sabato 19 gennaio 2013

CAPITOLO 2


Capitolo 2

-Signorina Ailostly! Ma che piacere rivederla!- salutò l’anziana bibliotecaria (la mamma anche da sposata, veniva chiamata signorina dai vecchi dipendenti dell’istituto) mentre stringeva la mano entusiasta a Leila.
-E’ un piacere mio rivederti, Thelma…Ti posso presentare la mia bambina? Cornelia, lei è Thelma Derion;, Thelma, questa è mia figlia Cornelia De Jon Ailostly…-
-Altro che bambina, signorina Ailostly, vostra figlia è una vera signorina, una vera elfa del Quadrifoglio!- la mamma ridacchia all’affermazione della bibliotecaria ed avverte:
-Attenta Thelma, a parlare d'elfi con Cornelia…Il mio scricciolo ha la mia stessa passione per le leggende celtiche, ti lascio immaginare…- Thelma batte le mani sorridente
-Allora dovete vedere la sezione Miti e Leggende, abbiamo appena raggiunto la quota di dodici mila testi anche in lingua originale da tutto il mondo-
-Magari un’altra volta Thelma, ho promesso a Cornelia di guidarla in una visita del castello, prima che io torni a casa…sai…ha un po’ di problemi a relazionarsi con gli altri…e teme di perdersi-
- Certo, certo…andate, su…Cornelia, spero di rivederti presto- dice l’anziana bibliotecaria guardando con occhi sognanti quelli smeraldo della ragazzina che risponde: -Volentieri!- con un sorriso che sorprende pure la madre.

Al piano inferiore rispetto alla camera di Cornelia e la biblioteca, c’è il bar interno, attualmente vuoto, perché sono appena le tre del pomeriggio e tutti gli studenti sono a scuola per le attività pomeridiane, e inizieranno a tornare per le diciassette.

- Le camere sono quasi tutte ai piani alti, a parte quelle dei pochi insegnanti che vivono all’interno dell’Istituto, la tua camera è solo un caso particolare che sia singola, perché tutte le altre sono da 2 a 4 posti letto, ma ognuna con sufficiente spazio vitale per i propri abitanti.

Le camere degli studenti sono in tutto una trentina, poi ci sono molti studenti che hanno appartamenti o che comunque vivono a Badie, e vengono al Istituto in autobus o in macchina.

Da questo piano del bar, tutti i livelli inferiori sono occupati dalle sedi dei club di attività pomeridiane, da quello di scienze naturali a quello di calcio; mentre vicino alla biblioteca c’è la sala di musica, potrai andare lì ad esercitarti quando vorrai, anche se potrebbe pure accadere che ti troverai al improvviso davanti a un piccolo pubblico, l’accesso è aperto a tutti gli allievi del istituto.

Nei prossimi giorni, la nonna ti farà installare in camera il tuo computer, con il libero accesso ad internet, come in tutto il complesso, dopotutto.

Comunque, la sala pranzo è al pian terreno, ma ciascun studente è libero di consumare il proprio pasto in camera, se lo desidera, sempre al pian terreno c’è l’infermeria e il teatro, dove la scuola tiene le grandi assemblee e gli spettacoli, mentre nelle segrete vi sono i magazzini, le cucine e il rifugio anti-atomico - aggiunge Leila facendo l’occhiolino alla figlia: - Non si sa mai…- e poi, mentre escono dal castello, la signora De Jon indica i territori che circondano l’istituto: - Vedi, dietro la scuola ci sono aree adibite al maneggio e le serre, così da soddisfare tutte le richieste dell’istituto e  dei suoi allievi…e tutto questo, bimba mia, appartiene alla mia famiglia, e attualmente alla tua nonna, eppure nessuno ha mai conosciuto a fondo tutti i segreti del Quadrifoglio, alcune vecchi carte parlano di certi passaggi segreti che neppure nelle fasi di restauro di alcune sale, non sono mai stati trovati…ma il posto più magico e avvolto nella leggenda è il “Giardino Chiuso”, una costruzione circolare dal diametro di circa 250 metri senza ne porte ne finestre, immobile nel tempo, quasi interamente coperto di edera, e con il tetto fornito dalle chiome degli alberi al suo interno, alberi ben strani per di più, sempreverdi, ma non sono delle conifere o simili, ma dicono che protegga l’intera Badie; per cui nessuno, per rispetto, ha mai tentato l’esplorazione, infatti è pure nel regolamento d’istituto.

