dell’industria della sicurezza dai furti, ed ha origini Itane, la madre invece è Leila Ailostly, in pratica l’erede del Castello del Quadrifoglio, oltre di una delle più quotate industrie orafe del mondo. Maia è quasi una principessa pure nel mondo umano, data l’immensa fortuna dei genitori. Cornelia ci ha raccontato oggi pomeriggio di aver vissuto quasi completamente la sua vita, viaggiando in lungo e in largo il mondo umano, mentre in gran segreto s’allenava e salvava fate da giganti dell’amazzonia…altro, non saprei bene che raccontarvi, ho l’impressione di conoscere vostra figlia da sempre, ma è tutto quello che so-
- Tuo padre e sua madre sono fratelli gemelli, Alexander, protettore del Quadrifoglio, è normale che il vostro sangue reagisca alla presenza di un parente…ma dimmi, ha mai accennato a me ed Elianne?-
- Sempre mio signore, è ben cosciente, di essere vostra figlia, e in tutti questi anni non ha mai smesso di cercarvi, pensa che ha ricamato su tutti gli abiti che ha cucito da sola, la greca presente sulle fasce con cui l’avete abbandonata, ed ora indossa pure la cintura d’ottone che le avete lasciato nel guardaroba del castello-
- Quella cintura- ripete pensieroso Galov – Quella cintura, non è un segno di distinzione della mia famiglia, piuttosto, delle principesse della famiglia di Elianne, il mio dono per mia figlia è un altro, e ce l’ha lì Rovanthar. Ma, Alexander, ti prego, io non posso ancora muovermi da Amaranta, per cui, davvero, ti prego, quando Maia, riceverà il mio dono, sarà l’elfa più ambita della Terra, e non sto scherzando, è un incrocio delle famiglie elfiche più ricche e potenti del mondo, di già per diritto di sangue è la futura regina di Amaranta, in più potrebbe essere tra le principesse favorite a succedere ad Elianne, ma ad Aniana le possibilità di principesse è molto più alta, non ci sono solo le sorelle e le nipoti di Maia a concorrere al trono…a maggior ragione, ti prego, Alexander, di proteggerla, in vece mia e di Elianne, in quanto suo cugino e parente più vicino.-
- Farò del mio meglio, Re Galov- risponde Alex, piegando il capo in segno di accettare la richiesta e si ritrae dal bordo vasca, ma in quel momento bussano alla porta e Autasia chiama:
- Pater? La principessa Maia vorrebbe vedere il principe Alexander.-
- Dove si trova, in questo momento, la guardiana?- chiede lo gnomo re
- E’ qui con me, Pater- risponde Autasia, Rovanthar, si scambia uno sguardo con Galov, il quale annuisce, e il vecchio gnomo, risponde: - Falla entrare!-.

