Capitolo 9
- Lei è qui, Galov-
sente Alex, lievemente assopito su di un divanetto.
E’ la voce di Pater
Rovanthar, che è in piedi, in quella stessa stanza davanti a una specie di
piccola piscina, interna alla sua dimora. L’acqua è scintillante, anzi, pare possedere
luce propria, ma la sua superficie è liscia come uno specchio, e riflesso, c’è
un uomo, anzi, un elfo, dai lunghi capelli bianco-argentei, la pelle
bruno-dorata e grandi occhi verdi, di un verde così intenso da ricordargli gli
smeraldi incastonati nella corona da cerimonia di suo padre Re Carlo D’Anglia.
Quell’elfo è Galov
“Caput Argentum” Signore del deserto, Reggente di Amaranta.
Con la voce
arrochita dal vento secco, ma calda, come i baci del sole sulla pelle d’estate,
Galov chiede curioso: - E com’è?-
- E’ una giovane
elfa, fiera e bellissima – risponde Rovanthar – Tra gli umani, porta l’aspetto
di una Caput Argentum, sebbene si tinga i capelli di nero, ma qui, nei luoghi
magici, è tanto simile ad Elianne, a parte il colore dei capelli, ma amico mio,
i suoi occhi, in ogni forma e dettaglio, sono i tuoi. Stessa luce e stesso
fuoco nello sguardo, pronta a difendere gli amici ed alleati, ma allo stesso
tempo pronta a distruggere qualsiasi forma demoniaca, incontri sulla sua
strada-
- Si, me ne ha accennato,
Zoara, raccontandomi, di come ha salvato suo nipote Lielios, ma adesso…dov’è?-
- E’ con le mie
figlie, dorme, riposa, prima della battaglia…il Principe Alexander, mi ha
raccontato che è giunta al Castello del Quadrifoglio, solo nel primo pomeriggio,
è possibile che sia molto più stanca di quanto non dimostri, ma senz’altro s’è
già dimostrata di essere un elfa degna di divenire Signora del Deserto-
- Se lo vorrà…-
- Già, se lo
vorrà…-
- Ma dimmi,
Rovanthar, è il piccolo Alexander, il giovane alle tue spalle?- lo gnomo si
sposta, permettendo ad Alex, di affacciarsi pure lui al bordo del laghetto
magico.
- Re Galov- saluta
Alex accennando ad un inchino
- Ragazzo mio…-
saluta Galov con un sorriso smagliante, ben più maturo rispetto a quello della
figlia, ma con la stessa dolcezza – ti ho lasciato bambino, e ti ritrovo uomo,
hai proprio preso il fascino di Avlon, quel furbacchione del fratello di
Elianne, immagino che farai molte conquiste tra i mortali-
- Innumerevoli, mio
signore, ma non particolarmente su “prede” rare come Cornelia-
- Cornelia… è così
che l’hanno dunque chiamata, gli umani… suvvia, dimmi di Maia, raccontami di
lei-
- Temo di non
potervi raccontare molto, signore, l’ho incontrata per la prima volta solo oggi
pomeriggio, nella sala di musica del Castello…suonava il clavicembalo, e
cantava un antica ballata celtica in lingua originale…è così che io e gli altri
guardiani l’abbiamo subito battezzata “l’usignolo d’Anglia”-
- Dimmi del mondo
degli umani, chi sono i suoi nuovi genitori? Com’è cresciuta?-
- Il suo nome tra
gli umani è Cornelia De Jon, suo padre Eric De Jon, è un magnate Feryano
dell’industria della sicurezza dai furti, ed ha origini Itane, la madre invece