Le leggende parlano pure che esso è stato costruito dagli elfi del Quadrifoglio, creature che nel antico medioevo popolavano questi luoghi unitamente con gli umani, ancor prima che i miei avi costruissero il castello, dopo aver preso possesso di queste terre grazie ad alcuni sposalizi.

Chissà se tu, che sei stata trovata sulle pietre di Stonehenge, non riesci magari a scoprire qualcosa in più rispetto a me, magari, hai qualche tendenza alla magia celtica…Non si sa mai, vero scricciolo?- chiede Leila Ailostly De Jon ad una Cornelia pensierosa, con lo sguardo puntato sul famoso giardino.

“Mamma ci ha proprio azzeccato questa volta” pensa Cornelia tornando in camera, lei la bambina di Stonehenge è senz’altro la più indicata a scoprire i misteri del castello del Quadrifoglio, e la cara Leila, non poteva proprio immaginare quanto potenziale magico aveva quella ragazzina.

Finalmente sola, Cornelia  si mette a sistemare le proprie cose nella sua nuova casa, infatti nello zaino di scuola c’erano tutti quegli oggetti che Corny non aveva avuto cuore di lasciarli alla villa, l’indomani, a scuola avrebbe ricevuto i testi scolastici, così come cancelleria varia.

Durante la sua visita al istituto, doveva essere passata Nonna Jenna, dato che sul letto a baldacchino torreggiava Licia, una tigre di peluche a dimensione naturale, con cui Cornelia era cresciuta.

Sul mobile del lavandino in bagno, Corny appoggia un albero in ferro battuto, a cui appende come lucenti foglie e rami di salice piangente, collane, catenine e bracciali, mentre nascosti sotto i maglioni in fondo all’armadio nasconde un largo e sottile portagioie di mogano bruno, per i gioielli più preziosi, donatole appunto dalla Preside e proprietaria del Quadrifoglio Jenna Ailostly, la quale conduceva con Leila l’industria di oreficeria della famiglia Ailostly.

Le opere di oreficeria di famiglia  erano molto quotate nella buona e ricca società Freyana, ma Cornelia preferiva mille volte il piccolo ciondolo a quadrifoglio d’argento, che portava indosso fin dai primi ricordi d’infanzia.

In altro angolo della cabina armadio ripone una ampio set da cucito fornito da un arcobaleno di perline di tutti i materiali e colori, unito a nastri e stoffe, mentre le sue creazioni, Leila, le aveva già appese alle grucce, magari in futuro le sarebbero divenute utili.

-Ehm…Mrs Derion? Mi scusi? – dice Cornelia tornata davanti al banco della bibliotecaria
- Dimmi mia cara – dice la fragile signora con un sorriso
- Non è che per caso la biblioteca, ha qualche spartito di ballate celtiche-
-Certamente, vieni, ma attenta, che sono spartiti piuttosto antichi-
-Non si preoccupi, mamma mi ha insegnato a trattare i testi antichi-
-Ecco qua- dice Mrs Derion sfilando dei tubi di acciaio da una rastrelliera sulla parete, contenenti appunto gli spartiti arrotolati -e mi raccomando, non rovinarli che sono originali.- sottolinea cedendoli alla ragazzina.
-Starò iper-attenta - rassicura Cornelia, accennando ad un inchino, con le mani ingombre di spartiti, prima di dirigersi verso la sala da musica.