La porta si spalanca, e  Cornelia, con il viso rigato di lacrime, si precipita a capo chino verso Alexander mormorando: - In sogno, l’ho sentito…Alex, ho sentito la sua voce-
- La voce di chi? Maia!- esclama Alex sorpreso, scuotendola per le spalle; Cornelia alza il viso e gli occhi umidi verso di lui e prima di scoppiare nuovamente in singhiozzi, contro il suo petto risponde:
- Mio padre! Ho sentito la voce di mio padre…sono certa che era lui, era la stessa voce che mi cantava le antiche canzoni appena nata-.
-Ti ricordi ancora la mia voce?!!!- esclama Re Galov altrettanto sorpreso, nel riflesso dell’acqua lucente.
Maia si stacca dal petto dell’amico, e scivolata a terra, sulle ginocchia, s’avvicina a gattoni, sul bordo della vasca:
- P-padre…siete voi?-
- Si, bimba mia, sei bella come di tua madre, o forse anche di più del primo giorno in cui la incontrai…Cucciolo mio, non sai che gioia, quando Rovanthar, ha cercato poche ore fa di contattarmi, per dirmi che eri arrivata, e soprattutto, sapere che non ci hai dimenticati-
- E come potevo? Il tuo sangue scorre nelle mie vene, i miei capelli e miei occhi sono come i vostri, non potevo certo dimenticarvi. Anche se non capisco il motivo di abbandonarmi-
- Non ti abbiamo abbandonata, figlia, mia, e via questi formalismi, sono tuo padre, non il tuo re, anzi per l’esattezza sei tu la mia regina, regina di tutto il mio popolo, se lo vorrai, ma non è stata una scelta facile, te lo giuro, Maia, lasciarti nelle mani degli umani, ma solo così potevi comprendere. Come funziona la Terra al giorno d’oggi. E poi, dovevi riunire i guardiani, la guardiana degli spiriti e quello delle creature marine, sono da sempre umani puri, se non avessi vissuto come loro, non avresti potuto comprenderli al meglio.-
- Ma perché non mi avete lasciato nulla, un segno, una parola, per sapere se eravate ancora vivi, almeno lasciarmi un contatto-
- In cuor tuo, lo sapevi, che eravamo vivi…in più non sapevamo dove fossi, per esattezza, e se ti avessimo, parlato di noi, quasi sicuramente, saresti scappata di casa, per tornare da noi, ma eri troppo giovane, pure per i canoni elfici, ora, a sedici anni, sarai maggiorenne, per le donne elfiche, e non ci sarà più alcun problema.
Ragazzi miei, il tempo sta quasi per scadere, quindi, immergete i vostri ciondoli, in questa acqua magica, e ogni volta che l’immergerete in un catino d’acqua potrete contattarmi…purtroppo per parlare con Elianne, sarà lei a fornirvi indicazioni precise, su cosa fare per contattarla. Ma ora che il tuo compleanno è alle porte, come pure la battaglia fuori dal villaggio, prendi il mio dono, che Rovanthar ha conservato per te.-
Cornelia s’alza in piedi, e Pater Rovanthar, le mette tra le mani una spada avvolta in un panno blu.
La ragazzina svolge il morbido tessuto, rivelando l’arma in un fodero di cuoio nero, ricamato d’argento e fini cristalli; sfoderando la spada, essa si rivela una lama a doppio taglio come quella di Alex.
Il guardamano è ricoperto di cuoio rosso, con inciso il nome “Arion” in scrittura elfica, mentre la lama è sottile, leggermente ricurva sulla punta, di un metallo strano, che Cornelia non conosce, flessibile, tagliente resistente e di un color argento quasi bianco, splendente, come uno specchio, e porta incisa sulla lama il motto:
- “Sempre al fianco della giustizia, per l’equilibrio del mondo”- ripete Galov a memoria ed aggiunge – figlia mia, questa spada fu forgiata dal capostipite della nostra famiglia, Ridhon, ed ora è tua, in quanto nuova guardiana della famiglia “Caput Argentum”, ed ultima erede del nostro glorioso passato.
Arion sarà il perfetto prolungamento del tuo braccio, oltre ad essere une delle armi sacre di famiglia, utile e pericolosa per tutti i demoni che incontrerai sulla tua via, e ricorda, quando uscirai dai luoghi magici diverrà un bracciale, che ti troverai al polso destro, ma tornerà spada al tuo volere, sebbene ti sconsiglio di usarla nel mondo umano, finché Alexander sarà al tuo fianco, non ci dovrai pensare.-
Cornelia annuisce e stringe forte l’elsa con la mano destra facendo scintillare la lama alla luce dell’acqua magica nella vasca, e chiudendo gli occhi, respirando profondamente, quando li spalanca di nuovo dice:
- Grazie, padre, ora sono pronta, di seguire la mia via, guardando a testa alta il mondo. Ma spero di poterti riabbracciare davvero un giorno, sia tu, che Elianne, padre…mi siete mancati…-
- Non ne vedo l’ora, Iside, davvero, anche perché mia madre oramai mi ha fatto una testa così su quanto non vede l’ora di incontrare la sua unica nipotina-.

Uno squillo di trombe, qualcuno bussa con forza alla porta, e la voce del Comandante Shori rimbomba nella sala silenziosa di tensione:
- Pater, il drappello delle offerte, s’avvicina, che cosa facciamo?-

Pater Rovanthar, guarda Galov e poi Cornelia che annuisce, e spalancando la porta, dopo aver appeso il fodero alla cintura risponde:
- Gahlaiba Shori! Fate chiudere tutte le porte, e pronti alla battaglia! Mandate gli arcieri sulle mura! E nessuna obbiezione o affetto tutti, sarò io il vostro ambasciatore!-
- S-si signora! – risponde Shori, leggermente spaventato dal tono di minaccia della piccola elfa, mentre corre a dare ordini.
- Ricordati una cosa, figlia mia.- Dice allora Galov – Nella tua presentazione di semplicemente di essere la principessa Maia Iside Elianne-Galovd, nessuno avrà mai da obbiettare sulla tua identificazione, e guarda quel demone negli occhi, quando lo infilzerai, solo così sarai sicura di averlo sistemato-
- Si, papà!- risponde lei con un sorriso prima di sparire all’inseguimento di Shori verso le mura.

- Alex?- chiede poi Galov, rivolto al giovane principe, rimasto nella stanza.
- Si, mio signore?-
-L’arma che porti, non è una semplice arma decorativa, ricordatelo, è l’arma del guardiano delle creature sotterranee, e ha il potere di sdoppiarsi in base alla necessità, e quel orecchino, vedi non perderlo, ti tornerà utile per contattare Avlon, e pure per te, presentati come Principe Alexander Avlonson, Cavaliere del Quadrifoglio, sarai più gradito ai tuoi ospiti, ed ora meglio che la raggiungi, o se no , non la prendi più-
- Si, mio signore, vi ringrazio per le vostre preziose parole.- risponde Alexander, con un inchino, prima di andare alla caccia della piccola elfa.