è Leila Ailostly, in pratica l’erede del Castello del Quadrifoglio, oltre di
una delle più quotate industrie orafe del mondo. Maia è quasi una principessa
pure nel mondo umano, data l’immensa fortuna dei genitori. Cornelia ci ha
raccontato oggi pomeriggio di aver vissuto quasi completamente la sua vita,
viaggiando in lungo e in largo il mondo umano, mentre in gran segreto
s’allenava e salvava fate da giganti dell’amazzonia…altro, non saprei bene che
raccontarvi, ho l’impressione di conoscere vostra figlia da sempre, ma è tutto
quello che so-
- Tuo padre e sua
madre sono fratelli gemelli, Alexander, protettore del Quadrifoglio, è normale
che il vostro sangue reagisca alla presenza di un parente…ma dimmi, ha mai
accennato a me ed Elianne?-
- Sempre mio
signore, è ben cosciente, di essere vostra figlia, e in tutti questi anni non
ha mai smesso di cercarvi, pensa che ha ricamato su tutti gli abiti che ha
cucito da sola, la greca presente sulle fasce con cui l’avete abbandonata, ed
ora indossa pure la cintura d’ottone che le avete lasciato nel guardaroba del
castello-
- Quella cintura- ripete
pensieroso Galov – Quella cintura, non è un segno di distinzione della mia
famiglia, piuttosto, delle principesse della famiglia di Elianne, il mio dono
per mia figlia è un altro, e ce l’ha lì Rovanthar. Ma, Alexander, ti prego, io
non posso ancora muovermi da Amaranta, per cui, davvero, ti prego, quando Maia,
riceverà il mio dono, sarà l’elfa più ambita della Terra, e non sto scherzando,
è un incrocio delle famiglie elfiche più ricche e potenti del mondo, di già per
diritto di sangue è la futura regina di Amaranta, in più potrebbe essere tra le
principesse favorite a succedere ad Elianne, ma ad Aniana le possibilità di
principesse è molto più alta, non ci sono solo le sorelle e le nipoti di Maia a
concorrere al trono…a maggior ragione, ti prego, Alexander, di proteggerla, in
vece mia e di Elianne, in quanto suo cugino e parente più vicino.-
- Farò del mio
meglio, Re Galov- risponde Alex, piegando il capo in segno di accettare la
richiesta e si ritrae dal bordo vasca, ma in quel momento bussano alla porta e
Autasia chiama:
- Pater? La
principessa Maia vorrebbe vedere il principe Alexander.-
- Dove si trova, in
questo momento, la guardiana?- chiede lo gnomo re
- E’ qui con me,
Pater- risponde Autasia, Rovanthar, si scambia uno sguardo con Galov, il quale annuisce,
e il vecchio gnomo, risponde: - Falla entrare!-.
La porta si
spalanca, e Cornelia, con il viso rigato
di lacrime, si precipita a capo chino verso Alexander mormorando: - In sogno,
l’ho sentito…Alex, ho sentito la sua voce-
- La voce di chi?
Maia!- esclama Alex sorpreso, scuotendola per le spalle; Cornelia alza il viso
e gli occhi umidi verso di lui e prima di scoppiare nuovamente in singhiozzi,
contro il suo petto risponde:
- Mio padre! Ho
sentito la voce di mio padre…sono certa che era lui, era la stessa voce che mi
cantava le antiche canzoni appena nata-.
-Ti ricordi ancora
la mia voce?!!!- esclama Re Galov altrettanto sorpreso, nel riflesso dell’acqua
lucente.