La sala è ben illuminata da grandi finestre a vetri orlate di tende di velluto porpora e lampade al sodio che diffondono una calda luce gialla.

Cornelia raggiunge un clavicembalo, vi appoggia i tubi di acciaio, sfilando con cura le pergamene, che ripone sul leggio dello strumento e si siede sullo sgabello; ma dallo strumento già accordato, prima di un ora non escono note, in quanto la giovane De Jon studia i testi dei canti celtici scritti in Anglo antico.

Il testo parla di Titana ed Oberon, regina e re delle fate, delle feste che salutavano le nuove stagioni, e della maniera, di entrare nelle leggende con i sogni, come fecero Viviana e la Fata Morgana.

Quando il campanile di Badie, con un suono lontano, batte cinque rintocchi, Cornelia finalmente appoggia le dita sui tasti di avorio, incurante di ciò che la circonda.

Le lunghe dita affusolate, descrivono la gioia della musica che al contempo rimbomba nella sala silenziosa, saltando con leggiadri tocchi sulle varie note, come incantate dall’allegria del fauno Puk , in un guizzare danzante che paiono quasi rincorrersi per gioco e in codesta estasi musicale, a piccola Cornelia inizia ad intonare un canto sapiente di un passato a dir poco misterioso, ma ad assistere questo concerto non ci sono solo i mobili e gli strumenti dell’antica sala, ma perfino quattro spettatori silenziosi.

Il primo è un uomo poco più che ventenne, la seconda è una ragazza dai capelli rossi tagliati cortissimi, seguita da una donna anziana dagli occhi grigi e infine un ragazzo di diciassette anni.

Il canto di Cornelia, fluido e fresco come l’acqua di un torrente nei primi giorni di primavera, pervade le anime degli spettatori, che iniziano a godere d’un inattesa e inesprimibile gioia, che ricorda alla vecchia signora dagli occhi grigi, i ricordi di un antico amore vissuto con altrettanta gioia.

E’ la gioia che si vive quando ci s’innamora, è la gioia dei bambini che ridono senza motivo alcuno, semplicemente scoprendo il mondo.

La voce cristallina della ragazza alla fine s’interrompe, per lasciar terminare la ballata con le ultime note intense del clavicembalo, e Cornelia finalmente si risveglia, allo scroscio di applausi del suo piccolo pubblico.

Il giovane uomo: Alexander, si chiama, vede la ragazza arrossire violentemente, e con velocità forse umanamente impossibile, arrotola e ripone gli spartiti nei loro contenitori prima di fuggire via senza possibilità di fermarla sulla soglia della sala., per quanto scontrandosi appunto contro di lui, perde un fermaglio di legno, con un fiore azzurro sopra, e in quel momento i lisci capelli neri le si aprono sulle spalle come una cascata di lucide piume di corvo, ma Cornelia troppo confusa e spaventata non ci fa caso e corre in biblioteca, che attraversa, fino al banco di Mrs Derion che vedendola rossa in viso domanda:
- Cornelia! Bambina mia, che è successo?-
- Niente, Thelma…- risponde la ragazza mettendole con attenzione i tubi degli spartiti sul banco – Li potete sistemare voi gli spartiti?-
- Certamente, è il mio lavoro. Ma bimba, che ti è successo? Sei tutta scompigliata-
- Davvero, nulla, Mrs Derion, non è successo nulla di che…comunque grazie – e detto questo fugge via.

-Chi diamine era quella tipa?- chiede Isabella ai suoi due compagni e alla professoressa del loro “Club di musica”, mentre Alexander raccoglie il fermaglio perso dalla ragazza.
- Non ne sono sicura, ma penso che sia la nuova allieva di cui parlava la preside – dice la vecchina dagli occhi grigi.
-Comunque è andata in biblioteca- dice David, indicando la direzione che la misteriosa musicista ha preso –aveva in mano degli spartiti dell’istituto-
-Penso che avrei presto le tue risposte- dice Alexander, rigirando tra le mani il fermaglio di Cornelia, - Basta chiedere a Madame Derion, e poi quella ragazza ha appena perso questo fermaglio, meglio restituirglielo-

Il gruppetto curioso si dirige quindi in biblioteca, mentre Cornelia esce dal altro ingresso, ed entrata in camera si butta sul letto nascondendo il viso nel pelo sintetico della tigre, dimenticando di chiudere a chiave la porta della camera.

