Capitolo 2
-Signorina Ailostly! Ma che piacere rivederla!-
salutò l’anziana bibliotecaria (la mamma anche da sposata, veniva chiamata
signorina dai vecchi dipendenti dell’istituto) mentre stringeva la mano
entusiasta a Leila.
-E’ un piacere mio rivederti, Thelma…Ti posso presentare la mia
bambina? Cornelia, lei è Thelma Derion;, Thelma, questa è mia figlia Cornelia
De Jon Ailostly…-
-Altro che bambina, signorina Ailostly, vostra figlia è una vera
signorina, una vera elfa del Quadrifoglio!- la mamma ridacchia all’affermazione
della bibliotecaria ed avverte:
-Attenta Thelma, a parlare d'elfi con Cornelia…Il mio scricciolo ha la
mia stessa passione per le leggende celtiche, ti lascio immaginare…- Thelma
batte le mani sorridente
-Allora dovete vedere la sezione Miti e Leggende, abbiamo appena
raggiunto la quota di dodici mila testi anche in lingua originale da tutto il
mondo-
-Magari un’altra volta Thelma, ho promesso a Cornelia di guidarla in
una visita del castello, prima che io torni a casa…sai…ha un po’ di problemi a
relazionarsi con gli altri…e teme di perdersi-
- Certo, certo…andate, su…Cornelia, spero di rivederti presto- dice
l’anziana bibliotecaria guardando con occhi sognanti quelli smeraldo della
ragazzina che risponde: -Volentieri!- con un sorriso che sorprende pure la
madre.
Al piano inferiore rispetto alla camera di Cornelia e la biblioteca,
c’è il bar interno, attualmente vuoto, perché sono appena le tre del pomeriggio
e tutti gli studenti sono a scuola per le attività pomeridiane, e inizieranno a
tornare per le diciassette.
- Le camere sono quasi tutte ai piani alti, a parte quelle dei pochi
insegnanti che vivono all’interno dell’Istituto, la tua camera è solo un caso
particolare che sia singola, perché tutte le altre sono da 2 a 4 posti letto, ma ognuna
con sufficiente spazio vitale per i propri abitanti.
Le camere degli studenti sono in tutto una trentina, poi ci sono molti
studenti che hanno appartamenti o che comunque vivono a Badie, e vengono
al Istituto in autobus o in macchina.
Da questo piano del bar, tutti i livelli inferiori sono occupati dalle
sedi dei club di attività pomeridiane, da quello di scienze naturali a quello
di calcio; mentre vicino alla biblioteca c’è la sala di musica, potrai andare
lì ad esercitarti quando vorrai, anche se potrebbe pure accadere che ti
troverai al improvviso davanti a un piccolo pubblico, l’accesso è aperto a
tutti gli allievi del istituto.
Nei prossimi giorni, la nonna ti farà installare in camera il tuo
computer, con il libero accesso ad internet, come in tutto il complesso,
dopotutto.
Comunque, la sala pranzo è al pian terreno, ma ciascun studente è
libero di consumare il proprio pasto in camera, se lo desidera, sempre al pian
terreno c’è l’infermeria e il teatro, dove la scuola tiene le grandi assemblee e
gli spettacoli, mentre nelle segrete vi sono i magazzini, le cucine e il
rifugio anti-atomico - aggiunge Leila facendo l’occhiolino alla figlia: - Non
si sa mai…- e poi, mentre escono dal castello, la signora De Jon indica i
territori che circondano l’istituto: - Vedi, dietro la scuola ci sono aree
adibite al maneggio e le serre, così da soddisfare tutte le richieste
dell’istituto e dei suoi allievi…e tutto
questo, bimba mia, appartiene alla mia famiglia, e attualmente alla tua nonna,
eppure nessuno ha mai conosciuto a fondo tutti i segreti del Quadrifoglio,
alcune vecchi carte parlano di certi passaggi segreti che neppure nelle fasi di
restauro di alcune sale, non sono mai stati trovati…ma il posto più magico e
avvolto nella leggenda è il “Giardino Chiuso”, una costruzione circolare
dal diametro di circa 250
metri senza ne porte ne finestre, immobile nel tempo,
quasi interamente coperto di edera, e con il tetto fornito dalle chiome degli
alberi al suo interno, alberi ben strani per di più, sempreverdi, ma non sono
delle conifere o simili, ma dicono che protegga l’intera Badie; per cui
nessuno, per rispetto, ha mai tentato l’esplorazione, infatti è pure nel
regolamento d’istituto.