Il corpo di guardia di Rovanthar fissa stupito l’ultima erede dei Caput Argentum, che liberatasi del saio nero, ora si mostra al mondo magico nella sua forma più completa.

I capelli opalescenti, svolazzano, ad un sottile soffio di vento, mentre la luce delle fiaccole e delle pietre luminose incastonate nella roccia, brilla aggressiva sulle maglie della sua cotta, come sui ricami del fodero di Arion e gli anelli della cintura d’ottone.

I più anziani, ricordano vedendola una giovane e bellissima Elianne, incontrata qualche secolo prima.

Era in quel villaggio che la Regina dei ghiacci aveva incontrato un altrettanto giovane Galov, e dove s’erano innamorati tanto tempo prima, ed ora la loro unica figlia, l’unica nata da entrambi, era lì a difendere quello stesso villaggio da un demone.

Nello spazio di terra battuta davanti alla porta, la piccola elfa, è in testa al reggimento dei guerrieri, la segue il terzo figlio di Avlon, il cavaliere del Quadrifoglio, Principe Alexander, mentre a fianco, di Maia, con sorpresa di tutti c’è Sana Autasia, la figlia più giovane di Pater Rovanthar, con gli occhi fissi sull’elfa, forse ipnotizzata dall’aura combattiva della stessa guardiana.

Cornelia respira profondamente, stringe forte l’elsa di Arion, trasmettendole la sua energia, e la spada, come se fosse viva, la ricambia, inviandole indietro un energia carica di coraggio e antica dolcezza, rassicurante.

La giovane elfa, deglutisce, riacquistando la calma.

Qualcuno le posa la mano sulla spalla, e lei si volta di scatto, levando la mano destra dall’elsa della spada, che tiene appesa al fianco sinistro, ritrovandosi  facci a faccia con Alexander, il quale prendendola alla sprovvista la bacia sulle labbra intensamente. Alla fine di questo lungo bacio, le chiede, fissandola in quelle gemme che ha per gli occhi:
- Mi vuoi ancora al tuo fianco, senza abbandonarti mai?- Cornelia annuisce e lui aggiunge – Allora vedi di tornare, che io ti aspetto.-

La piccola elfa sorride, e baciandolo sulla guancia sinistra risponde a sua volta:
- Io tornerò, ma tu vedi di proteggere il tuo popolo, che al demone, ci penso io- e poi strizzando l’occhio ad Autasia, inizia a salire velocemente le scale che portano alla passeggiata sulle mura.

Gli gnomi avevano ragione, i mostri del demone sembrano giganteschi bozzoli, alti il doppio degli gnomi, e dall’alto delle mura, la giovane regina li osserva avanzare come un muro, con la loro andatura dondolante con le braccia lunghe e le gambe cortissime.

Basterebbe un’onda d’energia per farli cadere sulla schiena, ma con quelle braccia lunghe, potrebbero strisciare ancora un po’, quindi più che tagliargli le gambe, sarebbero meglio le braccia, ma per sicurezza si volta in direzione del villaggio, gridando:
- Comandate Shori, preparate gli assalitori, arcieri tutti qui sulle mura pronti a scattare! Sana Autasia, rifugiatevi nel tempio insieme a donne e bambini, presto!- ma la gnometta non si muove, fissando inorridita verso l’alto, che da nero che era del buio, ora s’è tinto di viola-rosso, è un’emanazione negativa proveniente dal fronte nemico.

L’elfa digrigna i denti, ed incita agli gnomi atterriti: - Via, Via, via! Muoversi, non guardatela!- .

Quella onda, simile ad una cortina di vapore colorato, è il segnale del demone, il quale ha rivelato la sua presenza, ed ora con quello stesso maligno bagliore, la sta sfidando.

Arion, dentro al fodero, le vibra sul fianco sinistro, motivo per cui, la piccola elfa, con una presa salda, la sfodera verso l’alto. L’esplosione di un flash bianco accecante, proveniente dalla spada elfica, fa sparire l’emanazione demoniaca, e rincuora il popolo degli gnomi, e in quel preciso istante, la stessa Cornelia, salta giù dalle mura, verso l’esterno, per fronteggiare da sola, l’orda nemica.
Prolungamento delle sue braccia, Arion guida la sua nuova padrona a tracciare a mezz’aria un cerchio, che si disegna veramente davanti ad essa, ed un coro, di campane tubolari e note cristalline, riecheggiano nell’aria.

E’ la stessa Arion, a suonare, e intonare gli antichi canti della sua gente, versi e note che dissetano l’anima al più caldo sole del deserto, e riscaldano al più freddo vento della steppa nordica.