-Madame Derion?- chiede il giovane ventiduenne all’anziana bibliotecaria
-Ditemi, vostra altezza- risponde lei seria guadando gli occhi blu del giovane che ha davanti
-Avete per caso visto una ragazza che indossava questo fermaglio, l’ha perso nella sala di musica- Thelma fissa il fermaglio della piccola De Jon, ed annuendo risponde:
-Certamente, principe Alexander, appartiene, a Miss De Jon… ora capisco perché era così spaventata prima, sua madre mi aveva avvisato che era molto timida…-
-Miss De Jon?- chiede l’anziana professoressa dagli occhi grigi
-Esatto Catherine – dice la bibliotecaria – l’unica nipotina di Jenna: Cornelia De Jon-Ailostly, la figlia adottiva di Leila, non so se ricordi…la bambina di Stonehenge…-
- Intende la bambina trovata sulla pietre dell’altare di Stonehenge, quindici anni fa?- chiede curiosa la ragazza rossa, e David confuso, mentre Mrs Derion annuisce, chiede: - Ma di che state parlando?-
Alexander silenzioso, trascina  i due amici nella sezione degli archivi giornalistici angliani, per poi aprire sul tavolo per la lettura un giornale risalente a quindici anni prima, dove mostravano in prima pagina una giovane coppia con in braccio una bambina di un anno dagli occhi di smeraldo avvolta in fasce di cotone candido.

-Vedi David, forse tu non lo ricordi, perché eri troppo piccolo ed in Itan non se n’è parlato molto, ma quindi anni fa, la mattina dell’equinozio d’estate, un ragazzino della città di Amesbury, vagabondando tra le rocce di Stonehenge, trovo una bambina di un anno che dormiva pacificamente, avvolta da fasce orlate di un curioso motivo celtico, Isabella si riferiva a questo, in Anglia ne hanno parlato per settimane, alla fine la bambina è stata adottata dal magnate Eric De Jon e da sua moglie Leila Ailostly, in pratica l’unica figlia di Jenna “Quadrifoglio” Ailostly, quella ragazza che abbiamo visto suonare è la nipote della preside!-

- Ma quindi…la tipa di prima, al clavicembalo, ha solo una anno in meno di me, io le davo tranquillamente diciotto anni- calcola David – e per di più è l’erede del castello, l’istituto e tutto il resto-
-Già – ammette la rossa Isabella, con un sorriso malizioso
-Non ci provare neppure a farti strane idee Isabella – ammonisce Alex fulminando  con lo sguardo la cugina –l’hai sentita stamattina, la preside, mi ha già scelto come protettore per la nipote-
-Che fortuna, che ha quella ragazza, il principe ereditario di Anglia, per tutore all’interno della scuola- commenta Isabella invidiosa – E comunque io, non avevo in mente nulla di male, stavo solo pensando, e di sicuro non avevo gli occhi da pesce lesso mentre cantava, come qualcuno, vero David?-
- Io, non facevo gli occhi da pesce lesso!- ribatte il ragazzo spalancando i grandi occhi scuri imbronciato
-Ma nooo…certo che no… era, forse Alex? Alex? Alex? Dove stai andando?-
-Vado a riportarle il fermaglio, sento… che è una di noi…- risponde Alexander allontanandosi
-Aspetta, vengo anche io!- dice David, facendo cadere la sedia su cui è seduto
-Dade sei il solito disastro!- esclama Isabella ridendo, ma aggiunge bloccando David e scuotendo la testa:
- Lascia fare a lui -

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