Maia si stacca dal
petto dell’amico, e scivolata a terra, sulle ginocchia, s’avvicina a gattoni,
sul bordo della vasca:
- P-padre…siete
voi?-
- Si, bimba mia,
sei bella come di tua madre, o forse anche di più del primo giorno in cui la
incontrai…Cucciolo mio, non sai che gioia, quando Rovanthar, ha cercato poche
ore fa di contattarmi, per dirmi che eri arrivata, e soprattutto, sapere che
non ci hai dimenticati-
- E come potevo? Il
tuo sangue scorre nelle mie vene, i miei capelli e miei occhi sono come i
vostri, non potevo certo dimenticarvi. Anche se non capisco il motivo di
abbandonarmi-
- Non ti abbiamo
abbandonata, figlia, mia, e via questi formalismi, sono tuo padre, non il tuo
re, anzi per l’esattezza sei tu la mia regina, regina di tutto il mio popolo,
se lo vorrai, ma non è stata una scelta facile, te lo giuro, Maia, lasciarti
nelle mani degli umani, ma solo così potevi comprendere. Come funziona la Terra al giorno d’oggi. E
poi, dovevi riunire i guardiani, la guardiana degli spiriti e quello delle
creature marine, sono da sempre umani puri, se non avessi vissuto come loro,
non avresti potuto comprenderli al meglio.-
- Ma perché non mi
avete lasciato nulla, un segno, una parola, per sapere se eravate ancora vivi,
almeno lasciarmi un contatto-
- In cuor tuo, lo
sapevi, che eravamo vivi…in più non sapevamo dove fossi, per esattezza, e se ti
avessimo, parlato di noi, quasi sicuramente, saresti scappata di casa, per
tornare da noi, ma eri troppo giovane, pure per i canoni elfici, ora, a sedici
anni, sarai maggiorenne, per le donne elfiche, e non ci sarà più alcun
problema.
Ragazzi miei, il tempo
sta quasi per scadere, quindi, immergete i vostri ciondoli, in questa acqua
magica, e ogni volta che l’immergerete in un catino d’acqua potrete
contattarmi…purtroppo per parlare con Elianne, sarà lei a fornirvi indicazioni
precise, su cosa fare per contattarla. Ma ora che il tuo compleanno è alle
porte, come pure la battaglia fuori dal villaggio, prendi il mio dono, che
Rovanthar ha conservato per te.-
Cornelia s’alza in
piedi, e Pater Rovanthar, le mette tra le mani una spada avvolta in un panno
blu.
La ragazzina svolge
il morbido tessuto, rivelando l’arma in un fodero di cuoio nero, ricamato
d’argento e fini cristalli; sfoderando la spada, essa si rivela una lama a
doppio taglio come quella di Alex.
Il guardamano è
ricoperto di cuoio rosso, con inciso il nome “Arion” in scrittura elfica, mentre la lama è sottile, leggermente
ricurva sulla punta, di un metallo strano, che Cornelia non conosce,
flessibile, tagliente resistente e di un color argento quasi bianco,
splendente, come uno specchio, e porta incisa sulla lama il motto:
- “Sempre al fianco
della giustizia, per l’equilibrio del mondo”- ripete Galov a memoria ed
aggiunge – figlia mia, questa spada fu forgiata dal capostipite della nostra
famiglia, Ridhon, ed ora è tua, in quanto nuova guardiana della famiglia “Caput
Argentum”, ed ultima erede del nostro glorioso passato.
Arion sarà il
perfetto prolungamento del tuo braccio, oltre ad essere une delle armi sacre di
famiglia, utile e pericolosa per tutti i demoni che incontrerai sulla tua via,
e ricorda, quando uscirai dai luoghi magici diverrà un bracciale, che ti
troverai al polso destro, ma tornerà spada al tuo volere, sebbene ti sconsiglio
di usarla nel mondo umano, finché Alexander sarà al tuo fianco, non ci dovrai
pensare.-
Cornelia annuisce e
stringe forte l’elsa con la mano destra facendo scintillare la lama alla luce
dell’acqua magica nella vasca, e chiudendo gli occhi, respirando profondamente,
quando li spalanca di nuovo dice:
- Grazie, padre,
ora sono pronta, di seguire la mia via, guardando a testa alta il mondo. Ma
spero di poterti riabbracciare davvero un giorno, sia tu, che Elianne, padre…mi
siete mancati…-
- Non ne vedo
l’ora, Iside, davvero, anche perché mia madre oramai mi ha fatto una testa così
su quanto non vede l’ora di incontrare la sua unica nipotina-.