Le leggende parlano pure che esso è stato costruito dagli elfi del
Quadrifoglio, creature che nel antico medioevo popolavano questi luoghi
unitamente con gli umani, ancor prima che i miei avi costruissero il castello,
dopo aver preso possesso di queste terre grazie ad alcuni sposalizi.
Chissà se tu, che sei stata trovata sulle pietre di Stonehenge, non
riesci magari a scoprire qualcosa in più rispetto a me, magari, hai qualche
tendenza alla magia celtica…Non si sa mai, vero scricciolo?- chiede Leila
Ailostly De Jon ad una Cornelia pensierosa, con lo sguardo puntato sul famoso
giardino.
“Mamma ci ha proprio azzeccato questa volta” pensa Cornelia tornando in
camera, lei la bambina di Stonehenge è senz’altro la più indicata a scoprire i
misteri del castello del Quadrifoglio, e la cara Leila, non poteva proprio
immaginare quanto potenziale magico aveva quella ragazzina.
Finalmente sola, Cornelia si
mette a sistemare le proprie cose nella sua nuova casa, infatti nello zaino di
scuola c’erano tutti quegli oggetti che Corny non aveva avuto cuore di
lasciarli alla villa, l’indomani, a scuola avrebbe ricevuto i testi scolastici,
così come cancelleria varia.
Durante la sua visita al istituto, doveva essere passata Nonna Jenna,
dato che sul letto a baldacchino torreggiava Licia, una tigre di peluche a
dimensione naturale, con cui Cornelia era cresciuta.
Sul mobile del lavandino in bagno, Corny appoggia un albero in ferro
battuto, a cui appende come lucenti foglie e rami di salice piangente, collane,
catenine e bracciali, mentre nascosti sotto i maglioni in fondo all’armadio
nasconde un largo e sottile portagioie di mogano bruno, per i gioielli più
preziosi, donatole appunto dalla Preside e proprietaria del Quadrifoglio Jenna
Ailostly, la quale conduceva con Leila l’industria di oreficeria della famiglia
Ailostly.
Le opere di oreficeria di famiglia
erano molto quotate nella buona e ricca società Freyana, ma Cornelia
preferiva mille volte il piccolo ciondolo a quadrifoglio d’argento, che portava
indosso fin dai primi ricordi d’infanzia.
In altro angolo della cabina armadio ripone una ampio set da cucito
fornito da un arcobaleno di perline di tutti i materiali e colori, unito a
nastri e stoffe, mentre le sue creazioni, Leila, le aveva già appese alle
grucce, magari in futuro le sarebbero divenute utili.
-Ehm…Mrs Derion? Mi scusi? – dice Cornelia tornata davanti al banco
della bibliotecaria
- Dimmi mia cara – dice la fragile signora con un sorriso
- Non è che per caso la biblioteca, ha qualche spartito di ballate
celtiche-
-Certamente, vieni, ma attenta, che sono spartiti piuttosto antichi-
-Non si preoccupi, mamma mi ha insegnato a trattare i testi antichi-
-Ecco qua- dice Mrs Derion sfilando dei tubi di acciaio da una
rastrelliera sulla parete, contenenti appunto gli spartiti arrotolati -e mi
raccomando, non rovinarli che sono originali.- sottolinea cedendoli alla
ragazzina.
-Starò iper-attenta - rassicura Cornelia, accennando ad un inchino, con
le mani ingombre di spartiti, prima di dirigersi verso la sala da musica.