Le creature demoniache, a quelle note, alzano le lunghe braccia, per premersi le mani spigolose, ai lati della parte superiore del corpo.

“Adesso, figlia mia” suggerisce una voce nella testa di Maia.

La piccola elfa carica d’energia la lama sacra, ed inizia a correre, sulla punta dei piedi, da destra a sinistra, affondando la spada sui corpi della prima linea di mostri, i quali al solo tocco scompaiono, come risucchiati dentro la lama stessa, e la stessa sorte, colpisce, tutti i membri del drappello.

Quando gli gnomi della guardia, riescono finalmente ad aprire le porte del villaggio, il campo è deserto, c’è solo la piccola elfa che rinfodera Arion, e durante il loro esulto di ritrovata libertà riparte in direzione del forte nemico.

Man mano che s’avvicina alla casa abbandonata del vecchio custode della via per il regno dei nani, inizia a percepire chiaramente l’aura maligna del demone.

Fortunatamente, non pare un Signore dei demoni, con demoni succubi al suo servizio.
“Meglio” pensa la piccola elfa “ devo abbatterne uno soltanto” tenendo la mano destra pronta a sfoderare nuovamente Arion.

Il forte è vicino, per quanto sia soltanto una rudimentale palizzata, con un portone, abbastanza ampio, da farci uscire ballonzolando i mostri oviformi.

Il guaio è che tutta la piana, è praticamente deserta, essendo sottoterra, infatti, non vi sono piante di alcun genere, a parte rocce e degli strani funghi luminosi.

Unico modo per entrare, senza passare dal portone, e senza spaccare tutto, è quello di saltare da una delle cappelle di quegli strani funghi.

Il campo nemico, è vuoto, deserto, c’è solo la casa del vecchio custode con la sua torre, nessun’altra costruzione. 

Un fruscio alle sue spalle, avverte la piccola elfa, che qualcuno l’ha seguita, seguito da un lieve profumo di violetta, l’avverte della sua identità, motivo per cui non si volta neanche, mantenendo posizione di difesa, verso la casa del custode, e brontola arrabbiata:
- Perché, non avete eseguito i miei ordini, voi due?-
Autasia, fin ora portata in braccio da Alexander, risponde, quando tocca il suolo:
- Sono venuta alla ricerca del vecchio guardiano per dagli degna sepoltura- Cornelia scuote la testa sconsolata e riprende le sue domande:
- E tu..Alex, perché non l’hai fermata in questa pazzia? Ora siete in pericolo, alto, dannatissimo pericolo! Accidenti, Alex! Ci dovresti pensare un po’ di più prima di agire, cavoli! Autasia…rimani, qui, non è detto che ho distrutto tutti i mostri, quindi stai qui…E poi…dannazione voi due! Il tempo di aspettare un poco, no? Sono appena arrivata pure io, il demone, non l’ho ancora…-

Un urlo di Autasia, interrompe la sua frase, un bozzolo, apparso dal nulla, alle loro spalle, l’ha abbrancata, e ora corre verso la casa del custode.
Cornelia ringhia sommessamente, e fulminea, agli occhi di Alex, sguaina Arion e si avventa sul mostro per salvare l’amica tuonando: - Idiota!-

Quando Arion tocca il mostro, questo esplode in mille fasci di luce bianca che acceca Alex ed Autasia, la quale si sente prendere al volo, dalla piccola elfa, che la riporta al fianco di Alexander.

Quando i due riprendono a vedere, notano Cornelia nuovamente in posizione di difesa, con la spada puntata verso qualcosa, o qualcuno che sta applaudendo.

- Dunque tu…sei l’ultima erede dei Caput Argentum…che spreco, buttare via una vita…tanto giovane ed ingenua- dice la creatura, avvicinandosi; quella voce, fa rabbrividire la piccola elfa.
- Non c’è ingenuità o giovinezza, che importi, quando ci raggiungete voi…creature del male- risponde la ragazza soppesando le parole.

All’improvviso, a quella creatura si sostituisce un altissimo e grosso demone nero-violaceo. Con occhi a mandorla bianchi, senza iridi, ne pupille.

Sembra un incrocio tra un centauro e un minotauro: torso umano, testa di toro, un garrese da cavallo, munito di quattro zoccoli duri, e una lunga coda nera ispida. Le corna sono di color bronzo lucido, e scintillano della debole luce delle poche pietre luminose incastonate nelle pareti della grotta.
- Sei molto bella, principessa, sarà quasi un dispiacere, ucciderti, avrei potuto farti mia sposa…-
-Purtroppo non posso dire lo stesso di te, Demone!-

Il demone sbuffa e risponde:
- Demone, demone, demone, perché non ci chiamate mai per nome? Io sono Aiknov!-

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