Uno squillo di
trombe, qualcuno bussa con forza alla porta, e la voce del Comandante Shori
rimbomba nella sala silenziosa di tensione:
- Pater, il
drappello delle offerte, s’avvicina, che cosa facciamo?-
Pater Rovanthar,
guarda Galov e poi Cornelia che annuisce, e spalancando la porta, dopo aver
appeso il fodero alla cintura risponde:
- Gahlaiba Shori!
Fate chiudere tutte le porte, e pronti alla battaglia! Mandate gli arcieri
sulle mura! E nessuna obbiezione o affetto tutti, sarò io il vostro
ambasciatore!-
- S-si signora! –
risponde Shori, leggermente spaventato dal tono di minaccia della piccola elfa,
mentre corre a dare ordini.
- Ricordati una
cosa, figlia mia.- Dice allora Galov – Nella tua presentazione di semplicemente
di essere la principessa Maia Iside Elianne-Galovd, nessuno avrà mai da
obbiettare sulla tua identificazione, e guarda quel demone negli occhi, quando
lo infilzerai, solo così sarai sicura di averlo sistemato-
- Si, papà!-
risponde lei con un sorriso prima di sparire all’inseguimento di Shori verso le
mura.
- Alex?- chiede poi
Galov, rivolto al giovane principe, rimasto nella stanza.
- Si, mio signore?-
-L’arma che porti,
non è una semplice arma decorativa, ricordatelo, è l’arma del guardiano delle
creature sotterranee, e ha il potere di sdoppiarsi in base alla necessità, e
quel orecchino, vedi non perderlo, ti tornerà utile per contattare Avlon, e
pure per te, presentati come Principe Alexander Avlonson, Cavaliere del
Quadrifoglio, sarai più gradito ai tuoi ospiti, ed ora meglio che la raggiungi,
o se no , non la prendi più-
- Si, mio signore,
vi ringrazio per le vostre preziose parole.- risponde Alexander, con un
inchino, prima di andare alla caccia della piccola elfa.
Il corpo di guardia
di Rovanthar fissa stupito l’ultima erede dei Caput Argentum, che liberatasi
del saio nero, ora si mostra al mondo magico nella sua forma più completa.
I capelli
opalescenti, svolazzano, ad un sottile soffio di vento, mentre la luce delle
fiaccole e delle pietre luminose incastonate nella roccia, brilla aggressiva
sulle maglie della sua cotta, come sui ricami del fodero di Arion e gli anelli
della cintura d’ottone.
I più anziani,
ricordano vedendola una giovane e bellissima Elianne, incontrata qualche secolo
prima.
Era in quel
villaggio che la Regina
dei ghiacci aveva incontrato un altrettanto giovane Galov, e dove s’erano
innamorati tanto tempo prima, ed ora la loro unica figlia, l’unica nata da
entrambi, era lì a difendere quello stesso villaggio da un demone.
Nello spazio di
terra battuta davanti alla porta, la piccola elfa, è in testa al reggimento dei
guerrieri, la segue il terzo figlio di Avlon, il cavaliere del Quadrifoglio,
Principe Alexander, mentre a fianco, di Maia, con sorpresa di tutti c’è Sana
Autasia, la figlia più giovane di Pater Rovanthar, con gli occhi fissi
sull’elfa, forse ipnotizzata dall’aura combattiva della stessa guardiana.
Cornelia respira
profondamente, stringe forte l’elsa di Arion, trasmettendole la sua energia, e
la spada, come se fosse viva, la ricambia, inviandole indietro un energia
carica di coraggio e antica dolcezza, rassicurante.
La giovane elfa,
deglutisce, riacquistando la calma.