La sala è ben illuminata da grandi finestre a vetri orlate di tende di
velluto porpora e lampade al sodio che diffondono una calda luce gialla.
Cornelia raggiunge un clavicembalo, vi appoggia i tubi di acciaio,
sfilando con cura le pergamene, che ripone sul leggio dello strumento e si
siede sullo sgabello; ma dallo strumento già accordato, prima di un ora non
escono note, in quanto la giovane De Jon studia i testi dei canti celtici
scritti in Anglo antico.
Il testo parla di Titana ed Oberon, regina e re delle fate, delle feste
che salutavano le nuove stagioni, e della maniera, di entrare nelle leggende
con i sogni, come fecero Viviana e la Fata
Morgana.
Quando il campanile di Badie, con un suono lontano, batte cinque
rintocchi, Cornelia finalmente appoggia le dita sui tasti di avorio, incurante
di ciò che la circonda.
Le lunghe dita affusolate, descrivono la gioia della musica che al
contempo rimbomba nella sala silenziosa, saltando con leggiadri tocchi sulle
varie note, come incantate dall’allegria del fauno Puk , in un guizzare
danzante che paiono quasi rincorrersi per gioco e in codesta estasi musicale, a
piccola Cornelia inizia ad intonare un canto sapiente di un passato a dir poco
misterioso, ma ad assistere questo concerto non ci sono solo i mobili e gli
strumenti dell’antica sala, ma perfino quattro spettatori silenziosi.
Il primo è un uomo poco più che ventenne, la seconda è una ragazza dai
capelli rossi tagliati cortissimi, seguita da una donna anziana dagli occhi
grigi e infine un ragazzo di diciassette anni.
Il canto di Cornelia, fluido e fresco come l’acqua di un torrente nei
primi giorni di primavera, pervade le anime degli spettatori, che iniziano a
godere d’un inattesa e inesprimibile gioia, che ricorda alla vecchia signora
dagli occhi grigi, i ricordi di un antico amore vissuto con altrettanta gioia.
E’ la gioia che si vive quando ci s’innamora, è la gioia dei bambini
che ridono senza motivo alcuno, semplicemente scoprendo il mondo.
La voce cristallina della ragazza alla fine s’interrompe, per lasciar
terminare la ballata con le ultime note intense del clavicembalo, e Cornelia finalmente
si risveglia, allo scroscio di applausi del suo piccolo pubblico.
Il giovane uomo: Alexander, si chiama, vede la ragazza arrossire
violentemente, e con velocità forse umanamente impossibile, arrotola e ripone
gli spartiti nei loro contenitori prima di fuggire via senza possibilità di
fermarla sulla soglia della sala., per quanto scontrandosi appunto contro di
lui, perde un fermaglio di legno, con un fiore azzurro sopra, e in quel momento
i lisci capelli neri le si aprono sulle spalle come una cascata di lucide piume
di corvo, ma Cornelia troppo confusa e spaventata non ci fa caso e corre in
biblioteca, che attraversa, fino al banco di Mrs Derion che vedendola rossa in
viso domanda:
- Cornelia! Bambina mia, che è successo?-
- Niente, Thelma…- risponde la ragazza mettendole con attenzione i tubi
degli spartiti sul banco – Li potete sistemare voi gli spartiti?-
- Certamente, è il mio lavoro. Ma bimba, che ti è successo? Sei tutta
scompigliata-
- Davvero, nulla, Mrs Derion, non è successo nulla di che…comunque
grazie – e detto questo fugge via.
-Chi diamine era quella tipa?- chiede Isabella ai suoi due compagni e
alla professoressa del loro “Club di musica”, mentre Alexander raccoglie il
fermaglio perso dalla ragazza.
- Non ne sono sicura, ma penso che sia la nuova allieva di cui parlava
la preside – dice la vecchina dagli occhi grigi.