Qualcuno le posa la
mano sulla spalla, e lei si volta di scatto, levando la mano destra dall’elsa
della spada, che tiene appesa al fianco sinistro, ritrovandosi facci a faccia con Alexander, il quale
prendendola alla sprovvista la bacia sulle labbra intensamente. Alla fine di
questo lungo bacio, le chiede, fissandola in quelle gemme che ha per gli occhi:
- Mi vuoi ancora al
tuo fianco, senza abbandonarti mai?- Cornelia annuisce e lui aggiunge – Allora vedi
di tornare, che io ti aspetto.-
La piccola elfa
sorride, e baciandolo sulla guancia sinistra risponde a sua volta:
- Io tornerò, ma tu
vedi di proteggere il tuo popolo, che al demone, ci penso io- e poi strizzando
l’occhio ad Autasia, inizia a salire velocemente le scale che portano alla
passeggiata sulle mura.
Gli gnomi avevano
ragione, i mostri del demone sembrano giganteschi bozzoli, alti il doppio degli
gnomi, e dall’alto delle mura, la giovane regina li osserva avanzare come un
muro, con la loro andatura dondolante con le braccia lunghe e le gambe
cortissime.
Basterebbe un’onda
d’energia per farli cadere sulla schiena, ma con quelle braccia lunghe,
potrebbero strisciare ancora un po’, quindi più che tagliargli le gambe,
sarebbero meglio le braccia, ma per sicurezza si volta in direzione del
villaggio, gridando:
- Comandate Shori,
preparate gli assalitori, arcieri tutti qui sulle mura pronti a scattare! Sana
Autasia, rifugiatevi nel tempio insieme a donne e bambini, presto!- ma la
gnometta non si muove, fissando inorridita verso l’alto, che da nero che era
del buio, ora s’è tinto di viola-rosso, è un’emanazione negativa proveniente
dal fronte nemico.
L’elfa digrigna i
denti, ed incita agli gnomi atterriti: - Via, Via, via! Muoversi, non
guardatela!- .
Quella onda, simile
ad una cortina di vapore colorato, è il segnale del demone, il quale ha
rivelato la sua presenza, ed ora con quello stesso maligno bagliore, la sta
sfidando.
Arion, dentro al
fodero, le vibra sul fianco sinistro, motivo per cui, la piccola elfa, con una
presa salda, la sfodera verso l’alto. L’esplosione di un flash bianco
accecante, proveniente dalla spada elfica, fa sparire l’emanazione demoniaca, e
rincuora il popolo degli gnomi, e in quel preciso istante, la stessa Cornelia,
salta giù dalle mura, verso l’esterno, per fronteggiare da sola, l’orda nemica.
Prolungamento delle
sue braccia, Arion guida la sua nuova padrona a tracciare a mezz’aria un
cerchio, che si disegna veramente davanti ad essa, ed un coro, di campane
tubolari e note cristalline, riecheggiano nell’aria.
E’ la stessa Arion,
a suonare, e intonare gli antichi canti della sua gente, versi e note che
dissetano l’anima al più caldo sole del deserto, e riscaldano al più freddo
vento della steppa nordica.
Le creature
demoniache, a quelle note, alzano le lunghe braccia, per premersi le mani
spigolose, ai lati della parte superiore del corpo.
“Adesso, figlia
mia” suggerisce una voce nella testa di Maia.
La piccola elfa
carica d’energia la lama sacra, ed inizia a correre, sulla punta dei piedi, da
destra a sinistra, affondando la spada sui corpi della prima linea di mostri, i
quali al solo tocco scompaiono, come risucchiati dentro la lama stessa, e la stessa
sorte, colpisce, tutti i membri del drappello.
Quando gli gnomi
della guardia, riescono finalmente ad aprire le porte del villaggio, il campo è
deserto, c’è solo la piccola elfa che rinfodera Arion, e durante il loro esulto
di ritrovata libertà riparte in direzione del forte nemico.
Man mano che
s’avvicina alla casa abbandonata del vecchio custode della via per il regno dei
nani, inizia a percepire chiaramente l’aura maligna del demone.