-Comunque è andata in biblioteca- dice David, indicando la direzione
che la misteriosa musicista ha preso –aveva in mano degli spartiti
dell’istituto-
-Penso che avrei presto le tue risposte- dice Alexander, rigirando tra
le mani il fermaglio di Cornelia, - Basta chiedere a Madame Derion, e poi
quella ragazza ha appena perso questo fermaglio, meglio restituirglielo-
Il gruppetto curioso si dirige quindi in biblioteca, mentre Cornelia
esce dal altro ingresso, ed entrata in camera si butta sul letto nascondendo il
viso nel pelo sintetico della tigre, dimenticando di chiudere a chiave la porta
della camera.
-Madame Derion?- chiede il giovane ventiduenne all’anziana bibliotecaria
-Ditemi, vostra altezza- risponde lei seria guadando gli occhi blu del
giovane che ha davanti
-Avete per caso visto una ragazza che indossava questo fermaglio, l’ha
perso nella sala di musica- Thelma fissa il fermaglio della piccola De Jon, ed
annuendo risponde:
-Certamente, principe Alexander, appartiene, a Miss De Jon… ora capisco
perché era così spaventata prima, sua madre mi aveva avvisato che era molto
timida…-
-Miss De Jon?- chiede l’anziana professoressa dagli occhi grigi
-Esatto Catherine – dice la bibliotecaria – l’unica nipotina di Jenna:
Cornelia De Jon-Ailostly, la figlia adottiva di Leila, non so se ricordi…la
bambina di Stonehenge…-
- Intende la bambina trovata sulla pietre dell’altare di Stonehenge,
quindici anni fa?- chiede curiosa la ragazza rossa, e David confuso, mentre Mrs
Derion annuisce, chiede: - Ma di che state parlando?-
Alexander silenzioso, trascina i
due amici nella sezione degli archivi giornalistici angliani, per poi aprire
sul tavolo per la lettura un giornale risalente a quindici anni prima,
dove mostravano in prima pagina una giovane coppia con in braccio una bambina di un anno dagli occhi di smeraldo avvolta in fasce di cotone candido.
-Vedi David, forse tu non lo ricordi, perché eri troppo piccolo ed in
Itan non se n’è parlato molto, ma quindi anni fa, la mattina dell’equinozio
d’estate, un ragazzino della città di Amesbury, vagabondando tra le rocce di
Stonehenge, trovo una bambina di un anno che dormiva pacificamente, avvolta da
fasce orlate di un curioso motivo celtico, Isabella si riferiva a questo, in
Anglia ne hanno parlato per settimane, alla fine la bambina è stata adottata
dal magnate Eric De Jon e da sua moglie Leila Ailostly, in pratica l’unica
figlia di Jenna “Quadrifoglio” Ailostly, quella ragazza che abbiamo visto
suonare è la nipote della preside!-
- Ma quindi…la tipa di prima, al clavicembalo, ha solo una anno in meno
di me, io le davo tranquillamente diciotto anni- calcola David – e per di più è
l’erede del castello, l’istituto e tutto il resto-
-Già – ammette la rossa Isabella, con un sorriso malizioso
-Non ci provare neppure a farti strane idee Isabella – ammonisce Alex
fulminando con lo sguardo la cugina
–l’hai sentita stamattina, la preside, mi ha già scelto come protettore per la
nipote-
-Che fortuna, che ha quella ragazza, il principe ereditario di Anglia,
per tutore all’interno della scuola- commenta Isabella invidiosa – E comunque
io, non avevo in mente nulla di male, stavo solo pensando, e di sicuro non
avevo gli occhi da pesce lesso mentre cantava, come qualcuno, vero David?-
- Io, non facevo gli occhi da pesce lesso!- ribatte il ragazzo
spalancando i grandi occhi scuri imbronciato
-Ma nooo…certo che no… era, forse Alex? Alex? Alex? Dove stai andando?-
-Vado a riportarle il fermaglio, sento… che è una di noi…- risponde
Alexander allontanandosi
-Aspetta, vengo anche io!- dice David, facendo cadere la sedia su cui è
seduto
-Dade sei il solito disastro!- esclama Isabella ridendo, ma aggiunge
bloccando David e scuotendo la testa:
- Lascia fare a lui -
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