Fortunatamente, non
pare un Signore dei demoni, con demoni succubi al suo servizio.
“Meglio” pensa la
piccola elfa “ devo abbatterne uno soltanto” tenendo la mano destra pronta a
sfoderare nuovamente Arion.
Il forte è vicino,
per quanto sia soltanto una rudimentale palizzata, con un portone, abbastanza
ampio, da farci uscire ballonzolando i mostri oviformi.
Il guaio è che
tutta la piana, è praticamente deserta, essendo sottoterra, infatti, non vi
sono piante di alcun genere, a parte rocce e degli strani funghi luminosi.
Unico modo per
entrare, senza passare dal portone, e senza spaccare tutto, è quello di saltare
da una delle cappelle di quegli strani funghi.
Il campo nemico, è
vuoto, deserto, c’è solo la casa del vecchio custode con la sua torre,
nessun’altra costruzione.
Un fruscio alle sue spalle, avverte la piccola elfa,
che qualcuno l’ha seguita, seguito da un lieve profumo di violetta, l’avverte
della sua identità, motivo per cui non si volta neanche, mantenendo posizione
di difesa, verso la casa del custode, e brontola arrabbiata:
- Perché, non avete
eseguito i miei ordini, voi due?-
Autasia, fin ora
portata in braccio da Alexander, risponde, quando tocca il suolo:
- Sono venuta alla
ricerca del vecchio guardiano per dagli degna sepoltura- Cornelia scuote la
testa sconsolata e riprende le sue domande:
- E tu..Alex, perché
non l’hai fermata in questa pazzia? Ora siete in pericolo, alto, dannatissimo
pericolo! Accidenti, Alex! Ci dovresti pensare un po’ di più prima di agire,
cavoli! Autasia…rimani, qui, non è detto che ho distrutto tutti i mostri,
quindi stai qui…E poi…dannazione voi due! Il tempo di aspettare un poco, no?
Sono appena arrivata pure io, il demone, non l’ho ancora…-
Un urlo di Autasia,
interrompe la sua frase, un bozzolo, apparso dal nulla, alle loro spalle, l’ha
abbrancata, e ora corre verso la casa del custode.
Cornelia ringhia
sommessamente, e fulminea, agli occhi di Alex, sguaina Arion e si avventa sul
mostro per salvare l’amica tuonando: - Idiota!-
Quando Arion tocca
il mostro, questo esplode in mille fasci di luce bianca che acceca Alex ed
Autasia, la quale si sente prendere al volo, dalla piccola elfa, che la riporta
al fianco di Alexander.
Quando i due
riprendono a vedere, notano Cornelia nuovamente in posizione di difesa, con la
spada puntata verso qualcosa, o qualcuno che sta applaudendo.
- Dunque tu…sei
l’ultima erede dei Caput Argentum…che spreco, buttare via una vita…tanto
giovane ed ingenua- dice la creatura, avvicinandosi; quella voce, fa
rabbrividire la piccola elfa.
- Non c’è ingenuità
o giovinezza, che importi, quando ci raggiungete voi…creature del male-
risponde la ragazza soppesando le parole.
All’improvviso, a
quella creatura si sostituisce un altissimo e grosso demone nero-violaceo. Con
occhi a mandorla bianchi, senza iridi, ne pupille.
Sembra un incrocio
tra un centauro e un minotauro: torso umano, testa di toro, un garrese da
cavallo, munito di quattro zoccoli duri, e una lunga coda nera ispida. Le corna
sono di color bronzo lucido, e scintillano della debole luce delle poche pietre
luminose incastonate nelle pareti della grotta.
- Sei molto bella,
principessa, sarà quasi un dispiacere, ucciderti, avrei potuto farti mia
sposa…-
-Purtroppo non
posso dire lo stesso di te, Demone!-
Il demone sbuffa e
risponde:
- Demone, demone,
demone, perché non ci chiamate mai per nome? Io sono Aiknov!-
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